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Recensione di Shenmue I e II

Recensione scritta e curata da G-PqV per gamestorm.it, inserita il 30-08-2018

Titolo: Shenmue I & II Remastered
Genere: Action / FREE (Full Reactive Eyes Entertainment) / Remastered
Piattaforma: PlayStation 4, Xbox One (testata), PC
Sviluppatore: SEGA / D3T (remastered)
Produttore: SEGA
Data di uscita: 21 agosto 2018

Precursore

Partiamo da un dato di fatto: Shenmue è da considerare un prodotto cardine della storia dei videogames e della loro evoluzione. L’opera di Yu Suzuki rappresenta quel pilastro che sorregge l’attuale concetto di open-world, di free-roaming: FREE, appunto, è l’acronimo con cui venne identificato il suo genere di appartenenza e sta ad indicare Full Reactive Eyes Entertainment.

Cosa significa, in poche parole?

Si tratta del tentativo di permettere al giocatore di immergersi completamente nel mondo di gioco, di consentirgli di far parte di un contesto credibile, reale. Significa che il team di sviluppo ha cercato di offrire una vicenda nella quale il destinatario pensa e agisce come protagonista e non semplice spettatore attivo del racconto.

Non parliamo di una narrazione capace di creare eccessiva empatia (quella di Shenmue è una normalissima storia di vendetta), ma di idee e caratteristiche di gioco che producono un mondo che non si limita a reagire alle azioni del player ma va avanti a prescindere, un mondo vivo.

Vi basti pensare alla presenza del meteo dinamico (Magic Weather System), realizzato analizzando le condizioni atmosferiche reali della zona, nell’esatto periodo in cui è ambientata l’avventura; o come ogni PNG, principale e secondario, si comporti in modo plausibile con ciò che accade sullo schermo; o, ancora, al fatto che sia possibile intrattenersi con attività puramente di contorno e dilettarsi con i mini-games.

Certo, nel 2018 tutto questo ci può sembrare ordinario, avendo visto l’evoluzione del concetto open-world con i vari GTA, Assassin’s Creed, The Witcher, Watch Dogs etc. Nel 1999 (arrivò in Europa il 1 dicembre del 2000) rappresentava, invece, quanto di più innovativo potesse esserci in termini di coinvolgimento e di interazione con il mondo di gioco. Un progetto tanto “atipico” e azzardato per gli standard del tempo ma pienamente riuscito.

Vista la sua importanza, per quale motivo, allora, soprattutto da noi, in pochi conoscono Shenmue?

Pensato inizialmente addirittura per SEGA Saturn, fu rilasciato esclusivamente su Dreamcast, console che subì la “terribile” concorrenza della prima Sony PlayStation. Nonostante l’opera di Suzuki, costata ben 47 milioni di dollari, fosse effettivamente una Killer-App della console SEGA, in pochi rimasero immuni dal fascino della piattaforma Sony: i giocatori, in massa, si dedicarono totalmente a quest’ultima ignorando i prodotti Dreamcast, esclusive comprese.

Il secondo motivo della scarsa fama di Shenmue è la mancanza della localizzazione in lingua italiana: ancora oggi, nell’epoca di internet a banda larga e della costante connessione con tutto il globo, questa “barriera” impedisce a tanti (sì, siete pigri) l’approccio a opere come Persona 5 o ai “nuovi” Yakuza (giusto per citare i casi più noti).

Durante l’E3 del 2015, però, l’annuncio a sorpresa dei lavori su Shenmue 3, davanti ad un enorme pubblico, ha cambiato le carte in tavola: chi conosceva i primi due capitoli è letteralmente saltato dalla sedia per la gioia e chi non ne aveva mai sentito parlare, mosso dalla curiosità, ha iniziato ad informarsi.

Ecco, allora, entrare in scena Shenmue I & II Remastered, sul cui scopo si potrebbe parlare per giorni, senza mai essere tutti completamente d’accordo.

Si tratta di un prodotto nato esclusivamente per i nostalgici?

È pensato per permettere ai giocatori attuali di recuperare un pilastro della storia videoludica?

È capace, nel 2018, di essere godibile per chi, ormai, è abituato a standard che (anche grazie a Shenmue) sono estremamente più elevati?

Vendetta

La trama di Shenmue I e Shenmue II va intesa come un tutt’uno e, senza voler spoilerare nulla, il secondo capitolo finisce con un “La Storia Continua”. Ergo, Shenmue III andrà probabilmente a concludere quella che a tutti gli effetti pare un’unica ampia linea narrativa, una vicenda a base di vendetta con protagonista il giovane Ryo Hazuki.

Rientrando nella sua casa a Yamanose, un quartiere di Dobuita, a Yokosuka, Ryo assiste impotente all’attacco dell’abile cinese Lan Di e dei suoi uomini, interessati a recuperare un misterioso specchio. A farne le spese è Iwao Hazuki, maestro di Jujitsu e suo padre, che, prima nel tentativo di celare il prezioso oggetto e poi di proteggere Ryo, perde la vita.

La vera avventura inizia pochi giorni dopo e, ovviamente, vede il protagonista indagare in cerca di vendetta. Il viaggio di Ryo lo porta ad interagire con i tanti personaggi che popolano il mondo di gioco (ed è qui che si può ammirare quanto vivo esso sia), alla ricerca di testimonianze e dettagli che possano permettergli di raggiungere Lan Di.

Nel secondo capitolo, Ryo viaggia in Cina e ad Hong Kong continua la propria missione di rivalsa sull’assassino di suo padre.

Chiaramente, il percorso narrato, pur talvolta prevedibile e stereotipato, racchiude innumerevoli sfaccettature che, la mente del game designer e il team di sviluppo hanno proposto in modo accattivante, non distante dalle produzioni attuali. Del resto la storia dei videogames è colma di esempi che dimostrano che per realizzare una buona sceneggiatura non sono necessari (o talvolta non bastano) i “progressi” tecnologici.

Vasto, vario, vivo

Oltre ad incarnare per la prima volta il concetto di free-roaming interattivo e dinamico, Shenmue fece da precursore anche sul piano del gameplay in senso stretto, con un combat-system che si suddivideva in tre tipologie.

Combattimenti 1vs1 in stile Virtua Fighter, altra opera di Suzuki (che in origine era strettamente legata al progetto Shenmue), combattimenti contro più nemici come nei picchiaduro 3D a scorrimento, e quelli scriptati, basati sui Quick Time Events.

Nelle prime due situazioni, il protagonista può far affidamento su una lista di mosse di Jujitsu che può apprendere sia nei Dojo dei maestri di arti marziali, sia attraverso alcune pergamene sparse per la mappa. Nel primo capitolo, l’esplorazione libera occupa la maggior parte dell’avventura e le lotte sono relegate alle fasi più avanzate dell’opera. In Shenmue II l’azione vera e propria si ritaglia uno spazio più ampio, fin dalle prime battute.

Il prodotto di SEGA si guadagna un’ulteriore medaglia d’onore per le sue abilità da “precursore” anche per quanto riguarda i QTE. Nonostante fossero già state utilizzate da lavori passati, è in Shenmue che le meccaniche Quick Time Events iniziano ad assumere la connotazione che maggiormente le identifica sul panorama attuale: non una semplice e frenetica pressione del medesimo tasto ma articolate combinazioni coerenti con quanto si vede sullo schermo, da eseguire con il tempismo giusto (alla Heavy Rain, per intenderci).

L’offerta ludica, come detto, è arricchita dall’esplorazione libera che, ai tempi, faceva gridare al miracolo per la cura che la software house aveva riposto nella caratterizzazione delle ambientazioni.

Inoltre, girovagando per la mappa (non è presente un “navigatore” ma ci si deve basare sul feedback visivo, sulla propria memoria, sul quaderno degli appunti di Ryo e sulle informazioni fornite dai PNG) e raggiungendo precise location si ha la possibilità di giocare a Space Harrier e Hang-On (altri due classici arcade del game designer nipponico), o dilettarsi con le freccette e il biliardo, fare acquisti nei distributori automatici o ancora effettuare dei lavori per guadagnare denaro (se avete giocato alla serie Yakuza, provate ad indovinare qual è stata la sua fonte d’ispirazione).

Pigro

Quella che però stiamo analizzando è una Remastered e, per quanto fosse ottima l’opera di Suzuki è obbligatoriamente da contestualizzare agli anni in cui fu immessa sul mercato (1999/2000).

A causa dello scarso budget e dei vincoli legati all’estrapolazione/rielaborazione codice originale, il lavoro di rimasterizzazione risulta deludente sul piano visivo e problematico sul piano ludico.

L’immagine è, ovviamente, più nitida, pulita, ricca di colore ma i modelli poligonali e le texture non godono di alcun upgrade, così come le animazioni. I ragazzi di D3T, da ringraziare per aver permesso ai giocatori di vivere sulle piattaforme un’esperienza videoludica storica, sono da strigliare per il loro essersi limitati al pur impegnativo (parliamo di un salto generazionale enorme) compitino.

Sostanzialmente, i nuovi Shenmue I e II sembrano beneficiare di un “semplice” aumento della risoluzione e di un formato 16:9 al posto dell’originale 4:3 (che però rimane nelle cutscenes del primo capitolo).

Il frame-rate a 30fps, addirittura con qualche calo (sulla versione Xbox One da noi testata), non ci aiuta a premiare la qualità della remastered.

Così come l’adattamento dei controlli in stile “carro armato” che si riduce alla forse ancora più scomoda possibilità di utilizzare gli stick analogici. I movimenti di Ryo si mantengono sostanzialmente inalterati e, soprattutto in zone ristrette, l’utilizzo combinato delle due leve, una per l’inquadratura “a cono frontale” e l’altra per il movimento, si traduce in un caotico deterrente per il proseguire l’avanzamento in un’opera che tutti dovrebbero vivere con maggiore comodità.

Certo, parliamo così solo perché estremamente viziati dal progresso. Ciò non toglie che, sorvolando sulla non eccelsa qualità visiva, perché “chissenefrega” del realismo, non possiamo tralasciare un feeling praticamente nullo "pad alla mano" che rischia di rendere frustrante la sessione di gioco.

Per quanto riguarda il sonoro, le ottime soundtrack stonano con l’effettistica originale e datata e con un doppiaggio (inglese e giapponese) ad effetto walkie-talkie.

C’è anche qualcosa che non abbiamo proprio capito: i filmati di Shenmue II, nonostante siano in 16:9, sono confinati in un rettangolo nero.

In sintesi:

Torniamo, quindi, alle domande che ci siamo posti a inizio recensione.

- Si tratta di un prodotto nato esclusivamente per i nostalgici?

Fondamentalmente sì: chi ha vissuto, a suo tempo, le splendide avventure di Ryo Hazuki, godrà nel vederle migliorate ma per niente snaturate.

- È capace, nel 2018, di essere godibile per chi, ormai, è abituato a standard che (anche grazie a Shenmue) sono estremamente più elevati?

Dipende dal destinatario ma, in generale, è difficile possa risultare piacevole (soprattutto se ci si ferma al terribile primo impatto). Shenmue viene etichettato come opera senza tempo. No, il suo tempo l’ha avuto, i primi anni 2000: per quanto importante precursore di meccaniche ancora utilizzate e del concetto di FREE-roaming, l’approccio attuale da parte di un giocatore che è nato nell’epoca del movimento libero e fluido a 360° non è affatto semplice.

- È pensato per permettere ai giocatori attuali di recuperare un pilastro della storia videoludica?

Sicuramente. Giacché i due capitoli si ripresentano quasi analoghi agli originali, salvo alcuni degli accorgimenti di cui vi abbiamo parlato.

Qualora il produttore avesse in mente di allargare i confini del bacino di utenza, in vista di Shenmue III, invece, si tratta di una missione fallita: salvo eccezioni, anche questa rimasterizzazione resterà relegata ad un pubblico di nicchia.

Nonostante un poco evidente lavoro di modernizzazione, parliamo comunque dell’unica possibilità di mettere le mani su due opere che hanno fatto la storia del genere open-world e di giocarle con le maggiori “comodità” delle piattaforme attuali.

Pregi:

  • Shenmue è una tappa fondamentale della storia dei videogames.
  • Un’avventura corposa e viva.
  • Risoluzione migliorata.

Difetti:

  • Appunto, la storia.
  • Texture e modelli poligonali che sentono il peso dell’età.
  • Sistema di controlli quasi identico all’originale, oramai legnoso e poco intuitivo.
  • Doppiaggio ed effettistica di bassa qualità.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 6,5

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Shenmue I e II

  • Immagine della copertina del gioco Shenmue I e II per Xbox One
  • Data di uscita:
    21-08-2018
  • Categoria:
    avventura
  • Disponibilità per:
    PS4 XONE
  • Popolarità:
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