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Recensione di Watch Dogs 2

Recensione scritta e curata da G-PqV per gamestorm.it, inserita il 13-12-2016

Titolo: Watch Dogs 2
Genere: Azione/TPS/Open-World (con elementi Stealth)
Piattaforma: Xbox One
Sviluppatore: Ubisoft
Publisher: Ubisoft
Data di uscita: 15 novembre 2016 (PS4 - One) / 29 novembre 2016 (PC)

Format C: Watch Dogs - Install ctOS 2.0

È trascorso circa un anno e mezzo dalla pubblicazione (ritardata) del primo Watch Dogs, titolo Ubisoft dalle belle premesse (e promesse) le cui aspettative si sono frantumante al momento della relase. Chiariamo subito un elemento che sarà importante nell’analisi di Watch Dogs 2: il capitolo con protagonista Aiden Pearce, nonostante i problemi evidenziati in sede di recensione, non ci dispiacque nel complesso. La delusione, comprensibile e inevitabile, fu strettamente relativa al mancato mantenimento di ciò che Ubisoft aveva promesso, in termini di qualità e soprattutto personalità: un game dal potenziale enorme mal sfruttato.

Affossato dalla critica e dalle community Watch Dogs ha posto comunque le basi per qualcosa d’importante e ha rappresentato un incipit che aveva tutte le carte in regola per poter ricevere doverosi e necessari upgrade, in grado di renderlo quel brand tripla A promesso dalla software house francese.

Con il sequel, quello che ci aspettavamo, erano, appunto, un aggiornamento e un miglioramento totale… Quello che abbiamo ricevuto è, invece, una completa rivoluzione, nella quale gli unici elementi in grado di dar “continuità” alla serie sono il tema “hacking” e il free-roaming (non ce ne vogliano i richiami e le inutili comparse proposte qua e là nel corso della trama).

Watch Dogs 2 si può quasi intendere come un nuovo inizio, una chiara manifestazione del tentativo di Ubisoft di cambiar rotta, una palese ricerca di accontentare il giovane giocatore, una mossa (commerciale?!) che punta a conquistare una fetta di mercato figlia della generazione attuale.

Anche la campagna di marketing è stata assolutamente più “prudente” rispetto a quella spocchiosa di WD: abbassare l’hype per poi offrire un game migliore di quanto ci si aspettasse, è un fattore che cambia notevolmente il parere dell’opinione pubblica; abbiamo apprezzato particolarmente questa scelta del team.

Tuttavia, ci siamo posti delle domande: era davvero necessaria una rivoluzione di tale portata? La “formattazione” del primo capitolo e l’installazione di un “nuovo ctOS” quali risultati hanno dato? Il sistema funziona meglio?

La risposta è un “sì”, con riserva. Vi spieghiamo perché, analizzando, nella review, i singoli aspetti del game.

Bella Zio, come butta?

L’ambientazione di Watch Dogs 2 rispecchia le scelte rivoluzionarie del team che vi abbiamo anticipato nell’introduzione. Si passa, infatti, dalla cupa Chicago alla solare San Francisco.

La missione del ribelle Aiden Pearce non è riuscita fino in fondo a combattere il sistema di controllo sui cittadini da parte dei potenti; in questo nuovo episodio il “nemico” s’incarna in una versione aggiornata e ancora più pericolosa per la libertà umana di quanto visto in passato: il ctOS diventa 2.0 ed è controllato dalla ricca e influente società Blume.

In tale contesto s’ineriscono le vicende di Marcus Holloway, giovane hacker di ventiquattro anni noto anche con lo pseudonimo “Retr0” (insomma un “cazzone?” -in senso buono, non scandalizzatevi- dei nostri tempi) la cui privacy e il cui futuro sono minacciati dalla stessa Blume: il nuovo software l’ha schedato per un reato non ancora commesso, in relazione a determinati calcoli basati sulle sue precedenti azioni.

È questo l’incipit della trama, una situazione che porta Marcus a infiltrarsi nella sede della Blume per cancellare il suo profilo al fine di ripulire la propria fedina penale e disconnettersi dalla “ragnatela del controllo”.

A insaputa di Marcus, questa missione rappresenta anche la sfida d’iniziazione per far parte del DedSec, gruppo di Hacker ribelli, già conosciuto nel precedente capitolo ma composto, per ovvie ragioni (finite WD e capirete perché), da differenti membri:

Sitara – 27 Anni. Leader carismatica del team, portavoce e PR del DedSec. Ha studiato psicologia e marketing; nel mentre ha imparato l’hacking da autodidatta. Ha doti artistiche e quest’aspetto si percepisce in molteplici momenti del game.

Josh Sauchak – 21 Anni. È il “genio” del gruppo. Soffre della Sindrome di Asperger e ha difficoltà nei rapporti umani. È un formidabile hacker in grado di penetrare qualsiasi sistema di sicurezza.

Wrench – Età sconosciuta. È la testa calda del DedSec. Irriverente, diretto e pungente quando si tratta di lavoro e di “lotta al potere” mentre palesa grande difficoltà nelle relazioni che fuoriescono dal suo “campo di appartenenza”. Indossa una maschera con modulatore vocale che non è puramente estetica ma funge da scudo emotivo contro il mondo esterno.

Horatio – Riveste il ruolo di coordinatore tattico. Conduce una doppia vita lavorando per la sede Noodle (controparte videoludica del nostro Google) di San Francisco. Grazie alle proprie doti di hacker, celate sotto un carattere estremamente “zen” e pacifico, riesce a utilizzare tale posizione per offrire vantaggi al DedSec.

Una volta reclutato Retr0 lo scopo del DedSec diventa subito chiaro: combattere la Blume e distruggere il controllo posto in essere dal ctOS 2.0.

Sì, sappiamo cosa state pensando… È tutto un susseguirsi di cliché… E come darvi torto? L’impressione che il dipanarsi del plot narrativo di Watch Dogs 2 imprime nello spettatore/giocatore è proprio quella: fin dall’inizio siamo stati catapultati in un ambiente pieno zeppo di luoghi comuni del mondo dell’hacking, personaggi stereotipati e déjà vu frequenti.

Come dite? Anche nel primo capitolo? Vero, ma non a questi livelli. Al senso di “già visto”, si affianca la contestualizzazione di tutto ciò che succede in un clima molto meno cupo rispetto a quanto visto in quel di Chicago.

A tal proposito è emblematico che, per riuscire ad eliminare la Blume, i giovani hacker abbiano bisogno di maggior potenza sulla rete. Come la ricavano? Dai terminali dei propri follower. Ogni azione, principale o secondaria che viene compiuta dal protagonista (e compagni) ha lo scopo di guadagnare maggiori seguaci in vista dello “scontro finale”. A questo, come avrete intuito leggendo il titolo potete aggiungere uno stile narrativo molto “giovanile” nel quale la fanno da padroni i vari “come butta”, “bella zio” etc.

Nel complesso le vicende raccontate sono comunque piacevoli, minate tuttavia, da un ritmo che mai decolla: per tutto il dipanarsi del plot, in una durata di circa venticinque ore (tra quest principali e molte secondarie), ci siamo sentiti orfani di quell’elemento che in un videogame non dovrebbe mai mancare: il coinvolgimento.

La rivoluzione è compiuta: dall’uomo con la “personalità di un sasso”, in un clima tetro, all’hacker moderno e scherzoso (che a tratti fa il bimbo minchia) in un’atmosfera troppo easy anche nelle sue fasi drammatiche (che ci sono, ma quasi non si riesce ad avvertirle).

Niente di strano che la figura più carismatica (assieme a Wrench) l’abbiamo individuata in un “nemico” (non aggiungiamo altro per non incappare in inutili spoiler).

Non sarebbe stato meglio, a conti fatti, mantenere il carattere più dark del primo WD consegnando al protagonista il giusto carisma?

Ritornando a quanto detto nell’introduzione, abbiamo parlato di “Sì con riserva”. Beh, come avrete intuito la storia e il modo in cui è raccontata, sono la nostra riserva.

Hacking TOTALE: tutto a portata di smartphone

“Rimandata” la gestione della trama, è invece promosso il gameplay. Non pensiamo di sbagliare dicendo che il sistema di gioco proposto in Watch Dogs 2 è ciò che ci si aspettava già nel primo deludente (in questo senso) capitolo. Il ctOS 2.0 controlla, nella propria rete, ogni elemento elettronico della città; ne vien di conseguenza che l’infiltrarsi al suo interno tramite hacking, permetta di gestire a proprio piacimento un’innumerevole quantità di dispositivi: smartphone, semafori, telecamere, generatori di corrente, tubature, piattaforme, gru, bocchette di areazione, porte, sistemi di sorveglianza (telecamere / sensori infrarossi) e veicoli di tutti i tipi, dai muletti alle auto.

Inoltre, molte azioni di hacking offrono delle variabili selezionabili attraverso la combinazione del dorsale sinistro e dei pulsanti frontali. Per quanto riguarda gli smartphone, ad esempio, non ci si limita al semplice “spiare” le azioni dei PNG (funzionalità tanto simpatica quanto inutile), ma li si può utilizzare come diversivo, in alcuni casi, possono essere detonati, segnalati a particolari bande criminali o per indicare alla polizia un crimine (mai commesso…). Allo stesso modo, anche tutti gli altri “interagibili” permettono features molteplici, la maggior parte di esse funzionali per il completamento delle missioni, altre più da contorno.

Non tutto però è disponibile fin da subito. L’evoluzione delle capacità di Marcus, dall’hacking allo shooting, è organizzata su un skill-tree suddiviso in sette sezioni, nelle quali ogni unlock richiede la “spesa” di un determinato numero di punti abilità; questi si trovano sparsi per la mappa di gioco ma si ottengono anche attraverso l’aumento dei followers del DedSec.

Dobbiamo ammettere che, all'inizio, l’avventura strettamente videoludica, ci è apparsa piuttosto frustrante. Le skills più utili si ottengono nelle fasi avanzate della storia mentre la difficoltà del game non segue la stessa curva di crescita. Complice il tempo necessario ad apprendere un sistema di comandi nuovo, articolato e un minimo farraginoso, abbiamo più volte dovuto ripetere missioni apparentemente semplici trovandoci in palese difficoltà nella scelta tra un atteggiamento stealth e uno più diretto. Nessuno dei due sembrava, infatti, quello più adatto al superamento di una determinata situazione.

Dopo le prime ore di gioco, in primis grazie agli upgrade legati all’hacking, questo senso di disagio va a scemare e l’avventura diventa di gran lunga più godibile (trama permettendo).

Nel complesso, fasi stealth e shooter sono ben strutturate e offrono una buona varietà di approccio alle quest.

Per quanto riguarda l’equipaggiamento di Marcus, è possibile utilizzare una stampante 3D, presente al HQ (quartier generale) del DedSec, in grado di produrre armi e droni. Questi ultimi, uno di terra e uno volante, rappresentano un’ottima aggiunta, fondamentale non solo per la raccolta dei collezionabili sparsi per la mappa ma anche per lo studio del level design e delle posizioni dei nemici, soprattutto per chi sceglie uno stile di gioco più “discreto” e meno alla “Rambo”.

Una delle critiche più dure rivolte a Watch Dogs fu quella concernente un sistema di guida imbarazzante, con auto ingestibili, telecamere che male seguivano l’andamento del veicolo, fisica degli urti terribile e così via. In questo secondo capitolo sono evidenti i progressi fatti da Ubisoft sulle fondamenta disastrose del 2014 ma, nel complesso, il driving system supera appena la sufficienza, ben distante dalla qualità di altre produzioni open-world che offrono tale funzionalità (vedi GTA V).

Anche per quanto riguarda le attività secondarie, Ubisoft ha compiuto una vera e propria rivoluzione. Dimenticate i trip di Aiden che combatte gli alieni, i ragni robotici giganti, le partite di poker, il gioco della pallina e dei tre bicchieri, le sfide di alcool etc. Marcus è più tipo da corse sui Kart, da gare di droni, da foto postate sui social e così via: elementi di contorno più attinenti a situazioni di vita reale dei giorni nostri e che rispecchiano il clima più easy di questa nuova avventura.

Simpatica anche la possibilità di interagire con i PNG attraverso varie “azioni emozionali” come flirtare, insultare, ballare, etc. (alcune presenti dall’inizio, altre sbloccabili). Ad esempio, si può provocare un cittadino fino a farsi aggredire per poi assistere all’intervento della polizia che arresta il molestatore (poveraccio… in fondo l’abbiamo provocato noi…).

Sono presenti anche diverse funzionalità online che, dopo un inizio problematico legato alla stabilità dei server, sembrano funzionare bene e contribuiscono ad aumentare la longevità del titolo.

Concludiamo questa sezione parlandovi di un’intelligenza artificiale molto altalenante: si passa dal doversi ingegnare al massimo per evitare il campo visivo delle guardie che pattugliano le zone “vietate” a momenti esilaranti in cui la CPU manifesta un pattern talmente prevedibile, anche in missioni importanti, da rasentare l’idiozia (che è una prerogativa comune di tutti i cittadini di San Francisco, credeteci…).

Finalmente: Ubisoft offre qualcosa di più oltre all’acqua

Da un punto di vista tecnico Watch Dogs 2 è assolutamente su un livello superiore rispetto al suo predecessore. San Francisco è ricreata in modo ottimale e il level-design è studiato perfettamente per sfruttare la mappa anche in verticale, così da contestualizzare le abilità di parkour di Retr0. Sono presenti elementi caratteristici della città Californiana, dallo stile vittoriano al celebre Golden Gate, passando per China Town e Alcatraz.

Tralasciando la realizzazione dell’acqua, sempre stupefacente in ogni lavoro dell’azienda francese, abbiamo apprezzato particolarmente il ciclo giorno notte e il meteo dinamico che, in combinazione, offrono scorci spesso differenti della location statunitense, dando vita a scenari immersi nella nebbia, spettacolari tramonti e panorami arricchiti dalle tante luci che si riflettono sul bagnato dell’asfalto nelle giornate piovose.

Il depth of field è buono, non perfetto, con un panorama spesso caricato in tempo reale ma talvolta affetto da fenomeni di pop-up delle texture in lontananza. Buona anche l’introduzione di un effetto motion-blur quando si guida ad alte velocità.

Ottima la gestione dei particellari, di cui Ubisoft non fa abuso (per non appesantire eccessivamente il motore) ma dimostra di saperli utilizzare nelle giuste dosi: alberi con fiori colorati e foglie che cadono sulle macchine posteggiate, e sulle strade, e vegetazione che si muove al vento ne sono testimonianza.

Rimangono, purtroppo, alcuni problemi che hanno afflitto anche le avventure di Aiden, come l’assenza dei riflessi nelle vetrate e negli specchi, l’illuminazione dinamica non pervenuta per quanto riguarda i fari delle auto (presente invece in quella dei lampioni).

Un minimo miglioramento lo abbiamo notato anche nella gestione dello shading, meno sfarfallante delle produzioni passate, nonostante, in alcuni frangenti, si manifesti con texture di qualità discutibile.

Il frame-rate non soffre di significativi cali sotto i 30fps: ci sono, soprattutto nelle fasi di guida, ma non minano l’esperienza di gioco.

Per quanto riguarda il parallax-mapping e l’anti-aliasing, l’operato del team di sviluppo è buono, con superfici di esterni e interni che offrono una buona tridimensionalità.

Non ci è piaciuta particolarmente la pattern cromatica: colori spesso piatti e saturazione eccessiva tendono a diminuire il senso di realismo.

Buono il comparto sonoro, sia in fase di doppiaggio (anche quello italiano) che di soundtrack. Non altrettanto il campionamento degli FX di armi e veicoli. Alcune auto elettriche producono un fischio (caratteristico?!) che, vi assicuriamo, non è per nulla piacevole per le orecchie.

Come dite? Volete saperne di più sui “tipici” bug di Ubisoft? Ci spiace deludervi ma questa volta, in tutta la nostra esperienza di gioco, siamo incappati in un singolo errore: fallendo una missione, dopo essere stati uccisi da un imponente schieramento di forze dell’ordine, siamo respawnati nella stessa zona, completamente deserta e abbiamo completato il compito senza alcuna opposizione.

Nell’analisi di “come appare il WD2” ci sentiamo inoltre di dire che non abbiamo notato quel fastidiosissimo downgrade “trailer à build finale” visto nel suo predecessore.

In sintesi

Watch Dogs 2 è una totale rivoluzione del primo capitolo: la scelta di Ubisoft di dimenticare i “danni” passati per offrire qualcosa di molto diverso, come quantità e qualità. Si tratta, forse, di quello che la software house avrebbe voluto creare già per il 2014, arrivato con un anno e mezzo di ritardo. È, per questo, un vero peccato che la storia non riesca mai a decollare, articolandosi in tante mini avventure che spezzano il ritmo e smorzano l’entusiasmo del giocatore, raramente spinto dalla domanda “cosa succede dopo?”. La scarsa personalità del protagonista (dèjà vu?!) e un’atmosfera troppo scanzonata fungono da ulteriore deterrente al coinvolgimento. Innegabile che i progressi ci siano stati per quanto riguarda il gameplay e il comparto tecnico ma riteniamo l’avventura cupa di Aiden Pearce superiore come clima e come narrazione (e il che è tutto dire). Nel complesso WD2 è un buon gioco, a tratti pesante, ma certamente Ubisoft ha realizzato un’ottima forma di intrattenimento.

Pregi:

  • San Francisco è ampia, viva e ben realizzata.
  • Il gameplay è ottimo: stealth, hacking, e fasi shooter si mescolano bene.
  • Progressi importanti da un punto di vista estetico rispetto al predecessore.
  • Buona longevità…

Difetti:

  • La trama, zeppa di cliché non convince, frammentata e mai coinvolgente a causa di personaggi deboli.
  • Le abilità migliori si sbloccano solo nelle fasi avanzate dell’avventura.
  • Difetti che sono il retaggio del primo Watch Dogs: riflessi, ombre e gestione dei colori.
  • … finisce per annoiare e per essere completato richiede doverose pause (possibilmente con altri giochi).

Trama: 6,5
Gameplay: 8,5
Comparto tecnico: 7,5 

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 7,5

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