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Recensione di The Solus Project

Recensione scritta e curata da dust94 per gamestorm.it, inserita il 25-10-2017

Titolo: The Solus Project
Genere: Survival / Indie
Piattaforma: PlayStation 4 (Versione Testata), PC
Sviluppatore: Teotl Studios
Produttore: Grip Digital
Data di uscita: 18 settembre 2017

The Solus Project: forse non l'ennesimo Survival Indie

The Solus Project è, scusate il gioco di parole, un progetto particolare. Nato come early access, ha poi visto la sua pubblicazione questa estate su PC (GOG e Steam), Xbox One e, recentemente, su PlayStation 4, versione che analizzeremo in questa recensione.

Si tratta dell'ultimo sforzo dei ragazzi di Teotl Studios, già creatori del puzzle game “The Ball” (uscito su PC nell'ottobre 2010) e di cui The Solus Project si erge come seguito spirituale. The Solus Project è, come detto, un titolo atipico che, osservando bene sotto alla sua superficie che urla già visto da ogni angolo, potrebbe riservare delle sorprese.

Sopravvivere “da Solus”

Le premesse narrative sono abbastanza classiche e prendono spunto a piene mani da opere come Alien e Prometheus: l'umanità è in crisi. Nel 2551 un meteorite ha distrutto la Terra ed ha costretto gli umani superstiti a divenire nomadi ed a vivere su navicelle spaziali in orbita attorno a Plutone. Al fine di trovare un nuovo pianeta abitabile, vengono inviate in spedizione esplorativa cinque navette: essere faranno parte del cosiddetto progetto “Solus”, da cui il gioco prende il nome. Destino infausto attende le navette, tra cui la Solus-3, quella che trasporta il nostro protagonista, che si schianta sul pianeta Gliese-6143-C. Una volta usciti dalla carcassa del mezzo di salvataggio, inizieremo quindi la nostra semplice quanto fondamentale missione: sopravvivere al difficile ed inospitale ambiente del pianeta, armati solo delle nostre conoscenze scientifiche e di alcuni utili strumenti.

I primi passi al di fuori della navetta serviranno a farci prendere confidenza coi comandi e con le meccaniche di crafting tipiche di ogni gioco survival che si rispetti: saremo chiamati a raccogliere cibo, creare rudimentali utensili con rocce appuntite, costruire torce per fare luce e così via. Come detto, però, l'atmosfera di dejà vu delle prime ore di gioco verrà piano piano cancellata dalla vera anima del gioco: un misterioso segnale ci spingerà a dirigerci sempre più verso l'entroterra, abbandonando la costa dove ci siamo schiantati, cercando di scoprire l'origine del messaggio. Si passa quindi da un classico sistema survival ad uno quasi story driven, improntato sulla curiosità che le scoperte via via faranno maturare nel giocatore, mettendo quasi da parte il lato della mera sopravvivenza.

Più avanti ci spingeremo nella nostra ricerca e sempre più domande nasceranno nella nostra mente, spinte dalla paura dell'ignoto e dalla solitudine che ci opprime l'animo: siamo soli nell'universo? Ci sono altre forme di vita intelligente oltre a noi? Ed è qui che si nasconde il lato “terrificante” di The Solus Project, un lato che spinge sul concetto romantico del Sublime e sulla paura atavica che abbiamo nei confronti di qualcosa che si rivela più grande di noi e che non possiamo comprendere appieno.

La tensione domina la scena, con un lento ma costante crescendo: una caverna buia che si apre davanti a noi, al cui interno troviamo manufatti alieni, strane iscrizioni, questo misterioso segnale che non vuole trovare risposta...

Quasi open-world, quasi story-driven, quasi survival: atipico!

Tuttavia, se dal lato narrativo The Solus Project merita una menzione, dal lato puramente “giocato”, si tradisce un po'.

Innanzitutto, non è un vero e proprio open-world, in quanto le varie aree che compongono la mappa di gioco sono “istanziate”, passatemi il termine, e vengono aperte solo al raggiungimenti di determinati obiettivi di gioco e solo dopo aver superato specifici momenti, in forte legame con la natura story-driven del titolo.

Le meccaniche da survival, quindi, rimangono solo a fare da cornice al tutto e svolgono semplicemente il compito di creare problemi al giocatore nelle prime ore di gioco: raggiunto un certo punto, infatti, potremo quasi smettere di preoccuparci delle varie barre che ci indicano fame, salute e condizioni metereologiche, in quanto ciò che avremo raccolto e creato sarà più che sufficiente da non preoccuparci più. Ed è un peccato, perché si sarebbe potuto osare di più.

Per nostra fortuna, l'esplorazione non resta limitata alla sola raccolta di materiali, ma comprende anche manufatti e frammenti di cultura aliena, oltre che i diari di bordo sparsi in giro dopo lo schianto. Complessivamente, la longevità del titolo si attesta attorno alle 20-25 ore, esplorando ogni anfratto di Gliese-4163-C.

Con l’Unreal Engine 4 si va sul sicuro

Parlando invece dell'aspetto tecnico, The Solus Project si difende piuttosto bene, anche grazie alla flessiblità del nuovo Unreal Engine 4. Il frame rate resta quasi sempre saldo sui 30 fotogrammi al secondo, sebbene con qualche sbavatura qua e la. Menzione d'onore per la direzione artistica del titolo, che permette spesso di ammirare scorci memorabili, anche grazie ad un ottimo sistema di illuminazione.

Molto buona anche la colonna sonora e l'effettistica in generale: si passa da temi inquietanti a lievi melodie che calmano e spronano il giocatore a proseguire nella sua avventura.

L'unica nota davvero negativa è la mancata localizzazione in italiano sia per quanto riguarda i testi che per quanto riguarda il doppiaggio (pur attestandosi su ottimi livelli). Non è una mancanza limitante, ma a qualcuno farà sicuramente storcere il naso.

In sintesi:

The Solus Project, quindi, si rivela un survival game abbastanza atipico, in cui la componente di sopravvivenza pura dopo poche ore cade in secondo piano, in favore di una narrazione più preponderante che dipana davanti ai nostri occhi un'ottima space opera incentrata sul desiderio insito nella natura umana di scoprire e sulla paura dell'ignoto, con qualche citazione qui e là.

Level design, soundtrack e narrazione sono tutte volte a coinvolgere lo spettatore-giocatore, quasi fosse davanti ad un film interattivo, facendo leva sulla sua curiosità.

The Solus Project offre un'esperienza alla fine coinvolgente ed appagante, un “more of the same” del genere survival che, in definitiva, tanto “same” non è.

Pregi:

  • Avventura ricca di segreti da scoprire.
  • Supporto al VR (per chi lo ha).
  • Ottima art direction.

Difetti:

  • Solo in inglese.
  • Alcuni fastidiosi Cali di frame-rate.
  • L'importanza della componente survival è solo marginale.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 7,5

TRAMA/CONTENUTI: 8 / 10

GAMEPLAY: 7 / 10 

COMPARTO TECNICO/ARTISTICO/SONORO: 7,5 / 10

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Copertina

  • Versione ps4 in esclusiva digitale
  • Data di uscita:
    18-09-2017
  • Categoria:
    avventura
  • Disponibilità per:
    XONE PS4
  • Popolarità:
    0 %
  • ps4

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