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Recensione di Outcast - Second Contact

Recensione scritta e curata da Lian165 per gamestorm.it, inserita il 20-11-2017

Titolo: Outcast Second Contact
Genere: Adventure/GDR
Piattaforma: PC, Xbox One, PS4 (testata)
Sviluppatore: Appeal
Produttore: Big Ben Interactive
Data di uscita: 14 Novembre 2017

Ancora Outcast, 18 anni dopo

Nell’ormai lontano 1999 ha visto la luce uno dei giochi che più ha colpito l’interesse dei PC-gamer dell’epoca: Outcast. Un titolo che, nel periodo della sua pubblicazione, faceva sfoggio di tecnologie molto avanzate sia a livello di costruzione ambientale che di dettaglio grafico, oltre che di una componente narrativa da vero e proprio romanzo sci-fi. Per tali motivi Outcast ha saputo attirare a sé una bella fetta di appassionati e di accoliti che, una volta appresa la notizia di questa remastered, ha reagito con molto interesse ed impazienza. Quest’ultima per via del fatto che in realtà il gioco aveva ottenuto un piccolo restyling già nel 2014 con una versione, “incerottata”, figlia del fallimento del progetto iniziale di reboot tramite crowdfunding.

Da pochi giorni è disponibile la nuova riedizione per PC, Xbox One e PlayStation 4, versione che andiamo ora ad analizzare.

La scienza questa nemica

A chi non è mai capitato di venire interrotto nel bel mezzo del proprio drink serale, nel proprio bar preferito, da un elicottero militare? È, esattamente, quello che invece accade al nostro povero Cutter Slade, protagonista di questa storia dai tratti fortemente sci-fi. Slade è un ex marine che viene richiamato al dovere per risolvere una situazione di grave pericolo, venutasi a creare a causa di un certo esperimento coperto dal più alto grado di secretazione militare. Veniamo subito informati che alcuni scienziati sono stati in grado di aprire un  varco dimensionale e, naturalmente, questo ci viene detto tra un “l’esperimento ci è scappato di mano”, ed un “la Terra rischia di scomparire”. Una volta arrivato in una base super segreta, il nostro eroe viene a conoscenza di tutti i dettagli: il problema è nato con il malfunzionamento di una sonda inviata precedentemente per studiare il nuovo mondo parallelo da poco scoperto. Facciamo dunque la conoscenza di quelli che dovrebbero essere i nostri compagni d’avventura, ovvero il professor William Kauffman ed il professor Anthony Xue. Lo scopo della missione è quello di andare nell’altra dimensione e riparare la suddetta sonda. Visto che la giornata non ha preso ancora una svolta abbastanza negativa per il povero Slade, ecco che gli viene presentato un ulteriore partecipante alla missione: Marion Wolfe, anche lei scienziato e, dalle battute sottili con cui si “salutano” la bella Marion ed il nostro ex marine, si può facilmente intuire che c’è un trascorso tra i due (probabilmente non così positivo). Non ho detto a caso che questi nuovi personaggi dovrebbero essere i nostri compagni d’avventura e questo perché, anche in questa missione, qualcosa non funziona a dovere e il sempre più sfortunato Cutter Slade si ritrova a giacere su di un letto in un villaggio situato nella dimensione parallela solo e confuso. Al risveglio, ciò che si erge di fronte all’ex marine, è uno strano essere autoctono dall’aspetto tutt’altro che gradevole ma, all’apparenza, almeno, non ostile. A questo punto al nostro eroe  non resta da fare altro che cercare di familiarizzare con la nuova realtà in cui è stato catapultato, cercando, nel mentre, di ritrovare il resto del proprio team, così da poter riparare la ormai tristemente famosa sonda e salvare così la Terra. Non è ancora del tutto finita qui poiché, sempre al risveglio, il nostro protagonista scopre di essere considerato un messia dal popolo autoctono - i Talan - e per questo motivo viene a lui chiesto di aiutarli ad uscire da uno stato di oppressione causato, a quanto pare, dal dittatore di turno. Di fatto ci troviamo in una specie di realtà che ricorda un po’ da vicino la visione distopica proposta in Wolfenstein 2. Sta quindi nelle nostre mani il destino di entrambi i mondi.

Primi passi su Adelpha

Il titolo si presenta fondamentalmente come un open world discretamente vasto, specie se si tiene presente l’epoca di pubblicazione, in cui la maggior parte di quello che ci viene richiesto di fare è parlare con gli NPC sparsi qua e là per il mondo di gioco in cerca di informazioni sul come trovare i mon. Questi ultimi altro non sono che le schede elettroniche necessarie per la riparazione della sonda, le quali fanno parte della dotazione andata dispersa durante il viaggio dimensionale. Infatti, tutto quello che è l’attrezzatura portata in questo universo parallelo dalla spedizione, è andato perso o raccolto dai Talan e, naturalmente, ribattezzato a loro modo. La trama in realtà si rivela via via più complessa di quanto sembra inizialmente, prendendo così una buona consistenza e risultando ben stratificata; questo nonostante il giocatore sia libero di scoprirla con il ritmo che più gli aggrada, avendo, infatti, la possibilità di portare avanti una missione secondaria piuttosto che una principale. Una volta terminato un breve tutorial che ci introduce le prime nozioni sulla oppressione sociale che grava sulla popolazione, e sintetici accenni sulla mitologia di questo mondo alieno, possiamo attraversare un Daoke, ovvero un portale che ci conduce nel vero e proprio mondo di gioco. Qui il primo impatto è davvero affascinante e ci si trova ad osservare vasti panorami e giganteschi pianeti che ci sovrastano come delle immense e bellissime lune. Una delle cose impressionanti di questo gioco è la quantità di elementi che contribuisce a rendere credibile l’ambiente che lo compone. Tra fauna e vegetazione abbiamo una lista davvero zeppa di esemplari di ogni tipo. Stesso dicasi per gli abitanti del pianeta che sono suddivisi in razze ben definite, caratterizzate da quello che si può identificare come un allineamento elementale - il classico terra, acqua, fuoco e vento - che ne pregiudica determinate caratteristiche quali la capacità o meno di maneggiare armi, migliorare il nostro equipaggiamento e creare munizioni utili al protagonista, e, infine, crea nette suddivisioni lavorative tra i Talan. Adelpha, questo il nome del pianeta in cui siamo rimasti bloccati in questo titolo, è un ambiente che anche a distanza di così tanti anni resta vivo e credibile.

Invecchiando, il make up può non bastare

Purtroppo, gli sviluppatori si sono concentrati sul mero comparto grafico e, per la verità, anche in questo aspetto il lavoro svolto risulta piuttosto grossolano e approssimativo. Ci troviamo di fronte ad un gioco che all’epoca faceva dell’effettistica un punto di forza e oggi, in questa versione, possiamo solo notare una buona profondità di campo e fondali a cui è stata data più importanza che alla rifinitura poligonale dei personaggi. Questi risultano molto spigolosi e soprattutto animati malamente per appartenere ad un prodotto del 2017. Solo la rimodellazione dei volti risulta passabile, ma unicamente se si prende come riferimento il titolo originale. Quello che salta all’occhio è che, in pratica, è stato preso il vecchio gioco ed è stato fatto un leggero lavoro di make-up, semplicemente “rivestendo” tutto il vecchio comparto tecnico. Ecco, infatti, che ci troviamo di fronte a incredibili ed imbarazzanti compenetrazioni poligonali dovute anche dal fatto che il personaggio si muove con una goffaggine a tratti snervante. Anche il frame rate non si può certo definire granitico, si riscontrano, infatti, frequenti cali già solo semplicemente spostandosi per esplorare obbligando la telecamera a seguire l’azione. Il team di Appeal non ha voluto minimamente migliorare il controllo del protagonista e, ai giorni nostri, il risultato è una legnosità davvero difficile da imparare a padroneggiare di nuovo, stesso dicasi per una telecamera vetusta che fa letteralmente a pugni con la necessità di guardarsi attorno alla ricerca di materiali. Nuotare risulta un'esperienza da incubo. Ma è negli scontri a fuoco che il peso del control-system si fa sentire, mostrando il fianco sia sul sistema di puntamento che sulla mancanza di coperture dinamiche. Aggiungiamo un input-lag che non ha minimamente scuse e che troppo spesso causa salti “postumi” ed ecco che siamo davvero al limite dell’ingiocabilità. Anche la palette grafica utilizzata, dopo un’iniziale buona impressione, risulta alla lunga fin troppo accesa e, a tratti, fastidiosa per via di un accostamento cromatico dal risultato che tende eccessivamente all’acido. Un peccato anche perché le scene di intermezzo sono state completamente ridisegnate con uno stile davvero interessante e molto “visual novel”, scene - queste - in cui si denota una gran cura. Lo stesso doppiaggio risulta gracchiante e ruvido nel campionamento rendendo fastidioso l’ascolto dei dialoghi. Si tratta, sicuramente, di una scelta conservativa mirata ma che non aiuta a far cambiare idea riguardo la cura generale riservata al titolo.

In sintesi:

Il lavoro fatto da Appeal con Outcast Second Contact risulta abbastanza controverso: da una parte vi è una grande cura per alcuni dettagli come i fondali - i quali riescono anche a regalare dei buoni scorci visivi - e nella ricostruzione delle scene di intermezzo, dall’altra quello che forse è voluto essere un regalo a quella nicchia di amanti e puristi della prima edizione del titolo mantenendolo intatto nel feeling. Un regalo che però ha un costo di 44,99€ su Ps Store. Il gioco, come detto ha fatto la sua prima apparizione nel 1999 e ora si propone identico nei controlli e nella gestione della telecamera.  Nel panorama attuale questa scelta risulta estremamente infelice, e fa sì che la percezione sia quella di avere tra le mani un gioco invecchiato male soprattutto agli occhi dei giocatori più giovani che non possono non trovare una legnosità di gameplay decisamente invadente. Un gioco come Outcast meritava un’incarnazione migliore anche perché  Adelpha ha ancora il suo fascino e la trama del gioco regge ancora bene nonostante il tempo.

Pregi:

  • Un classico del 1999...
  • Trama Sci-fi convincente.
  • Adelpha ha ancora il suo fascino.

Difetti:

  • ...con però le stesse meccaniche di allora.
  • Comparto tecnico imbarazzante.
  • Legnosità di controllo e pesante input-lag.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA : 6,5

CONTENUTI/TRAMA: 8

GAMEPLAY: 6,5

COMPARTO TECNICO-SONORO: 5

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