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Recensione di FIFA 17

Recensione scritta e curata da G-PqV per gamestorm.it, inserita il 12-11-2016

Titolo: FIFA 17
Genere: Simulazione Calcistica
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: EA Sports
Publisher: EA Sports
Data di uscita: 29 settembre 2016

Ci sono “Journey” in cui ti svegli spento …

Scusateci per il titolo ma vogliamo utilizzare questo gioco di parole, richiamando la nota canzone Sole Spento dei Timoria e la nuova modalità della serie FIFA, per dirvi che … No semplicemente per essere “diversamente seri” e proporvi un’introduzione diversa dalle solite “pappardelle” sofisticate che potete trovare sul web. State tranquilli la nostra analisi sul titolo calcistico made in EA Sports vi fornirà, come sempre, tutte le informazioni di cui avete bisogno, nell’ottica di un possibile acquisto.

E’ doveroso comunque anticiparvi che FIFA 17 segna effettivamente un punto di svolta nella serie dedicata allo sport (lo dicono i numeri) più amato dagli italiani, in primis per la suddetta modalità “Il Viaggio” (Journey) e per l’utilizzo di un nuovo diverso grafico. Per il resto, FIFA 17 è… insomma… FIFA nei suoi pregi e nei suoi difetti storici. 

Sarà stato sufficiente quanto d’inedito apportato dagli sviluppatori a mantenere il gap di vantaggio sul rivale di Konami, PES 2017 che, quest’anno, ha fatto davvero il possibile per contrastare l’egemonia EA Sports?

Scopriamolo assieme, analizzando le singole sfaccettature del game.

Hai il sogno di sfondare nel mondo del calcio? Vivilo nei panni di Alex Hunter

Ci sembra opportuno iniziare la nostra review parlandovi della modalità inedita “Il Viaggio”. Si tratta di una vera e propria esperienza singleplayer che “scimmiotta” quanto visto in serie sportive più esperte in tale ambito, come NBA e WWE di 2K Sports.

I giocatori hanno, per la prima volta in un FIFA, la possibilità di vivere il sogno di diventare un calciatore professionista nei panni di Alex Hunter, godendosi la sua vita dentro e fuori dal campo, assistendo, di fatto, a un film interattivo.

Il panorama è quello del campionato più importante del mondo, la spettacolare Premier League con cui Electronic Arts è, da anni, partner ufficiale. Alex, figlio e nipote d’arte, è un talentuoso giovane, un predestinato dai piedi buoni la cui strada verso il successo non è, però, così scontata. Senza volervi spoilerare la trama di questa “modalità storia”, vi anticipiamo solamente che, nel corso della sua ascesa, Hunter si troverà davanti a problemi famigliari, situazioni in cui è meglio ingoiare il rospo a testa bassa, delicati rapporti di amicizia e con i nuovi compagni di squadra, interazioni con il mondo dei social e tanto altro, il tutto, nell’alternarsi di quelli che possono essere considerati i sentimenti caratteristici di un giovane catapultato, improvvisamente, all’interno di un mondo tanto affascinate quanto terribilmente pesante.

Vediamo ora, com’è strutturata tale modalità dal punto di vista del gioco vero e proprio. La scalata al successo di Alex Hunter, è anche funzione al team al quale si sceglie di appartenere e si suddivide in sezioni di allenamento, partite (o parti di queste) e cutscenes interattive.

Le prime due permettono al giocatore di migliorare i propri attributi e le abilità specifiche, presenti nello skill-tree, attraverso un sistema che attribuisce maggiori punti guadagnati al conseguimento di determinati obbiettivi. Gli allenamenti, che possono anche essere simulati, sono essenzialmente gli stessi (ovviamente rivisitati e ampliati) che, ormai da anni, FIFA propone nelle proprie schermate di caricamento: un voto A nel training dei passaggi, difesa, tiro, dribbling, etc. permette di aumentare maggiormente le caratteristiche dell’astro nascente rispetto ad un giudizio inferiore.

Nel corso delle partite, invece, ci si deve impegnare per rispettare gli incarichi rivelati da un’apposita schermata iniziale: segnare il gol vittoria, fornire un assist ad un compagno, ottenere un voto minimo per la propria prestazione e così via.

Le sequenze filmate invece sono meramente dedicate alla trama e includono dialoghi con i familiari, con i compagni di squadra, con lo staff del team e con il proprio manager e le interviste post-partita. Il player può scegliere tra la risposta pacata, quella impulsiva e quella neutrale: questo non apporta sostanziali differenze livello di gameplay se non l’essere apprezzati dall’allenatore, scegliendo di restare umili, ottenendo così un maggiore minutaggio in campo o, mantenendo un atteggiamento da bad-boy, diventando l’idolo dai fan che forniscono il proprio sostegno ad Hunter attraverso un Pseudo-Social simile a Twitter.

Non aspettatevi una modalità storia a finali multipli: “Il Viaggio” è completamente scriptato e qualsiasi decisione venga presa, ha effetto solo nell’immediato ma non sul finale o sui “plot-twis” presenti nella narrazione.

Ciò nonostante il tutto è proposto con un ritmo e una struttura molto piacevoli che permettono, effettivamente, di immedesimarsi nel protagonista. E’ importante sottolineare come questo sia stato possibile grazie alla collaborazione con BioWare (Mass Effect vi dice qualcosa?) che, in merito, ha capacità ed esperienza, oltre ad un’indubbia qualità.

Quello che dispiace è, soprattutto per noi italiani, la possibilità di vivere il sogno solamente all’interno della Premier League, scelta obbligata per gli ovvi motivi legati alla questione partnership e licenze. Il massimo campionato inglese è, di fatti, l’unico veramente perfetto che può vantare il maggior numero di volti scannerizzati per i calciatori, tutti gli stadi e gli allenatori, tra cui il “nostro” Antonio Conte, il maestro del Tiki-Taka Guardiola e lo Special One Josè Mourinho.

In sostanza: i limiti di una nuova modalità, ancora “acerba” sotto diversi punti di vista, ci sono ma questo non ci ha proibito di apprezzarla. Si tratta di un ottimo punto di partenza per produzioni future.

Modalità, campionati e licenze: EA espande ancora un’offerta già enorme

Sul piano delle licenze, EA Sports non ha rivali e, con FIFA 17 aumenta ancora il margine di distanza rispetto al rivale PES, che nonostante i corposi miglioramenti, pecca ancora da questo punto di vista.

In FIFA 17 sono presenti ben 35 campionati.

 A-League
 Airtricity League
 ALJ League
 Allsvenskan
   Premier League
  FL Championship
  Football League 1
  Football League 2
 Bundesliga
 Bundesliga
 2.Bundesliga
 Campeonato Brasileiro Série A
 Ekstraklasa
 Eredivisie
 Jupiler League
 J1 League
 K-League
 Liga Bancomer MX
 La Liga
 Liga Adelante
 Primeira Liga
 Liga Aguila
 Ligue 1
 Ligue 2
   Major League Soccer
 Primera División
 Primera División
 Raiffeisen Super League
 Russian League
 Scottish Premiership
 Calcio A
 Calcio B
 Süper Lig
 Superliga
 Tippeligaen

Come vi abbiamo anticipato parlando di The Journey, la Premier League è quella che, per partnerhip con EA Sports, è quella più “dotata” di licenze. Per quanto riguarda il calcio nostrano, la Serie A, chiamata Calcio A, non ha i diritti ufficiali della Lega, elemento invece posseduto da ogni singola squadra del campionato.

L’offerta del nuovo FIFA include 12 squadre “Resto del Mondo”, 4 team “Speciali/All Stars”, 27 Nazionali Europee, 10 Sud Americane, 3 del Centro America, 4 Africane, 3 Asiatiche e 14 Nazionali Femminili.

Tra le assenti troviamo la sorprendente Nazionale Islandese sorpresa degli ultimi Campionati Europei, a causa di un mancato accordo sulle cifre per la vendita del “marchio” (offerta ritenuta troppo bassa dalla federazione della Terra del Ghiaccio e del Fuoco) e la talentuosa Croazia. Mancano anche club importanti come Corinthians e Flamengo.

E’ possibile giocare in 50 stadi reali (tutti quelli della Premier League, lo Juventus Stadium, il San Siro e l’Olimpico di Roma) ai quali si aggiungono i 28 stadi non ufficiali.

In quest’ambito, dobbiamo segnalare una pesante “mancanza”, quella del Camp Nou, lo storico teatro del Barcellona, i cui diritti sono un’esclusiva, da quest’anno, della serie Pro Evolution Soccer.

Analizzando le modalità FIFA 17 propone la medesima e solida offerta del suo predecessore con le dovute migliorie annuali.

Iniziando dalla carriera, è subito da rilevare la possibilità di creare, pur con un editor molto limitato, il proprio coach, così da vederlo dar indicazioni a bordo campo con le sembianze che gli sono state attribuite dal player. Gli sviluppatori hanno inoltre perfezionato il sistema, introducendo la “Gestione Totale” della società: schermate dedicate alla gestione finanziaria, dettagli sulle cifre in entrata e in uscita, ad esempio i numeri concernenti il merchandising e alla campagna abbonamenti, rendono leggermente più manageriale quella che sicuramente è la modalità regina per chi preferisce giocare offline. Gli amanti del gaming nudo e crudo non devono però spaventarsi: le suddette aggiunte non rovinano l’esperienza di gioco trasformandola in una pura, dispersiva e frustrante “sfida amministrativa” ma sono, semplicemente, un “piacevole extra”. D’altro canto, gli amanti del manageriale storceranno il naso di fronte all’impossibilità di entrare nel dettaglio delle singole voci finanziarie, puramente indicative.

La Carriera da allenatore si baserà sempre sul rapporto causa effetto tra obbiettivi stagionali e relativa conferma, nuova offerta da un alto club, o esonero. I punti chiave da soddisfare variano, ovviamente in base al prestigio del team e possono consistere, ad esempio, nel mantenere una divisione, nel piazzamento europeo, nella salvezza, nella vittoria della coppa stagionale, nell’ingaggio di un determinato giocatore e così via.

La stessa game-mode può essere giocata anche come “Calciatore” e non da “Allenatore”. In questo caso si ha la totale gestione del proprio player, come avveniva nei capitoli precedenti, ma stavolta con le medesime features di crescita e miglioramento delle abilità sopra citate, quando vi abbiamo parlato di Alex Hunter e di “Il Viaggio”.

Ovviamente, vista l’offerta enorme relativa alla Premier League, godersi la carriera di un top club inglese rappresenta l’esperienza di gioco migliore e di certo quella più completa.

Conclude la panoramica delle modalità offline, la possibilità ovviamente di cimentarsi in match amichevoli in locale contro o assieme ai propri amici oppure contro la CPU.

Per quanto riguarda il gaming “in rete” ritornano le Stagioni Online, giocabili anche in co-op (con le relative coppe) e ovviamente la modalità, da qualche anno, è quella forse più importante della serie: FIFA Ultimate Team, il “gioco all’interno del gioco”. In questa edizione, al servizio già ottimo offerto in passato, EA Sports ha aggiunto due nuove “sotto-modalità”: FUT Champions e Squad Building Challenge (Sfida Creazione Rose). La prima è relativa a una competizione la cui qualificazione si tiene nel corso della settimana. Nel week-end i player qualificati si cimentano in una serie di 40 partite. Ad un maggior numero di vittorie corrisponde, ovviamente, un miglior piazzamento che consente di ottenere una grande quantità di crediti FUT. Per di più, mantenendo stabilmente le posizioni alte della classifica, può garantire una partecipazione alla competizione E-Sport ufficiale e mondiale di FIFA Ultimate Team.

Sfida Creazione Rose invece si basa sulla creazione di squadre che di volta in volta devono soddisfare requisiti specifici, ad esempio, giocatori provenienti da determinate nazionalità o campionato e che raggiungano un valore minimo d’intesa e così via. Queste challenge sono allo stesso tempo intriganti e complesse, per diversi motivi: richiedono un’analisi approfondita delle caratteristiche della propria rosa, così da farla rendere al meglio, e comportano l’eliminazione di tutti i giocatori che ne fanno parte qualora si decida di riscattare il premio in palio. Si tratta comunque di un sacrificio che porta a premi importanti, come ad esempio cards di giocatori in versione speciale.

Vi è, infine, la modalità Pro-Club, rivisitata con una struttura di evoluzione del proprio alter-ego virtuale, simile a quella di “The Journey”. Anche in questo caso i punti abilità e il miglioramento degli attributi dipendono dalla prestazione in campo e dal conseguimento di determinati obbiettivi. Anche lo skill-tree è analogo. Inoltre, rispetto al passato, è consentita una personalizzazione decisamente più ampia del proprio pro-club.

FIFA 17 ha le spalle larghe

Una delle novità di cui ci preme parlare fin da subito, quando il discorso verte sul gameplay, è il maggior realismo dato dagli sviluppatori con l’introduzione di piccole ma fondamentali, migliorie che rendono la simulazione virtuale più vicina a quanto effettivamente avviene in una partita reale. Il ruolo fondamentale, in tutto questo, è il comportamento del nuovo motore grafico: il Frostbite Engine permette interazioni tra i calciatori che con Ignite, in FIFA 16 (e nei predecessori) non erano consentite. Ovviamente, quando uno Studio utilizza per la prima volta un determinato Engine, non si può pensare che raggiunga, fin da subito, ottimizzazione ed efficienza perfette. Proprio per tali motivazioni, il gameplay di FIFA 17, pur migliore rispetto a quello del predecessore e nonostante mostri ancora delle lacune, rappresenta il punto di svolta (verso la giusta direzione) di cui questa serie aveva estremo bisogno.

La principale novità riguarda sicuramente, come accennato nel titolo, il peso che il nuovo gameplay da alla fisicità dei giocatori. L’espressione FIFA 17 ha le spalle larghe non è stata casuale: finalmente i calciatori fisici, anche quelli più lenti e macchinosi hanno un loro senso all’interno del campo di gioco. Grazie alle possibilità offerte da Frostbite, gli sviluppatori hanno potuto inserire anche un apposito comando che, attraverso la pressione del grilletto sinistro, consente di proteggere palla utilizzando non più solo le gambe ma l’intero corpo. Questo è fondamentale perché consente di simulare quei movimenti caratteristici del gioco del calcio, nei quali chi è in possesso di palla fa da scudo tra quest’ultima e l’avversario. Ne guadagna la manovra d’attacco con azioni che non devono più, necessariamente, passare attraverso i giocatori tecnici e veloci: lanciare lungo e far salire la squadra diventa così una valida alternativa nello sviluppo offensivo del gioco.

Dobbiamo annoverare anche l’inserimento del tiro rasoterra che si esegue attraverso un double-tap dell’apposito tasto (cerchio nei comandi standard per PS4), o dei colpi di testa schiacciati.

Notevoli sono invece le variazioni relative ai calci piazzati e delle rimesse laterali. Ora, la direzione del lancio, sia nelle punizioni dalla distanza sia nei corner, è affidata a uno specifico puntatore mentre la forza del tiro è, come sempre, affidata al “quanto a lungo viene premuto” il comando.

Anche per quanto riguarda i tiri in porta su punizione e i rigori, le novità non mancano: in FIFA 17 è possibile modificare la distanza e la posizione da cui parte la rincorsa, in modo da variare sia l’esecuzione del  gesto che il suo esito (più o meno forte, più o meno preciso, più o meno ad effetto e così via).

Infine, siamo rimasti piacevolmente colpiti dall’intelligenza artificiale dei giocatori senza palla e da come la CPU gestisce, in modo differente, le squadre con qualità diversa. Anche a livello leggenda, capiterà raramente di assistere, ad esempio, a un Crotone che fa possesso palla come il Barcellona. Il movimento dei calciatori, anche esteticamente, riproduce più fedelmente, quello che è possibile vedere nel calcio reale.

Tutto rose e fiori? Ovviamente no. Sia ben chiara una cosa: il frostbite in quest’ambito è ancora agli esordi e, qualche volta pecca in modo palese, come capita a un calciatore ancora inesperto che fa il salto di qualità. Alcuni scontri di gioco rimangono ai limiti dell’assurdo con dinamiche che, dal punto di vista fisico, non sono plausibili. Anche il moto del pallone non è reso al meglio e viene gestito, forse peggio che negli scorsi capitoli, lasciando la sensazione che manchi di un vero e proprio peso specifico.

Permane il cosiddetto “momentum” che tende a indirizzare (a favore o a sfavore) alcune partite, in modo forse meno netto che in precedenza, ma comunque efficace. Insomma, la frase “il calcio è strano” è sempre vera e attuale ma è necessario continuare a farlo notare anche in un videogame?

Nel complesso, il gameplay è comunque più che godibile: FIFA 17 è un rookie che ha tutte le carte in tavola per diventare, nei prossimi anni, un fenomeno.

I soliti problemi di FIFA, all’interno di una qualità indiscutibile

Iniziamo a parlarvi del comparto tecnico spiegandovi cosa ancora non va: da anni EA Sports si porta dietro la fama di aver cura dell’estetica dei calciatori principali e di riprodurre in modo insufficiente quelli minori. Anche in FIFA 17 la situazione non cambia: nonostante le scansioni facciali siano sicuramente aumentate, ed aggiornate, sono ancora tanti i players che sono realizzati approssimativamente. Non chiediamo tanto, non chiediamo le scan-face di chiunque, ma almeno che, anche qualora manchi una riproduzione ufficiale, sia data comunque al calciatore una parvenza di somiglianza. Avremmo gradito un lavoro più accurato, per lo meno per le squadre più note (specialmente per quelle italiane che, pur migliorate, paiono leggermente trascurate).

Per il resto, il nuovo capitolo calcistico di EA, grazie anche a Frostbite, è d’indubbia qualità e la resa diventa superlativa quando si fa riferimento alla sola Premier League: “vivere virtualmente”questo campionato, vuoi per le licenze, vuoi per presenza di tutti gli stadi e una grande quantità di volti e cori per ogni squadra è un vero piacere per gli occhi e per le orecchie. Giusto per farvi un esempio, un Anfield Road perfettamente riprodotto e illuminato, con i tifosi del Liverpool che cantano You’ll Never Walk Alone… Beh… Fa venire la pelle d’oca.

Da un punto di vista prettamente tecnico, i ragazzi del team di sviluppo hanno migliorato una base già solida inserendo dettagli e virtuosismi: ottima gestione della profondità di campo e del motion-blur, illuminazione dinamica e volumetrica dei riflettori, migliore qualità della pattern cromatica, della saturazione dei colori, dello shading e delle texture, fenomeni atmosferici più realistici e animazioni più naturali e credibili.

Per quanto riguarda il comparto sonoro, le aggiunte ci sono e, come detto, sopra, permettono di sentirsi più all'interno del rettangolo di gioco rispetto al passato.

La telecronaca affidata ancora a Pierluigi Pardo e Stefano Nava si mantiene su livelli accettabili senza mai brillare particolarmente. E’ sicuramente migliore rispetto a quella dello scorso anno, grazie alla registrazione di un gran numero di frasi aggiuntive, ma non è di certo il punto forte della produzione.

Buona la soundtrack che si lascia ascoltare con piacere, pur con qualche brano leggermente anonimo.

In sintesi

FIFA 17 si porta anche quest’anno a casa la coppa di vincitore tra le simulazioni calcistiche nella sfida con il rivale PES 2017 che, pur migliorato nettamente rispetto al predecessore, soffre ancora il confronto con l’unico avversario annuale. Il titolo made in EA Sports rappresenta quanto più appetibile per un amante del calcio in senso totale, a partire dall’immensità di licenze e squadre offerte ai videogiocatori, passando per la varietà di modalità offerte, che includono finalmente una “storia” da vivere in prima persona, per concludere con un gameplay migliorato e un’estetica buonissima.

Pregi:

  • Una quantità di licenze che non ha concorrenza.
  • “Il Viaggio” è una modalità finalmente diversa e piacevole che…
  • Il Frostbite fa vedere i muscoli…
  • Aggiunte per nulla banali in termini di gameplay.
  • Esteticamente, soprattutto per il calcio inglese, è uno spettacolo.

Difetti:

  • Tantissime squadre e si finisce per usare le solite. Farne meno e curarle tutte di più?
  • … in futuro vorremmo vedere ampliata, con l’inserimento di maggiori possibilità di scelta.
  • … ma in alcuni momenti si dimostra ancora “immaturo”.
  • Per quanto tempo assisteremo ancora al momentum?
  • Netta differenza tra i giocatori che vantano la scansione facciale rispetto a tutti gli altri.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 9

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