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Recensione di Danganronpa 1&2 Reload

Recensione scritta e curata da monsteruno per gamestorm.it, inserita il 24-06-2017

Titolo: Danganronpa 1 & 2 Reload
Genere: visual novel  
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: Spike Chunsoft
Publisher: NIS America
Data di uscita: 17 marzo 2017

Mai come in questo caso il nome del gioco si spiega da solo: Danganronpa 1 & 2 Reload è la collezione dei primi due capitoli della serie Danganronpa, riproposto su PS4, in attesa di Danganronpa V3: Killing Harmony che approderà sulla vostra console più avanti. Quindi per chi non avesse giocato ai precedenti capitoli, si tratta di una buona occasione perprendere dimestichezza con l’intera serie, in vista del terzo capitolo che a breve giungerà sugli scaffali. Detto così sembrerebbe una ottima opportunità, ma come vedremo, approfondendo l’analisi si capirà che il tutto presenta luci e ombre. Ma andiamo con ordine.

Il primo titolo, Danganronpa Trigger Happy Havoc, uscì in Giappone nel lontano 2010, per poi essere stato importato da noi successivamente sulla nostra PsVita. Il primo episodio era ambientato interamente nella Hope’s Peak Accademy, una prestigiosa scuola che si proponeva di formare i migliori talenti mondiali per il bene dell’umanità. Entrare nella scuola era molto difficile, in quanto era la scuola stessa a chiamare gli studenti più meritevoli. Ovviamente voi impersonerete i panni di uno degli studenti, tal Makoto Naegi, il quale ha avuto il privilegio di essere chiamato come studente più fortunato, in quanto vincitore di una lotteria.

Le regole del gioco

Neanche il tempo di festeggiare con gli altri 14 compagni che accade l’imprevedibile: il preside della scuola, un certo Monokuma, un robotico orsacchiotto mezzo bianco e mezzo nero, irrompe per dettare le regole del suo terribile gioco al massacro: da quel momento tutti saranno prigionieri della scuola, a meno che uno di essi non riesca nell’intento di uccidere un compagno senza farsi scoprire dagli altri. In tal caso egli si aggiudicherà la libertà, mentre tutti gli altri verranno uccisi. Se invece l’omicida verrà scoperto, egli stesso verrà giustiziato da Monokuma.

Il gioco è strutturato come visual novel, con dialoghi a dir poco prolissi che vi permetteranno di entrare nei meandri della personalità dei vostri compagni. Per quanto la logorrea dei personaggi possa sembrare un inutile appesantimento del gameplay, rallentando eccessivamente il ritmo del gioco, va detto che ogni singola frase pronunciata permetterà di comporre il puzzle delle indagini che dovrete affrontare dopo ogni omicidio, sotto forma di minigiochi.

Il processo

Si comincia con il  Nonstop Debate, fase in cui Makoto dovrà ascoltare le opinioni di tutti i compagni, ma non tutte le frasi pronunciate saranno attendibili in quanto potranno essere bugie oppure frasi semplicemente incorrette in quanto viziate da pregiudizi oppure interpretazioni non corrette. Starà quindi a voi contestare le frasi non corrette utilizzando le prove raccolte sulla scena del crimine.

Seguirà la Hanganman’s Gambit, una specie di gioco dell’impiccato, in cui la parola chiave verrà composta tramite le lettere che compaiono su schermo.

Quindi arriverà il Bullet Time Battle, un Rhythm game in cui vi toccherà evidenziare le frasi incoerenti, il tutto a ritmo di musica.

Infine arriverà il Closing Argument, l’atto con cui starà a voi concludere il processo, in cui dovrete incastrare l’assassino per lasciarlo tra le fauci di Monokuma.

Il pregio principale di questo titolo era rappresentato dalla trama, la quale poteva apparire scontata, per invece rivelarsi appassionante e ricca di colpi di scena. Una volta completato il gioco potrete affrontare la School Mode, dove potrete approfondire relazioni con tutti i personaggi, nell’ipotesi in cui il malvagio Monokuma non fosse mai esistito.

Goodbye Despair

Poi venne il sequel, intitolato Goodbye Despair, originariamente uscito nel 2012 in Giappone, che si differenziava soprattutto per la differente ambientazione, che in questo caso si rivela essere l’isola di Jabberwock, un modo come un altro per dire che vi trovate sulla più classica delle isole deserte.

Qui l’armonia viene compromessa un’altra volta dal diabolico robot, il quale ripropone le sue macabre regole, in tutto e per tutto analoghe a quelle viste nel prequel.

Il gioco si ripropone in modo molto simile a quanto apprezzato in Happy Havoc Trigger, con un gameplay analogo e una struttura del tutto simile, ma caratterizzato da nuovi personaggi, una nuova ambientazione ed alcuni affinamenti del gameplay, con una rivisitazione delle fasi dei processi precedentemente descritti, il tutto per variegare maggiormente il gameplay.

Anche in questo caso, una volta completato il gioco renderete accessibile la modalità isola, in cui potrete approfondire l’amicizia con i compagni.

Il denominatore comune di questi due titoli è la trama, ricca di colpi di scena e capace di coinvolgere e appassionare il giocatore. Allo stesso modo i personaggi sono caratterizzati in modo impeccabile, a tal punto da farvi affezionare.

Graficamente entrambi i giochi appaiono datati, soprattutto considerato il limitato sforzo effettuato per svecchiare due prodotti inizialmente concepiti e sviluppati per PSP cinque e sette anni fa. I giochi si presentano come ambientazioni 3d su cui compaiono artworks bidimensionali.

Il sonoro è piuttosto curato, con una colonna sonora ottima, ma con un doppiaggio in lingua giapponese (raccomandata) e americana. Non compare in nessun modo il nostro italico idioma, nemmeno nei sottotitoli.

In conclusione

I primi due titoli della serie Danganrompa ritornano in auge per i possessori della PS4, in attesa del prossimo arrivo del terzo capitolo della serie.

Due storie avvincenti e una miriade di personaggi a cui affezionarsi sono i punti a favore di questi due titoli, che però soffrono di un comparto tecnico arretrato e della mancanza della localizzazione in italiano.

Pro

  • Gameplay e storia avvincenti
  • Caratterizzazione dei personaggi encomiabile

Contro

  • Tecnicamente datato
  • Solo in giapponese e americano

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 6

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