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Recensione di Degrees Of Separation

Titolo: Degrees of Separation
Genere: 2D Puzzle Platformer
Piattaforma: PlayStation 4 / Xbox One (Testata) / Nintendo Switch / PC
Sviluppatore: Moondrop
Produttore: Modus Games
Data di uscita: 14febbraio 2019

Quando il riscaldamento globale incontra l’Era Glaciale

Sei gradi di separazione. Sul finire degli anni ’30, fu elaborata un’interessante teoria sociologica: ogni persona può essere collegata ad un’altra attraverso una catena di persone o conoscenze di lunghezza pari o inferiore ai cinque elementi. Probabilmente è qualche residuo di questa teoria sociologica, magari unito ad una piccola “battutina” sull’elemento della temperatura, cardine del gioco, ad aver influenzato la scelta di questo specifico titolo per questo videogioco Indie sviluppato dai ragazzi di Moonlight. Fatto sta che, il 14 febbraio del 2019, Degrees of Separation si palesa sugli store digitali di tre console casalinghe e sul principale rivenditore software per PC, Steam.

In un mese, come quello di febbraio nel 2019, pieno zeppo di release di un certo calibro (tra cui l’atteso e già piuttosto criticato Anthem, Far Cry New Dawn, Metro Exodus o l’ottimo port di Yakuza Kiwami su PC), titoli più di nicchia, ma comunque attesissimi (tra cui God Eater 3 e Jump Force, di cui potete leggere le recensioni sulle nostre pagine) e altri titoli dal seguito meno nutrito (ad esempio Civilization VI e Anno 1800, decisamente per una cerchia più ristretta), un videogioco come Degrees of Separation rischia di passare inosservato.

Ed è un rischio che, al fine di essere evitato, ha richiesto agli sviluppatori creatività, poesia, estro e meccaniche di gameplay solide e in costante evoluzione. E, stando a quanto è possibile visionare sulla pagina store delle principali piattaforme di digital delivery (PS Store, Xbox Store, Nintendo eShop e Steam), tutti questi elementi sono apparentemente presenti in Degrees of Separation. Moonlight ha dunque creato un titolo degno di contendersi le luci della ribalta con le principali release di questo mese?

Lì è venuta la zona tropicale. Vedi le mangrovie?

Una mattina, al sorgere del Sole, una ragazza si sveglia. Si sveglia e comincia a correre. No, non è il famoso proverbio africano brutalmente travisato da Aldo Baglio sul palco di Tel Chi El Telun. L’incipit di Degrees of Separation ci vede indossare, alternativamente, i panni di Ember e Rime, due giovani di nobili natali ed intenti che, destandosi da un lungo e travagliato sonno, sono immediatamente testimoni della rovina e desolazione del proprio mondo.

Immediatamente, i due si mettono in viaggio per comprendere i motivi di tanta desolazione e, a seguito di una breve sezione di platforming, casualmente, si incontrano alle estremità opposte di un ponte sospeso. Ember e Rime, dunque, cominciano a corrersi incontro tendendosi vicendevolmente la mano. Peccato però che quel tocco, quel gesto, non godrà di immediato appagamento:i due sono infatti confinati in universi paralleli climaticamente opposti. Se in quello di Ember il sole filtra pigro tra i rami degli alberi mossi da una placida brezza estiva, il mondo di Rime è flagellato da gelide raffiche invernali e coperto da centimetri abbondanti di folta neve bianca.

Impossibilitati a qualsiasi forma di interazione e contatto umano, ai due non resta che mettersi in viaggio verso il Castello, un’imponente roccaforte che sorveglia, dall’alto di una rupe, i resti di un mondo dimenticato. Obiettivo del loro viaggio diviene, dunque, la ricerca di un modo per spezzare la barriera inter-dimensionale che li separa. La trama di Degrees of Separation, piuttosto semplice da comprendere e lineare nel suo svolgersi, è raccontata da una voce narrante cui conviene abituarsi il prima possibile: la narratrice ci accompagnerà per tutto il tragitto, di livello in livello, commentando ogni mossa rilevante dei due protagonisti e facendo luce sulle loro emozioni e sui loro pensieri. Tutto sommato, si tratta di una trama senza infamia e senza lode, che si limita a fare il proprio lavoro in modo soddisfacente, lasciando volentieri il posto in prima fila al vero protagonista di questo titolo: il gameplay.

Lì c’è la zona artica. Non vedi che ci sono i cani da slitta?

Potremmo dunque ammettere che la trama si limita dunque a fare da sfondo alle numerose ed interessanti sezioni di gameplay proposte da Degrees of Separation. Ciò non è del tutto corretto: in diverse sezioni, in special modo nelle fasi iniziali del titolo, narrazione e gameplay viaggiano di pari passo. Al risveglio di Ember, prima, e di Rime poi, sono i giocatori a compiere i primi passi in foreste spoglie e rovine decadenti. E sono di nuovo i giocatori a corrersi incontro quando si scorgono vicendevolmente agli estremi del ponte sospeso, restando poi delusi nel non poter interagire a causa di una vera e propria barriera che, di fatto, taglia nettamente in due lo spazio di gioco.

Si tratta di una visione quantomeno atipica del concetto di split-screen: è vero che lo schermo è diviso e fornisce ad ogni giocatore uno spazio limitato, entro il quale questi può interagire con l’ambiente secondo le regole imposte dal clima regnante. Ma la suddivisione dello spazio tra i due giocatori è lasciata a questi ultimi e, inoltre, diventa cruciale nel risolvere i puzzle disseminati nei vari livelli accessibili, volta per volta, attraverso i diversi portoni sbloccati all’interno del Castello. Vista la forte differenza termica che intercorre tra l’universo di Rime e quello di Ember, alcuni elementi dello scenario interagiscono diversamente, a seconda che vengano inglobati nella prima o nella seconda ambientazione.

Nella sezione di schermo dedicata a Rime, ad esempio, il gelo dell’inverno impedisce ai geyser di eruttare, spegne le lanterne e congela qualsivoglia specchio d’acqua, rendendone possibile l’attraversamento. Nel momento in cui è Ember a passare attraverso il medesimo scenario, i geyser riprendono la loro attività, la neve si scioglie, le fiamme si ravvivano e gli specchi d’acqua tornano esplorabili in tutta la loro profondità. Non sono rare le occasioni in cui il gioco ci richiede di sfruttare il caldo estivo o il freddo pungente per manipolare gli elementi a schermo al fine di raggiungere delle preziosissime sciarpe, collezionabili disseminati nei livelli che permettono di aprire i cancelli che impediscono ai due protagonisti di accedere ai livelli successivi.

E, a proposito di questi ultimi, ognuno aggiunge un nuovo elemento al gameplay con cui abbiamo appena avuto il tempo di familiarizzare nel precedente. Nel passaggio dal primo al secondo livello, ad esempio, viene fornito ai due protagonisti il potere di “solidificare” la barriera che li separa, trasformandola così in un ponte che permette, ad uno solo dei due giocatori, di raggiungere piattaforme altrimenti troppo alte o lontane.

Probabilmente avrete notato il costante riferimento alla presenza di due giocatori nelle fasi di gameplay. Ebbene, il titolo può essere affrontato anche da un singolo giocatore, che si vedrà costretto a passare, alternativamente, da un protagonista all’altro. Si tratta di una soluzione poco ideale, che mostra come il concept dietro a Degrees of Separation preveda inderogabilmente la presenza di un secondo giocatore con cui condividere l’avventura. Le fasi migliori del gameplay sono proprio quelle che vedono i due giocatori interagire con lo scenario al fine di aiutarsi a vicenda nella progressione e nel raggiungere i collezionabili: il consiglio è dunque di non privarvi di una simile esperienza e di affrontare il titolo in compagnia di un altro giocatore, almeno in locale. Il multiplayer online non è ancora stato implementato, anche se Moonlight promette che l’attesa riguardo quest’ultima modalità di gioco sarà piuttosto breve.

Un equatore nitido a 60 FPS

Nonostante abbiamo avuto modo di affermare che il vero protagonista di Degrees of Separation sia effettivamente il suo gameplay, una sentita nota di merito va al comparto grafico di un titolo 2D che, tra scorci e scenari, riesce a catturare l’attenzione del giocatore e a spingerlo di stage in stage. Nonostante il livello di dettaglio degli sprite dei protagonisti non sia poi così alto, un character design interessante e delle animazioni tutto sommato buone impediscono a questi ultimi di minare alle fondamenta l’ottimo lavoro svolto sugli scenari.

Cosa decisamente interessante, dal punto di vista grafico, è la possibilità di vedere ogni singola sezione di gioco in due versioni, una appartenente all’universo di Rime e una a quello di Ember. Ogni centimetro quadrato dello scenario è dunque esplorabile in piena estate o nella morsa del gelido inverno, con tutta una serie di piccoli dettagli che evidenziano il cambio di stagione al passaggio dell’uno o dell’altro protagonista.

Su Xbox One S, il titolo non ha mai mostrato segni di incertezza, mantenendo un frame-rate solidamente ancorato in ogni circostanza. Degrees of Separation non è esattamente un titolo concitato o adrenalinico, anzi, ma un frame-rate costante resta comunque un gradevole punto di forza dell’ultima fatica di Moonlight. Il titolo viene eseguito in risoluzione nativa senza alcun problema e, grazie all’ottima implementazione del filtraggio delle texture e dell’immagine, gli scenari non subiscono alcun tipo di distorsione o di sfocatura. Fortunatamente, è necessario ben altro carico di lavoro per mettere in ginocchio le console di attuale generazione. 

In Sintesi:

Degrees of Separation è un titolo molto interessante. Da una premessa piuttosto semplice, che coinvolge due protagonisti confinati in due universi sì paralleli, ma in grado di influenzarsi a vicenda, nasce una sequela di elementi di gameplay interessanti la cui combinazione può tenere impegnati i giocatori, qualora decidessero di dare fiducia a questo titolo, per diverse ore.

L’intera campagna può essere affrontata in giocatore singolo o in multiplayer locale. Il multiplayer online, a detta dello sviluppatore, sarà presto implementato. L’interazione tra i due giocatori e i vari elementi dello scenario sono il sale di questo titolo: Ember e Rime dovranno sfruttare, rispettivamente, il caldo estivo e il gelo dell’inverno per farsi strada tra le rovine di un mondo dimenticato. La progressione di livello in livello è subordinata al ritrovamento di un dato numero di sciarpe collezionabili, posizionate in modo da stimolare la creatività e l’interazione tra i giocatori.

Il comparto tecnico, davvero di buona fattura, cattura l’attenzione dei giocatori e li immerge in un mondo dalle tinte blu ed arancio. Il titolo viene eseguito ad un frame-rate solido e senza alcuna incertezza, a risoluzione nativa e con l’implementazione di filtri che, nel complesso, rendono l’immagine nitida e piuttosto definita. Il prezzo di soli 19,99€ rende l’acquisto decisamente consigliato, soprattuto qualora si abbia a disposizione un compagno d’avventure pronto a condividere con voi l’interessante esperienza proposta da Moonlight.

Pregi:

  • Un gameplay interessante che fa dell’interazione tra i giocatori il suo punto forte.
  • Comparto grafico di ottima fattura, con scenari davvero ben realizzati.
  • Puzzle resi interessanti dalla separazione, fisica e visiva, tra i due protagonisti.

Difetti:

  • Alcune animazioni dei protagonisti sono poco convincenti.
  • Sprite dei protagonisti poco dettagliati.
  • Assenza del multiplayer online, al momento.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8

La recensione di Degrees Of Separation è stata scritta e curata da KentuckyFriedG per GameStorm.it, pubblicata il 25-02-2019

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Degrees Of Separation

  • Versione xone in esclusiva digitale
  • Data di uscita:
    14-02-2019
  • Categoria:
    platform
  • Disponibilità per:
    PS4 SWITCH XONE
  • Popolarità:
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