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Recensione di Touhou Genso Wanderer Reloaded

Recensione scritta e curata da Lian165 per gamestorm.it, inserita il 20-09-2018

Titolo: Touhou Genso Wanderer Reloaded
Genere: Roguelike RPG
Piattaforma: Nintendo Switch(testata), PlayStation 4
Sviluppatore: NIS America
Produttore: NIS America
Data di uscita: 20 Luglio 2018

L’ingiustizia prima di tutto

Questo ultimo periodo è decisamente quello dei giochi cosiddetti roguelike. Abbiamo già parlato più e più volte della nascita e della diffusione di questo particolare genere di intrattenimento dall’animo spesso profondamente sadico e punitivo, di quanto, “semplicemente giocandoci” si riesca ad arrivare ad odiare il mondo... l’universo intero. Potrebbe sembrare superfluo dire che ci sono titoli che, nonostante frustrazione e opprimente disagio, hanno saputo donare anche un ambiente di gioco affascinante ed evocativo (chi ha detto Dark Souls? -NdR-), ma in realtà deve essere detto e ripetuto perché chi si avvicina, per la prima volta, a questo tipologia di espressione videoludica potrebbe non credere ci si possa davvero appassionare a simili meccaniche di gameplay.

Genso Wanderer Reload rientra in questa summenzionata categoria e approda su Nintendo Switch con una versione riveduta e corretta di quella originale, uscita precedentemente per PS Vita e PlayStation 4. 

Tramiamo ma con sobrietà.

Come si può intuire dal titolo della produzione NIS America, abbiamo a che fare con una versione di Genso Wanderer aggiornata e arricchita di qualche antefatto che per ovvie ragioni - si legga mancata distribuzione su piattaforme Nintendo - non è sì conosciuto, soprattutto per quanto riguarda l’episodio a questo precedente. In realtà la lore di gioco viene un po’ sbattuta in faccia al giocatore che, quindi, non riesce in ogni caso ad assimilare appieno i vari aspetti della produzione, complice anche la mancata localizzazione italiana (data l’elevata presenza testuale anche in termini di slang anglofono ne pregiudica l’immersione narrativa). Ma qui vi possiamo venire in contro noi e vi diciamo che, sommariamente, il tutto gira attorno ad una figura femminile dai soprannaturali poteri, la quale si rivela essere in realtà una sacerdotessa: la donna, una volta venuta a conoscenza di una strana sfera dai poteri ancor più ultraterreni, decide di entrare in possesso di tale curioso artefatto al fine di scongiurare chissà quale oscuro destino al mondo.

Per dirla tutta, lo sfondo narrativo è più articolato, specialmente se si prendono in considerazione i personaggi con i quali entreremo gradualmente in contatto e che ci accompagneranno nel corso delle circa 20 ore (ma anche qualcosina in più) dell’avventura. Riteniamo non necessario aggiungere altro in merito poiché, alla fin della fiera, la narrazione è davvero ridotta all’osso ed è un mero pretesto all’introduzione delle meccaniche ludiche di gioco. Questo nonostante un davvero invasivo e prolisso quantitativo di dialoghi che, sì, aiutano sì ad entrare empaticamente in confidenza con i vari comprimari e nella psicologia - blanda - dei partecipanti all’avventura ma, allo stesso tempo, non permettono di conoscere il vero carattere di ognuno di essi: tutti i figuranti di questa “avvincente” vicenda risultano piuttosto piatti e privi di un qualsivoglia spessore umano, tutti fondamentalmente e fastidiosamente frivoli.

Si sa, le produzioni a stampo nipponico e in salsa “chibi” hanno come caratteristica principale una certa superficialità comportamentale a beneficio, solitamente, di trame complesse e struggenti e, quindi, il tutto è volto a rompere la tensione narrativa; in Genso Wanderer Reload abbiamo davvero a che fare con qualcosa di estremamente blando e ridondante.

Passando al lato pratico inerente al gameplay, come detto, abbiamo una sorta di dungeon crawler J-RPG con un’anima profondamente roguelike il che, da una parte, potrebbe essere il lato positivo della medaglia ma che, come una moneta truccata, mostra lo stesso “problematico” fianco.

Lo sviluppo randomico dei vari stage, assolutamente piatto e di poco interesse, diventa presto noioso e ripetitivo. Vero che la difficoltà in queste produzioni è di base tarata verso l’alto, ma la scelta - in questo caso - di aggiungere una barra “della fame” come in Don’t Starve - per esempio - è un pochino eccessiva e troppo, troppo spesso, ci ritrova a dover litigare con lo stomaco del personaggio principale, addirittura più che con i vari nemici. Non manca una barra dell’energia che si ricarica in automatico con il tempo ma, obiettivamente, tale barra non desta quasi mai reale preoccupazione. Si parlava del fatto di essere accompagnati, lungo il corso dell’avventura, da vari compagni: questi risultano privi di una minima logica combattiva e denotano scarsa capacità difensiva, tanto che la loro vera dimensione la trovano nel sacrificio.

Di base è possibile attaccare da lontano, tramite incantesimi di vario tipo, e in melee all’arma bianca (è sempre preferibile restare a distanza). In realtà vi è una certa varietà tra i vari incantesimi ma si finisce presto per utilizzare sempre gli stessi tre.

L’atmosfera di gioco non è difficile da imparare ad apprezzare per via dello stile scanzonato in sé, il problema è che tale stile si riflette in un gameplay ostico ma, allo stesso tempo, approssimativo e vacuo.

Bello da vedere? Nì. Bello da ascoltare? Sò

Genso Wanderer Reload sfrutta uno stile chibi molto ben fatto in fase di gioco ed una buona cura nei ritratti dei vari personaggi, senza distinzione tra principali e comprimari in termini di impatto visivo, risultando invero molto gradevole e simpatico. È un peccato, però, che la stessa attenzione non sia stata riposta nella costruzione dei livelli i quali sembra siano solo un’accozzaglia di pattern utilizzati più e più volte, senza impegno e senza la benché minima fantasia.

Le musiche sono estremamente ripetitive e piatte anche se non fastidiose, questo però porta presto alla sostituzione immediata di esse in favore di qualcosa di decisamente più vario e piacevole dalla propria personale audioteca.

Ci è rimasta qualche perplessità in merito alla localizzazione: vero che la mancanza dell’italiano si fa sentire in un gioco testualmente pesante, ma è anche vero che si tratta perlopiù di dialoghi senza spessore ed eccessivamente ridondanti.

In sintesi:

Il continuo supporto di NIS America per Nintendo Switch è encomiabile. Prodotti come Yomawari, Y’s VIII, Fallen Legion e SNK Heroines Tag Team Frenzy (questi ultimi due analizzati sempre da noi sulle pagine di Gamestorm.it) sono testimonianza di quanto l’azienda stia credendo nella console ibrida di Nintendo. Purtroppo, non si può nascondere una certa trascuratezza di questo Genso Wanderer Reloaded il quale giunge su Switch con una versione che - dato anche il suffisso Reloaded - poteva decisamente essere migliorato sotto diversi aspetti. Nel complesso abbiamo tra le mani un prodotto curato solo per meno della metà necessaria.

Pregi:

  • Buono il carattere “leggero” della produzione....
  • Buona caratterizzazione dei personaggi a livello visivo...

Difetti:

  • ...peccato risulti troppo leggero.
  • ...Che però non si riflette nella profondità caratteriale degli stessi.
  • Combat System approssimativo nelle meccaniche.
  • IA alle volte quantomeno curiosa.
  • Mancanza della localizzazione italiana.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 5

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