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Recensione di Echochrome


Titolo: Echochrome
Genere: puzzle
Console: PSP
Sviluppatore: SCEJ
Publisher: SCEE
Data di uscita: 4 luglio 2008

Oggigiorno capita davvero di rado di assistere alla nascita di un titolo dall’appeal originale, capace di portare qualcosa di nuovo al mondo videoludico. Non che tutto sia stato già inventato: tutt’altro! Il futuro saprà certamente riservarci tante altre vere novità. Il problema è che spesso e volentieri le case produttrici preferiscono affidarsi a giochi dedicati a produzioni cinematografiche, che troppo di frequente sanno farsi trascinare solo dal successo della versione proiettata sul grande schermo senza sfoggiare un vero appeal dal punto di vista del gameplay. Spesso e volentieri quindi capita di vedere un gioco bello da vedere, ma non da giocare.
Per fortuna ogni tanto c’è una voce che stona dal coro, il che non è sempre una nota negativa: dal gruppo di solite produzioni spicca infatti questo Echochrome, titolo capace di stupire sin dall’inizio, già dal primo impatto per la sua semplicità, evidente nel bianco e nero totalmente privo di sfumature, così come l’interfaccia grafica, totalmente assente in questo titolo. Una volta tanto siamo di fronte a un titolo più bello da giocare che da vedere. Ma procediamo con ordine.

L’apparenza inganna

Echochrome è un puzzle game in cui avrete a disposizione pochi comandi: lo stick analogico per ruotare la visuale, un tasto per impartire al vostro manichino l’ordine di fermarsi e un altro tasto ancora per dirgli di camminare velocemente. Tutto qua. Nessuna azione da far fare al vostro personaggio, nessun salto da compiere, nessun tipo di interazione con l’ambiente.
L’obiettivo del gioco è quello, nella modalità “solo”, di far congiungere il vostro manichino, animato di moto perpetuo (avanti e indietro fino a trovare il termine della piattaforma) con le sue ombre (che prendono il nome di echo), oppure con i manichini dello stesso colore che “animano” le ambientazioni nella modalità “coppia”. Il tutto con una giusta dose di tempismo al fine di evitare altri eventuali manichini caratterizzati dal colore sbagliato, messi lì apposta per ostacolarvi il cammino.
Fino a qua sembrerebbe semplice, se non fosse che in ogni livello fare quanto sopra descritto sarebbe a prima vista impossibile a causa di buchi e interruzioni poste sul vostro tragitto. In vostro aiuto verrà la particolarità che rende questo Echochrome unico nel suo genere: le leggi della fisica che lo governano sono basate sull’apparenza più che sulla realtà fisica rendendo possibile ciò che sembrerebbe impossibile, come ad esempio cadere su una piattaforma più alta o passeggiare nel vuoto. Per meglio spiegare quanto appena accennato è tuttavia meglio enumerare le cinque leggi che governano il mondo di Echochrome.
 

Le cinque leggi

Qui di seguito spieghiamo le cinque leggi che rendono speciale questo Echochrome: la prima si chiama “passaggio in prospettiva”, e permette di collegare due percorsi lontani e posti su livelli differenti semplicemente ruotando la prospettiva in modo da farli sembrare l’uno la prosecuzione dell’altro.
La seconda prende il nome di “atterraggio in prospettiva”, e permette di cadere da una piattaforma bassa a un’altra posta più in alto semplicemente ruotando la visuale al fine di far apparire la pedana più bassa sopra l’altra.
La terza prende il nome di “presenza in prospettiva”. Immaginate un lungo tratto di pedana interrotto da un tratto di vuoto. Piazzate davanti al buco una colonna al fine di far sembrare continuo il tratto di pedana e il gioco sarà fatto: il vostro manichino camminerà indisturbato sul vuoto.
La quarta, soprannominata “assenza in prospettiva”, consiste nel porre una colonna davanti a un tombino nero (entità che vi farà cadere nel vuoto) per far sì che quest’ultimo scompaia del tutto.
Infine avrete a disposizione il “salto in prospettiva”, in cui le caselle bianche vi faranno balzare da una pedana all’altra, a patto che questa appaia sopra la prima.
Come avete avuto modo di interpretare da quanto spiegato nelle regole, il denominatore comune che sta dietro all’ossatura del gioco è l’apparenza: tutto è possibile, purché sembri vero e in tal caso si avvererà sul serio. Probabilmente l’ispirazione di questo titolo è venuta sulla base delle opere di Maurits Cornelis Escher (in particolare il quadro intitolato Relativity), che difficilmente saranno passate inosservate anche ai vostri occhi (suggeriamo di sbirciare sulla rete per capire cosa intendiamo).

Scheletrico

Il titolo, come già accennato, sfoggia una grafica semplicissima, tale da risultare ridotta all’osso: la mancanza di un solo segmento sullo schermo non solo ne causerebbe il degrado, ma toglierebbe addirittura il significato a quanto mostrato dal monitor della vostra PSP, tanto è risicata l’interfaccia grafica. Anche le animazioni sono quanto di più semplice ci si possa immaginare, composte da movenze che si possono contare sulle dita di una mano.
Il sonoro, invece, è caratterizzato da musiche che ben accompagnano l’atmosfera del gioco, basate su composizioni di violino davvero ben fatte, rilassanti e adatte all’atmosfera. Praticamente nulli gli effetti sonori, a parte la voce che commenterà il vostro operato.
Al fine di ridurre la frustrazione dei meno pazienti, il gioco propone tutti i 56 livelli sin da subito, i quali possono essere selezionati in modo random (voi sarete tuttavia chiamati a definire il livello di difficoltà da cui attingere) oppure dalla galleria, nella quale compaiono tutti quanti.
In conclusione, Echochrome si discosta dalla massa di titoli in uscita proponendo un modo nuovo di intendere i puzzle games, basato sull’apparenza oltre che sulla logica. La presenza di un editor per costruire i propri livelli e condividere in multiplayer rappresenta un valore aggiunto.
Peccato solo per alcune imprecisioni nel sistema di controllo, che fanno sì che proprio le leggi su cui si basa l’intera ossatura del gioco non vengano prontamente applicate.


PAGELLA

Gameplay: 9

Finalmente un titolo capace di offrire qualcosa di nuovo in termini di gameplay!

Sonoro: 8

Ad accompagnare le vostre partite ci penserà una musica composta da violini, di ottima fattura

Grafica: 6

Grafica e animazioni quanto meno scarne, ma capaci appieno di compiere il loro lavoro.

 

Longevità: 7

56 Livelli da poter giocare sin da subito, single player e multiplayer e un editor fanno si che il gioco si attesti su un buon livello di longevità

VALUTAZIONE COMPLESSIVA 7,5

Più che semplice, ridotto all’osso. Questo Echochrome è un puzzle game in cui viene proiettato sullo schermo praticamente il solo gameplay, senza alcun fronzolo aggiuntvo.
 

La recensione di Echochrome è stata scritta e curata da monsteruno per GameStorm.it, pubblicata il 03-01-2009

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Echochrome

  • Immagine della copertina del gioco Echochrome per PlayStation PSP
  • Data di uscita:
    27-06-2008
  • Categoria:
    puzzle
  • Disponibilità per:
    PSP
  • Popolarità:
    1.16 %

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Valutazione del gioco 6.6

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