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Recensione di The Lost Child

Recensione scritta e curata da Morgana90 per gamestorm.it, inserita il 19-06-2018

Titolo: The Lost Child
Genere: JRPG/Visual Novel
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: Kadokawa Games
Produttore: NIS
Data di uscita: 22 Giugno 2018

L'eterna lotta tra Angeli e Demoni... Sette anni dopo

Direttamente dagli autori del famoso El Shaddai Ascension of the Metatron arriva The Lost Child, ambientato nello stesso universo di El Shaddai. Il gioco sarà disponibile in Europa dal prossimo 22 Giugno su PlayStation 4, PlayStation Vita e Nintendo Switch.

Le versioni PS4 e Switch saranno disponibili in formato retail e digitale, a differenza della versione PlayStation Vita che, purtroppo per i collezionisti, potrà essere acquistata solamente in versione digital sul PS Store. NIS ha anche annunciato una Limited Edition di The Lost Child che includerà una copia del gioco, la colonna sonora su CD, un artbook con copertina rigida e una confezione cartonata da collezione.

Molti di voi ricorderanno  El Shaddai Ascension of the Metatron, uscito nel 2011 su PS3 e Xbox 360. A circa sette anni di distanza torneremo nuovamente nell’universo narrativo ideato dalla mente di Takeyasu Sawaki, riprendendo la storia dell’eterna lotta tra angeli e demoni.

Questa volta ci troveremo sulla terra, precisamente a Tokyo dove, oltre gli umani, abitano segretamente anche creature ancestrali dette Astrals.

A differenza del capitolo madre, qui viene totalmente abbandonato lo stile action a favore della visual novel che tanto piace ai giapponesi, mista però ad un sottogenere di JRPG: il dungeon crawler. Purtroppo però, il risultato di questo spin-off è una sorta di calderone dove sono stati buttati dentro tutti i punti di forza di altre saghe ben più famose, creando soltanto una brutta copia di Pokémon, Shin Megami Tensei e Persona.

Sembra un Angelo caduto dal Cielo

Siamo nella confusionaria e caotica Tokyo di oggi e impersoniamo il taciturno giornalista dell’occulto Hayato Ibuki che, ultimamente, sta indagando su misteriosi suicidi di massa.

Le vittime sembrano essere costrette da qualche arcana entità a compiere l’estremo gesto e, agli occhi dei testimoni nella metropolitana di Tokyo, sembra che qualcuno “spinga”, nel vero senso della parola, i pendolari sotto il treno tramite un’ombra malvagia che li circonda.

Per complicare (o forse risolvere) la situazione entra in scena una misteriosa ragazza autodefinitasi un angelo caduto dal cielo, che ci dona una valigia: il contenuto sembra sia la salvezza dell’umanità, ovvero la Gun Gangour, una simil-pistola capace di catturare i demoni che stanno provocando i suicidi degli ultimi tempi. Come se non bastasse la ragazza rivela al protagonista che lui è il prescelto, l’unico in grado di contrastare la venuta dei demoni e ristabilire l’equilibrio delle cose.

Questo è l’incipit del gioco in cui, anche se trattandosi di visual novel, e quindi abbondantemente curato nella trama, la situazione diventerà più complicata di come si può credere.

Dungeon Crawler, genere di nicchia?

La composizione di questo gioco non è solo sfondi 2D, conversazioni prolisse e risposte a scelta multipla; ci troviamo di fronte ad un ibrido di visual novel e dungeon crawler. L’esplorazione dei dungeon (caratteristica principale da cui deriva il nome del genere stesso) è in prima persona e l’incedere del gioco potrebbe non piacere alla grande massa di giocatori, relegandolo al gradimento solo per una contenuta cerchia.

Il movimento del personaggio avviene su binari e la mappa viene svelata, man mano, in ambienti molto poveri di dettagli e labirinti composti da pochi poligoni quasi a ricordarci lo screen-saver stile Doom di Windows 95; il tutto è poco allettante e potrebbe deludere un player in cerca di dungeon visivamente intriganti e stimolati da visitare.

Gli scontri avvengono in maniera casuale, come i jrpg vecchia scuola insegnano, permettendo di combattere e catturare gli Astrals per poi inserirli nel nostro party.

È lecito pensare dopo poco che questo gioco si ispiri chiaramente a Shin Megami Tensei, in quanto la cattura dei mostri e il potenziarli è il fiore all’occhiello della saga. Ogni creatura ha i suoi punti di forza e di debolezza e bisognerà scegliere con cura un party equilibrato per far fronte, non tanto alle battaglie casuali facilmente superabili, ma ai boss di fine livello decisamente più ostici.

Il protagonista, dato il suo grande potere, può accumulare potenza  di fuoco per poi sfoderare un attacco decisivo: il potente Astral Burst; una tecnica la cui efficacia dipende dal tipo di proiettili utilizzati, che spesso assicura comunque la cattura del mostro.

Al termine dei combattimenti, oltre i punti esperienza, riceviamo anche i punti Karma che possono essere distribuiti per potenziare il nostro roster di creature.

Ogni Astral, però, è "livellabile" fino ad un certo punto e si potrà scegliere se far “rinascere” il mostro e farlo tornare al livello iniziale, ambendo però a parametri ben più elevati successivamente. Va comunque detto che il sistema di sviluppo deve essere utilizzato in modo intelligente, altrimenti si rischia di complicarsi la vita da soli poiché gli Astrals rinati tornano infatti al livello uno, ma sarebbe opportuno effettuare la rinascita dopo aver accumulato abbastanza karma, così da recuperare almeno un po’ di livelli.

Il titolo è sicuramente improntato al grinding, bisogna quindi potenziarsi sufficientemente per avanzare senza troppi grattacapi e sicuramente questo invoglia anche il giocatore con smanie di collezionismo a catturare tutte le creature possibili, in perfetto stile Pokémon.

Un Anime Interattivo

Partendo dal presupposto del budget low cost, si può dire senza dubbio che il comparto estetico/artistico merita. Le tavole disegnate a mano in perfetto stile manga trasudano Giappone da tutti i pori, anche il character design è molto curato e conferisce un colpo d’occhio gradevole e sfizioso.

Le animazioni sono comunque ridotte all’osso, i fondali sono in 2D ed è difficile vedere personaggi nel pieno dell’azione se non per quanto riguarda le cutscene dotate di una bella colorazione vivace e luminosa. Anche lo stylish dei mostri collezionabili è ben fatto e propone divinità nordiche e greche curate in tutto e per tutto.

Anche il comparto sonoro è di buona fattura, evocativo e piacevole nell’andatura tutto sommato lenta del genere in questione. Il doppiaggio è disponibile sia in inglese che giapponese e offre una buona qualità anche se, data la totale assenza di localizzazione italiana, questo titolo potrebbe risultare ostico a chi non comprende appieno l’inglese, vista la grossa mole di dialoghi.

In sintesi:

Parliamoci chiaro, pur apprezzando il genere JRPG riteniamo possa essere comprensibile non amare alla follia il sottogenere dungeon crawler, un po’ per la staticità del tipo di gioco in sé, un po’ per la mancanza di un minimo di “azione”, e di sicuro questo non è il titolo giusto anche per chi vuole affacciarsi a questa categoria un po’ particolare.

The Lost Child non è un gioco che rimarrà impresso nella mente di molti, il tema principale sfruttatissimo e la povertà degli ambienti di certo non aiutano, a compensare è la trama ben pensata e il comparto grafico gradevole e pulito. Un titolo come molti però, che non arriva alla sufficienza e che probabilmente finirà nel dimenticatoio molto presto.

Pregi:

  • Sceneggiatura ben realizzata.
  • Buona direzione artistica e belle sequenze anime.
  • Gran numero di Astrals collezionabili.

Difetti:

  • I dungeon sono poco curati e ripetitivi.
  • Mancanza di animazioni di qualunque genere.
  • Sconsigliato ai non amanti dei dungeon crawler.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 5,5

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