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Recensione di Spider-Man

Recensione scritta e curata da G-PqV per gamestorm.it, inserita il 25-09-2018

Titolo: Marvel’s Spider-Man
Genere: Action / Open-World
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: Insomniac Games
Produttore: Sony Interactive Entertainment 
Data di uscita: 7 settembre 2018

 

Da Grandi Poteri derivano Grandi Responsabilità

Correva l’anno 1962 quando un giovane scrittore, un certo Stan Lee, decise di unire le forze con due promettenti autori di fumetti dell’epoca, i compianti Jack Kirby e Steve Ditko. Il trio doveva risollevare le sorti di un genere, quello dei super-eroi, che, dopo il boom vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale (soprattutto grazie al super-patriota Capitan America), vedeva un crollo vertiginoso nell’interesse della popolazione.

Questo gravoso compito toccò appunto al “Sorridente” Stan Lee, che incaricato di creare “super-eroi con problemi”, decise di provare la strada del successo mettendo le basi per quello che sarebbe diventato uno dei personaggi più amati dalla popolazione globale. Nacque così il timido, impacciato ed introverso Peter Parker che, grazie al morso di un ragno radioattivo, vive la doppia vita di super-eroe con il suo alter-ego dalla battuta sempre pronta, l’amichevole Uomo Ragno di quartiere.

A differenza dei protagonisti dei fumetti Marvel che lo hanno preceduto, Peter è prima di tutto un ragazzo semplice, un giovane orfano; vive con la sua adorata Zia May e il saggio Zio Ben e, una volta scoperti i suoi poteri, pensa a come poterne trarre un guadagno, piuttosto che utilizzarli per il “bene superiore”. Un atteggiamento che cambierà presto e che gli costerà la vita del suo amato zio, freddato da un ladro in fuga lasciato fuggire dal giovane Peter.

Una lezione che, da subito, fa centro nel cuore dei lettori; questi, già dalle prime pagine dei fumetti, imparano che “Da Grandi Poteri derivano Grandi Responsabilità” (una frase che in realtà non appare nei fumetti, ma viene riadattata in seguito). È solo l’inizio di quella che sarà la maturazione del ragazzo e l’effettiva leggenda di Spider-Man.

Nell’arco degli anni, Stan Lee e i suoi collaboratori riescono abilmente a mescolare il lato più eccitante dell’essere un super-eroe, le lotte e la violenza, a quello più drammatico del vivere una doppia identità che porta Peter a perdere tante persone care che, consapevoli o meno della sua doppia vita, finiscono con il rimanere coinvolte nelle lotte con i tantissimi nemici dell’Arrampica Muri (Gwen Stacey vi dice qualcosa?).

Anche la TV e il grande schermo vogliono una fetta di Spider-Man e, già dagli anni ’70, si cerca di esportare il franchise con mini-serie, film e più avanti anche cartoni animati (vi ricordate i pomeriggi a guardare “L’Uomo Ragno e i suoi Fantastici Amici”?). Per avere una trasposizione di successo bisogna attendere il 2002, quando Spider-Man approda al cinema con la trilogia di Sam Raimi che vedeTobey Maguire nei panni di un azzeccatissimo Peter Parker. Un successo che si protrae per tre film e che ha lasciato in eredità ad internet tantissimi meme.

Gli altri Spider-Man noti al grande pubblico sono stati Andrew Garfield, il quale, protagonista della serie The Amazing Spider-Man, veste la calzamaglia per due film, e permette al grande pubblico di conoscere meglio uno dei grandi amori (e dei più amari rimpianti) di Peter, Gwen. Un flop che spinge la Marvel a cambiare nuovamente, proponendo un nuovo reboot direttamente collegato al Marvel Cinematic Universe, che presenta un giovane Tom Holland nei panni di un “acerbo” Peter.

Arriviamo, infine, ai videogame, il nostro pane quotidiano. Il potenziale di Spider-Man applicato al mondo videoludico è davvero altissimo, e le case di sviluppo non ci mettono molto prima di decidere di sfruttarlo. I primi a fiutarne le qualità sono stati i ragazzi di Oxford Digital Enterprises che, nel 1990, hanno pubblicato The Amazing Spider-Man su Amiga, un platform d’azione che vedeva Spidey contro Mysterio, reo di aver rapito “la signora Spider-Man”, Mary Jane.

A distanza di quasi 30 anni dal primo videogame dedicato all’Uomo Ragno, ci prepariamo a parlarvi di Marvel’s Spider-Man di Insomniac Games, studio noto per aver creato e sviluppato Spyro, Ratchet&Clank e Resistance, e che, per la prima volta, si cimenta con una IP non originale.

Gli accaniti fan del super-eroe lo attendono fin dal suo annuncio all’E3 del 2016, dov’è stato presentato come il titolo definitivo di Spider-Man. Sarà davvero così? I nostri sensi di ragno pizzicano, il potenziale c’è tutto, scopriamo insieme se Insomniac Games ha fatto centro.

(intro a cura di DryIly)

Una ragnatela di feels: Falli Secchi, TIGRE!

Le vicende dell’Uomo Ragno, come detto sopra, sono state proposte ripetutamente, con le ovvie variazioni, su opere e media differenti. Tutti, appassionati e non, conoscono (almeno in parte) la storia di Spider-Man, tutti sanno chi è Peter Parker, cosa “combina” e quali sono i personaggi ricorrenti, buoni o cattivi, che ne accompagnano le avventure.

Insomniac Games ha dovuto affrontare il problema di rendere affascinante qualcosa di già visto e rivisto a più riprese.

Ovviamente, in questi casi, non è possibile stravolgere il racconto, né lasciarlo completamente inalterato: si attirerebbero o le ire dei fan “puristi” per ogni minima modifica o quelle dei rivoluzionari con le conseguenti accuse del tipo “... non hanno avuto il coraggio di osare”.

La software house ha così scelto di proporre una storia originale ma allo stesso tempo canonica grazie ad un esagerato e splendidamente funzionale fan-service, ad una ragnatela di feels.

Il tutto si articola su una sceneggiatura perfettamente riuscita: non importa che abbiate una preparazione totale sul brand, non importa che abbiate ben presente chi sono i villains dell’Amichevole Spidey di Quartiere… Marvel’s Spider-Man riesce a sorprendere anche in ciò che è già noto (con qualche extra originale e toccante).

 Insomniac non è da elogiare per cosa racconta ma per come lo fa: un progressivo diramarsi di eventi, costantemente arricchiti da elementi iconici e “smuovi-sentimento”, che trattano la fase già matura del super-eroe.

Peter Parker ha 23 anni, nella vita ordinaria è un laureato, assistente presso il laboratorio del Dottor Octavius. Zia May lavora come volontaria al FEAST, centro di assistenza per i senzatetto guidato da Martin Li. Il rapporto con Mary Jane, fidanzata storica di Pete e reporter del Daily Bugle, non vive il suo momento più roseo. Il team di sviluppo ha, quindi, posto l’accento sulla figura più “umana” del ragazzo, quella che ha permesso ai fan, negli anni, di affezionarsi anche alla sua non fortunatissima metà “non-eroica”.

L’altra faccia della sua medaglia è quella di uno Spider-Man maturo, otto anni dopo il morso del ragno, alle prese, nell’incipit dell’avventura, con Wilson Fisk / Kingpin, boss che gestisce la criminalità organizzata di New York.

Non è necessario svelare ulteriori dettagli in merito alla trama. Il tutto viene proposto in un’escalation di eventi adornati da frasi iconiche, villains celebri, alleati dal grande potenziale, anticipazioni di cosa accadrà nei contenuti aggiuntivi e tante altre “decorazioni ad effetto feels”.

Sentirsi Spider-Man

Il lavoro di Insomniac è, senza dubbio, la migliore incarnazione ludica “pad alla mano” dell’Uomo Ragno.

È, infatti, doveroso iniziare questa sezione di analisi parlando di come tutte le meccaniche di gioco siano state pensate per permettere al giocatore di “sentirsi veramente Spider-Man”, dallo swing alla corsa acrobatica, dall’utilizzo dei gadget al combattimento corpo a corpo, passando per le arrampicate e i sensi di ragno.

Sicuramente, anche le altre software house, che in precedenza hanno prodotto giochi dedicati al supereroe Marvel, avevano le medesime intenzioni; il pregio di Insomniac risiede nell’essere riuscito a concretizzarle nettamente meglio dei suoi colleghi attraverso accorgimenti che connettono ciascuna singola caratteristica di Spidey in un sistema a 360°.

Ci spieghiamo meglio: nelle opere passate si vestivano i panni del lancia ragnatele, del combattente agile, dello scalatore di edifici, etc… mai, però, tutto questo assieme. Marvel’s Spider-Man riesce a fondere le singole qualità dell’eroe in un impianto dinamico e fluido; questo permette una maggiore immedesimazione ed ecco che, dal meno coinvolgente “impersonare l’Uomo-Ragno”, si arriva al suddetto “sentirsi Spider-Man”.

Isolando le qualità del media non si può non menzionare il puro divertimento che deriva dal dondolarsi appesi alla ragnatela tra palazzi, cartelli, alberi e tutti gli appigli possibili. Lo swing (affidato al tasto R2) è gestito dal motore fisico e produce movimenti naturali e sempre armonici. Abbiamo trascorso gran parte dell’avventura senza utilizzare gli spostamenti rapidi (che si sbloccano poco dopo l’inizio) proprio perché “svolazzare” per le strade della Grande Mela è estremamente appagante. Inoltre, con l’avanzamento nel gioco si sbloccano abilità che rendono questa meccanica ancora più entusiasmante e bella da osservare. Inizialmente, è necessario prenderci un minimo la mano per automatizzare le tempistiche, capire le zone su cui è possibile appendersi e sapere quando sganciarsi dalla tela per mantenere una buona velocità.

I movimenti senza ragnatela sono in puro stile parkour e godono di una discreta quantità di animazioni ma, siatene ben consapevoli, passare dalla rapidità delle oscillazioni alla corsa rende quest’ultima quasi frustrante, non perché questa sia realizzata male ma per la qualità delle prime e… insomma… siete Spider-Man o no? Dimostratelo!

Passando al lato più pratico, il combat-system non è altro che una versione “adattata” del free-flow system che abbiamo conosciuto con la serie Batman Arkham di Rocksteady, poi ripreso da altre software house come Monolith nei due capitoli di “La Terra di Mezzo”.

Rispetto alla controparte del Cavaliere Oscuro, il combattimento dell’amichevole Spider-Man di quartiere è, però, meno improntato sul contrattacco e più sulla schivata (scelta che rispecchia perfettamente la differenza di caratteristiche fisiche e di agilità tra i due eroi).

Per il resto è estremamente simile: combo con relativo counter, attacco speciale (una mossa finale) attivabile al riempimento della barra della concentrazione, indicatore che segnala l’attacco in arrivo (i Sensi di Ragno) e conseguente possibilità di schivata (“perfetta” quando si esegue con il giusto tempismo), interazione con gli oggetti presenti nell’ambiente e utilizzo di gadget (8 in totale, quasi tutti da sbloccare). A questo si aggiunge il potere del costume, attivabile con la pressione di R3: sono 28 le suits da sbloccare, ognuna dotata di una propria abilità. Ad esempio, quella rosso-blu principale con l’appariscente ragno bianco, mostrata nei vari trailer, permette di aumentare la velocità di accumulo della concentrazione. Quest’ultima è da tenere sempre sott’occhio in quanto, oltre a gestire le final-moves (cerchio + triangolo), può essere consumata (d-pad basso) per ricaricare l’energia vitale di Peter.

Per quanto riguarda i nemici, escludendo le boss-fight, il discorso è analogo. Marvel’s Spider-Man fa poco per prendere le distanze dalla strada segnata dai suoi precursori: scagnozzi semplici, nemici corazzati e altri armati o dotati di scudo anti sommossa. Se, per quanto riguarda l’azione, questa mancanza di coraggio non risulta pesante, nella gestione degli avversari l’effetto del “non osare” si fa sentire.

Il combat-system, alla luce di quello che abbiamo appena detto, propone al giocatore qualcosa di rodato, di sicuro, in modo più impreciso e caotico rispetto a quanto visto sui Batman Arkham.

Nel complesso, questa versione più “scanzonata” delle medesime meccaniche, sopperisce la mancanza della precisione e della necessità di costante attenzione (che ha caratterizzato i lavori di Rocksteady) con un clima più easy, fatto di divertimento e, per i meno pratici, di un più frenetico button-mashing.  Attenzione, questo non significa che non possiate sfruttare le vostre abilità con il pad: più si padroneggiano le molteplici meccaniche, maggiori saranno le combinazioni da eseguire e da godersi in un turbinio visivamente incredibile di pugni, calci (e nemici) volanti, balzi, poteri, gadget e, ovviamente, ragnatele.

Pregevole è l’inserimento del “fuoco amico”: quando un avversario svuota il caricatore su uno Spidey circondato da altri criminali, è possibile sfruttare la loro fisicità come scudo per i proiettili.

La nuova esclusiva per PlayStation 4 permette anche un approccio furtivo, utilizzando abilità e attrezzature. Nonostante animazioni ben congeniate, però, lo stealth risulta molto meno appagante rispetto al combattimento diretto, spezza il ritmo e si tende ad escluderlo come opzione, salvo non venga reso obbligatorio dagli obiettivi della missione.

Avendovi descritto il gameplay in senso stretto non ci rimane che rispondere ad un’altra domanda:

“Cosa si può fare in Marvel’s Spider-Man?”

Al di là della “storia principale”, il titolo ha un’impostazione che propone i contenuti in modo progressivo, dalle fasi di tutorial fino alle side-quest, passando per le sfide a tempo o attraverso i covi da liberare, tutto, ovviamente, mentre si combatte la criminalità per le strade di New York o si ascoltano le trasmissioni  podcast di J. Jonah Jameson.

L’unlock delle zone della mappa necessita, con una meccanica in puro stile open-world, dello sblocco delle antenne radio del NYPD.

Tutto quanto, compreso effettuare acrobazie in aria, consente di guadagnare i punti esperienza necessari per salire di livello e ottenere le abilità presenti in uno skill-tree composto da tre sezioni.

In determinate missioni secondarie, invece, si ricavano tre tipologie di gettoni utili per la creazione dei costumi e dei gadget.

L’avventura è condita da sezioni in cui si ha il controllo del “normale” Peter Parker (e non solo, non vogliamo aggiungere altro per evitarvi spoiler) e da mini-games basati sulle qualità da scienziato del protagonista.

Ci sono, poi, interessantissimi collezionabili, monumenti da fotografare, azioni da compiere per sbloccare determinati trofei, etc. Insomma, l’offerta ludica del prodotto di Insomniac è corposa e varia, intrattiene senza mai (o quasi) apparire pesante (per oltre 20 ore).

La miglior New York videoludica (e ci sono anche le pozzanghere)

Pur non rappresentando la miglior testimonianza di qualità visiva di questa generazione, Marvel’s Spider-Man offre un colpo d’occhio di tutto rispetto.

La New York di Insomniac è ben lontana dall’eccessivamente chiacchierato fotorealismo e mostra le proprie debolezze nell’estetica dei tantissimi edifici di Manhattan (eccetto quelli di maggiore importanza), rivestiti da texture tendenzialmente piatte e meno definite rispetto a quanto accade per gli elementi “centrali” della produzione.

Come detto, però, il risultato complessivo è ben oltre il “buono”, grazie ad un sapiente uso della pattern cromatica e ad un’ottima gestione dell’illuminazione (in tre varianti: mattina, tramonto, notte), capace, quest’ultima, tramite sole, luna e insegne brillanti, di produrre giochi di luce e riflessi di grande fascino.

Non mancano le zone più rappresentative dei nove quartieri della metropoli, dal Ponte di Brooklyn a Central Park, dal MoMA all’Empire State Building (o l’Avengers Tower, il Daily Bugle, l’Ambasciata del Wakanda e altri elementi caratteristici dell’Universo Marvel).

La Grande Mela è densa e viva, o meglio, “apparentemente viva”. Il movimento continuo che si osserva mentre si oscilla a gran velocità appare affascinante dall’alto ma perde leggermente di carisma quando si “atterra”. Il comportamento dei PNG è dinamico ma piuttosto scriptato e sfocia, talvolta, in situazioni poco naturali, sia dei pedoni, sia dei veicoli.

È degno di elogi, invece, il lavoro fatto dal team di sviluppo sui modelli poligonali degli “attori” principali (buoni e cattivi), soprattutto su quelli di Peter e di Spider-Man. Lo stesso non si può dire per i personaggi di contorno. A tal proposito, spiccano, in negativo, le esilaranti figure dei cittadini che si trovano sulle barche in zone che, a dirla tutta, non si dovrebbe essere in grado di raggiungere… e invece…

Al di la di questo, l’impegno profuso dai ragazzi di Insomniac nella creazione del mondo di gioco è evidente in tantissimi dettagli minori: dai già annunciati numerosi riferimenti al Marvel Universe, agli interni visibili dai vetri di alcuni edifici, dalle indicazioni dell’interlocutore che compaiono nel telefono di Peter quando riceve una chiamata, alla saliva che schizza fuori dalla bocca dei nemici quando vengono colpiti, passando per i tre peli nel petto nudo del protagonista (effettivamente visibili), o gli artisti da strada, gli aerei e le barche in movimento, gli scoiattoli, i ratti e i piccioni che popolano la città.

Sorprendente, in positivo, per quanto riguarda il doppiaggio in lingua originale, con un Peter Parker interpretato con due diverse intonazioni nei medesimi dialoghi, rilassato o affaticato, in base alle azioni compiute dal player nel corso della conversazione. Buona anche la controparte italiana che, tuttavia, non gode della suddetta “sciccheria”.

Il frame-rate, su PlayStation 4 Standard e Pro, rimane stabile sui 30fps, salvo alcune sequenze più concitate e colme di elementi sullo schermo (ma parliamo di fenomeni sporadici e trascurabili).

Niente da eccepire per quanto riguarda la sound-track di John Paesano, sempre capace di enfatizzare, con brani degni della controparte cinematografica, le variazioni di ritmo dell’avventura.

In sintesi:

Il nuovo Spider-Man si è fatto attendere ma ne è valsa la pena. Il lavoro di Insomniac non brilla per originalità ma non importa: non è un male “copiare” formule che funzionano se si è in grado di riproporle con qualità. Il team di sviluppo, inoltre, è riuscito a dare un forte tocco personale alla sceneggiatura, rendendo accattivante ciò che poteva rischiare di apparire un semplice “more of the same”.

Marvel’s Spider-Man, divertente da giocare e complessivamente bello da vedere, zeppo di easter-egg, riesce a tenere incollati nella sua tela per oltre venti ore (molte di più se, come il sottoscritto, vi dilettate con la splendida e ben strutturata photo-mode -NdR-).

È il gioco definitivo dell’Uomo Ragno? Non ancora ma ha posto solide fondamenta su cui lavorare per diventarlo. È il prodotto più bello di questa generazione? No…  è “semplicemente” la migliore incarnazione videoludica del brand… Vi sembra poco?

Pregi:

  • Sceneggiatura interessante, ben proposta, capace di sorprendere anche sullo “scontato”.
  • Buona longevità.
  • Gameplay divertente e frenetico.
  • Il colpo d’occhio complessivo è ottimo.

Difetti:

  • Quando esce Marvel’s Spider-Man 2?
  • Il combat system, pur funzionale, fa poco per differenziarsi dal free-flow di Rocksteady.
  • Alcune texture “ripetute” e troppo piatte, soprattutto per quanto riguarda i palazzi.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8,8

Commenti sulla recensione (2)

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Commenti
avatar di ozzo
27-09-2018
ozzo

Ahahah nell'analisi effettivamente. A dire il vero a me il tipo di gioco non mi esalta particolarmente ma mi piacerebbe comunque farci qualche sessione di gioco, non si sa mai

0
avatar di G-PqV
26-09-2018
G-PqV

Bellissima analisi, ah sì l'ho scritta io. ahahah

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