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Recensione di Shaq Fu: A Legend Reborn

Recensione scritta e curata da dryily per gamestorm.it, inserita il 18-07-2018

Titolo: Shaq Fu: A Legend Reborn
Genere: Beat ‘em up a scorrimento laterale in 2.5D
Piattaforma: PlayStation 4 (versione testata), Xbox One, Nintendo Switch, PC
Sviluppatore: Big Deez Productions/Saber Interactive
Publisher: Wired Productions
Data di uscita: 5 giugno 2018

24 anni dopo, Shaq-Fu torna alla carica

Se c’è un giocatore di basket che sicuramente non ha bisogno di presentazioni, quello è Shaquille O'Neal, che durante i suoi diciannove anni di carriera nell’NBA ha collezionato titoli su titoli, in particolare nel suo periodo d’oro ai Los Angeles Lakers.

Ma Shaq è sempre stato molto più di un “semplice” ex-centro dalla forza bruta e prorompente, e si è fatto notare anche da chi di pallacanestro non ne mastica granché, grazie alla sua abilità nel diventare un imprenditore, alle sue doti da rapper e, soprattutto, puntando sul suo umorismo, che nel corso degli anni ’90 ha colpito particolarmente l’ormai defunto studio Delphine Software, che ha voluto sfruttarlo per creare un gioco che ruotasse intorno a “The Rrim Breaker" (il demolitore di canestri).

Nacque così nel 1994 Shaq-Fu, un titolo che inizialmente sarebbe dovuto essere un simulatore di basket, e che solo in seguito venne trasformato nel picchiaduro in 2D ispirato a Mortal Kombat, una delle passioni di Shaq. Inizialmente disponibile solo su Sega Mega Drive e Super Nintendo, l’anno successivo vide la luce anche su Game Gear, Game Boy e Amiga. Si trattò, però, di un vero e proprio flop, etichettato dagli intenditori come uno dei titoli peggiori della storia.

24 anni dopo, Shaq ha appeso la divisa al chiodo da un pezzo, ed è passato da calcare il parquet, alle cuffie dei commentatori, apparendo anche in una nuova serie di videogame, questa volta legato al basket effettivo senza arti marziali di mezzo: NBA 2K. E proprio mentre “The Diesel” continuava a cavalcare l’onda del successo, ebbe il via una campagna di raccolta fondi su Indiegogo che aveva come obbiettivo la quota di 450.000$ al fine di sostenere il progetto di un sequel di Shaq-Fu; non fu proprio una campagna crowdfunding memorabile, visto che la somma venne superata solo di qualche centinaio di dollari, ma comunque capace di raggiungere la soglia minima.

Arriviamo così al 5 giugno 2018, giorno del debutto ufficiale di questa nuova avventura con protagonista “The Big Fella”: si tratta di un flop al pari del suo predecessore? Risponderemo a questa domanda analizzando i diversi aspetti del game.

 

Shaq vs. le demoniache star dello showbiz

Il protagonista è ovviamente Shaquille O’Neil, che viene catapultato in un universo alternativo che non ha nulla a che vedere con quello del prequel, e s’infila nei panni di un orfano abbandonato nelle acque cinesi, dove è stato ritrovato da una giovane donna che l’ha poi affidato alle cure del vecchio Ye-Ye. Essendo decisamente diverso dal cinese medio, è cresciuto vittima di bullismo da parte degli abitanti del piccolo paese, che non gli perdonavano l’altezza e la stazza. Diventato adulto, Shaq passa le sue giornate a tirare risciò per racimolare qualche spicciolo.

In seguito ad un attacco al suo paesino, le caratteristiche fisiche che per anni gli sono valse le prese in giro dei suoi pari, e gli allenamenti di kung fu del saggio Ye-Ye, si rivelano molto utili dato che Shaq è l’unico in grado di sconfiggere le orde di nemici che stanno invadendo il mondo.

Ye-Ye spiega che la terra è invasa da demoni nascosti dietro alcuni dei volti più influenti e noti dello show business, che hanno lobotomizzato seguaci senza alcun briciolo di cervello, utilizzandoli come scagnozzi per fermare il nostro eroe, nonché Prescelto.

Una storia degna dei peggiori migliori film di serie Z, che vede Shaq viaggiare per vari stage fino ad arrivare a quello finale, dove ad attenderlo vi è un ultimo boss con le sembianze che ricordano tremendamente Madonna.

Ripetitività è (purtroppo) la parola d’ordine

Lo stile di gioco di Shaq Fu: A Legend Reborn è estremamente semplice, dato che si tratta di un beat’em up a scorrimento laterale in 2.5D. Ogni livello vede orde di nemici attaccare il protagonista, e la presenza di oggetti distruttibili che all’interno nascondono sfere verdi, preziose per risollevare la barra della salute, sfere blu, che ricaricano la barra dedicata agli attacchi speciali, e monete che… non servono a niente di particolare, se non far accumulare punti, visto che non è presente uno shop in-game.

Ogni sezione del livello resterà bloccata finché non verranno eliminati tutti i nemici. Per farlo, Shaq può ricorrere all’attacco base con quadrato (o equivalente), che gli permette di accumulare punti combo e sfruttare il calcione potente, con cerchio, che rilascia tutta la potenza distruttiva del suo piedone taglia 57.

A proposito di potenza distruttiva, con triangolo è possibile sferrare l’Onda Shaq, un attacco d’area che permetterà di sconfiggere e scagliare lontano i nemici, ma per poterne usufruire è necessario raccogliere le sfere blu sopracitate. Per evitare che i gruppetti di nemici vi accerchino, si può ricorrere ai due tasti dorsali per effettuare lo “Shaq Spacca”, un dash per spostarvi velocemente da una parte all’altra dello schermo.

Ad aiutare il giovane orfano nella sua missione, ci sono anche degli oggetti utilizzabili con i due grilletti, che facilitano la vita in combattimento. Si va dai barili che diventano ottimi per abbattere gli avversari come birilli, a cartelli stradali che sbaragliano la strada più facilmente, facendo volare via i nemici più leggeri e indebolendo quelli rinforzati. Spazio anche a massi che rotolano da pendii e scavatrici che sterminano con un solo colpo le orde di scagnozzi.

Entrando nel dettaglio dei nemici, si va da quelli più semplici che si riesce ad eliminare con qualche colpo, a quelli corazzati che richiedono un po’ più di fatica, passando per spiritelli che lanciano palle di fuoco o una sostanza viola simile allo slime (a seconda del livello), o per demoni che ricorrono a catene elettrificate per interrompere la missione del Prescelto.

Visto che non si tratta solo di attaccare, ma anche di schivare le offensive nemiche, Shaq può mostrare un’agilità mai vista prima sul parquet, effettuando delle capriole tramite l’analogico destro. Durante la nostra prova, questa abilità si è rivelata quasi del tutto inutile, giacché gli attacchi sembravano andare a segno nonostante il nostro impegno nel schivarli.

Insomma, come potete certamente intuire, il gameplay si fa ripetitivo dopo qualche minuto, e nonostante Shaq stesso rompa la quarta parete facendo notare agli sviluppatori che “questo gameplay si adatta meglio ad un free-to-play”, le cose non cambiano, e il giocatore si ritrova ad affrontare orde di nemici che si differenziano nell’aspetto e in qualche mossa, ma che di base restano sempre uguali.

Discorso diverso per i vari boss finali di ogni stage, che richiedono un po’ più di strategia da parte del giocatore, viste le diverse tecniche di attacco a cui ricorrono.

Il momento più alto, in fatto di gameplay, sono sicuramente i power-up che prendono spunto da due dei tanti soprannomi di Shaquille O’Neil. Ci riferiamo al Big Diesel, sezione del gioco in cui Shaq indossa una tuta stile mecha e tira pugni a raffica, col rischio di surriscaldarsi e risultare estremamente vulnerabile agli attacchi nemici, e lo Shaq-tus, durante il quale il protagonista si trasforma in un cactus che spara aghi infiniti a raffica. Eventi scriptati che sarebbero risultati decisamente molto più interessanti se fossero stati attivabili a piacimento, magari dopo aver raccolto un certo numero di sfere blu.

Comparto tecnico scarso quanto Shaq ai tiri liberi

Se sul lato del gameplay il gioco non brilla, il trend negativo continua anche su quello tecnico. Con un budget al limite, è quasi scontato che Shaq-Fu abbia “un look da scorsa generazione”, con i disegni degli ambienti che, nonostante risultino molto colorati, non sono di certo memorabili.

Le animazioni, nel loro stile cartoonesco, cercano di risollevare il voto all’estetica e ad aiutare in questa missione ci sono anche i disegni dei villain che risultano caricature di star reali (come Donald Trump, Mel Gibson e Madonna, per citarne solo alcuni). I disegni sono ben fatti e quasi sempre si riesce ad intuire chi sia la celebrità alla quale i disegnatori si sono ispirati.

Il doppiaggio originale, che vede come protagonista il vero Shaq, è l’unico punto a favore di questo titolo: rotture della quarta parete e battute che strappano un sorriso, risollevano un gioco che sarebbe altresì disastroso. Alcuni momenti ironici potrebbero però urtare i giocatori più sensibili, dato che il politicamente corretto non fa parte di questo titolo, visti i parecchi stereotipi ai quali gli sceneggiatori sono ricorsi.

Le musiche danno un tocco di anni ’90, grazie alle melodie hip-hop old-school che accompagnano gran parte del gioco. Durante le fasi di caricamento, si può ascoltare un rap di Shaq scritto appositamente per A Legend Reborn, che rende l’attesa meno pesante. Le tracce a disposizione sono molto limitate e, anche qui, si incappa nel difetto della ripetitività.

Per potersi godere al meglio questo gioco, sono inoltre disponibili sottotitoli e scritte a video completamente in italiano.

Occasioni mancate

Concludiamo questa nostra analisi del gioco parlandovi della completa assenza di una modalità co-op, che avrebbe sicuramente reso le cose più interessanti. Il gioco non offre, infatti, alcuno spunto di rigiocabilità, visto che non propone modalità diverse da quella della campagna singola, e non permette di sbloccare bozzetti, bonus, né perk per potenziare il protagonista. Una volta completate le 2-3 ore messe a disposizione dagli sviluppatori, l’unica cosa che vi resta da fare è cancellare questo gioco e, a seconda di quanto non vi sia piaciuto, dimenticare che sia mai esistito.

A proposito di bozzetti ed extra, segnaliamo la presenza della Shaq-o-pedia, che si riempirà di immagini e video man mano che proseguirete con la campagna principale. Purtroppo questi sono legati solamente ai personaggi e luoghi presenti nella modalità singola, e non offrono nessun extra vero e proprio.

In sintesi:

Shaq Fu: A Legend Reborn ha debuttato a 24 anni di distanza dal suo predecessore, Shaq-Fu, e sembra ripercorrerne le sfortunate orme che hanno portato il picchiaduro a risultare tra i peggiori giochi di sempre. Evolutosi in un beat ‘em up, genere che in quest’ultimo periodo è tornato di voga nel panorama videoludico, il titolo di Big Deez Productions non sembra essere un ottimo investimento dei soldi raccolti tramite la campagna fondi completata con successo su Indiegogo.

Con un gameplay ripetitivo che porta il giocatore ad affrontare orde di nemici poco variegati attraverso colorati stage e una storia mediocre, si fa fatica a godersi le (poche) ore della campagna singola.

Se si riflette sul prezzo, 24 euro, e sull’offerta proposta dagli sviluppatori, una modalità single-player che si aggira sulle tre ore, non ci resta che sconsigliare questo titolo.

Pregi:

  • Doppiaggio discreto che vede la presenza di Shaquille O’Neal.
  • Musiche che danno un tocco anni ’90.

Difetti:

  • Titolo breve con una rigiocabilità pari a zero.
  • Meccaniche di gameplay monotone e ripetitive.
  • Comparto tecnico sotto la sufficienza.
  • Battute che potrebbero offendere i giocatori più sensibili.
  • Assenza della modalità co-op che sarebbe stata un’ottima aggiunta.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 4,5

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