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Recensione di Shadow Of The Colossus

Titolo: Shadow of the Colossus (Remake)
Genere: Avventura/Puzzle
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: Team ICO (Gioco Originale) / Bluepoint Games (Remake)
Produttore: Sony
Data di uscita: 7 febbraio 2018

 

“Invidio l’ombra che duplica il reale senza il fardello dei dettagli"

Cos’è l’ombra se non una proiezione? Sarebbe possibile per tale, oscura, sagoma manifestarsi nel tempo e non solo nello spazio? Per viaggiare fino ai giorni nostri, avrebbe bisogno di una luce in grado di darle forma. A circa tredici anni di distanza, una sorgente ha illuminato nuovamente i Colossi, mantenuti in vita dal ricordo, dalla nostalgia, dalla magia di un classico senza età.

Si tratta di Bluepoint, team di sviluppo che, nel corso di questa generazione videoludica, ha sfoggiato la propria abilità nel restaurare meravigliosi affreschi invecchiati dal tempo. Ha permesso a giovani e “datati” amanti dei videogames di vivere, o rivivere, avventure incredibili, rendendole attuali grazie ad un lavoro tanto meticoloso quanto ossequioso al concept originale.

L’invidia menzionata nel titolo non è casuale: quello che il pubblico e la critica si auspicano da un remake è il mantenimento di una forma nota ma impreziosita dalla ricchezza dei dettagli. È ben lontano dalla manifestazione di una comune ombra e, di certo, non costituisce un’impresa semplice.

 

Vita, amore, sacrificio

Non sarebbe necessario soffermarsi tanto sulla trama di Shadow of the Colossus, mantenuta completamente intatta nel lavoro di Bluepoint Games, di cui si è già parlato al momento del lancio dell’opera su PlayStation 2, e della HD Remastered su PlayStation 3.

Siamo altrettanto sicuri che non tutti, nel corso delle generazioni passate, abbiano potuto o voluto guidare il protagonista nel viaggio per la salvezza della propria amata.

Mono, una fanciulla vittima di un sacrificio, Wander, un giovane eroe pronto a tutto pur di far battere ancora il suo cuore, Agro, l’inseparabile destriero, Dormin, un’entità “malvagia”, una Spada Antica e un “Patto con il Diavolo” sono gli ingredienti di un Poema dai tratti Epici ambientato nelle Terre Proibite.

Wander è il Viaggiatore (dall’inglese “vagante”) addentratosi in quel Mondo indicato dalla risonanza di energie, dove un desiderio può riportare indietro le Anime dei Morti, laddove sconfinare è severamente vietato.

L’accordo con Dormin (o con i Dormin) è l’incipit di una maledizione che va vissuta e assimilata nel corso dell’avventura e che sfocia in un toccante epilogo.

Mono può tornare in vita a patto che Wander riesca a distruggere gli idoli all’interno del Sacrario del Culto, liberando quella magia capace dell’impossibile. Lo spirito di ogni simulacro è racchiuso all’interno di Esseri Titanici, creature avvolte dal mistero, forse nate proprio per separare e intrappolare un temibile potere.

Quanto oltre ci si può addentrare nel male per la persona a cui tieni di più, quella il cui respiro è più importante della tua stessa vita? Si è disposti ad attraversare un punto di non ritorno?

Lineare e in concreto privo di narrazione, Shadow of the Colossus, incarnando perfettamente lo stile unico di Fumito Ueda, emoziona, a patto di essere predisposti ad assorbirne la natura. È un’opera che non punta a divertire, al massimo incuriosisce, e fa egregiamente quello per cui è pensata: stimola il sentimento, si lascia vivere attraverso la schiacciante e immensa purezza del mondo di gioco, la solennità delle ambientazioni e la misticità dei Colossi.

Nonostante l’assenza quasi totale di dialogo è bene evidenziare come SotC, ad occhi attenti, parli attraverso un’ampia quantità di dettagli visivi: non racconta, si lascia interpretare.

Un loop di meccaniche: MONO-tonia?

L’aspetto puramente ludico è volutamente minimale: in Shadow of the Colossus la fiaba guida il gameplay e non viceversa. Consiste nell’esplorazione delle ampie, variegate e spoglie location alla ricerca dei diversi colossi che compaiono nella mappa uno per volta. La loro posizione è individuabile grazie alla Lama del protagonista che, attraverso un fascio luminoso, indica la direzione da seguire.

Lo scontro con i Colossi è composto da tre fasi.

Studio del nemico e risoluzione dell’enorme enigma ambientale che rappresenta: l’antica arma di Wander evidenzia la presenza di uno o più simboli luminosi sul corpo della creatura. Sono queste le zone da attaccare ma è necessario, prima di tutto, capire come raggiungerle.

Scalata fino alla zona d’interesse: arrivare al punto da trafiggere al momento ottimale, sfruttando la “peluria” e le sporgenze del Gigante, richiede di sfruttare al meglio le tempistiche di arrampicata e di salto, nonché i movimenti del nemico. SotC Remake propone una mappatura dei comandi simile all’originale con degli accorgimenti atti a renderla più accessibile per il giocatore e più simile a quella delle attuali produzioni. Per intenderci, preparatevi a lunghe, a tratti estenuanti, sessioni di “scala la bestia” paragonabili a quelle con Trico in The Last Guardian.

Sconfitta del Colosso: utilizzando arco e frecce ma principalmente la spada, è necessario colpire i suddetti “lucenti tatuaggi” fino al completo esaurimento della barra vitale del nemico.

Una volta completata l’impresa Wander viene travolto da misteriose ombre scure, perde i sensi e si ritrova nuovamente al Sacrario del Culto, dove apprende indicazioni sul prossimo obiettivo.

Questo si ripete, con le dovute variazioni relative agli elementi puzzle-solving, per ben sedici volte; tutto il resto è raccolta di collezionabili (ad esempio le Code di Lucertola), luoghi d’interesse come i Santuari e pura esplorazione priva di qualsiasi forma di azione ma che, allo stesso tempo, consente al giocatore di percepire a fondo l’anima del titolo.

Rimangono, tuttavia, alcuni problemi legati al comportamento della telecamera, spesso imprecisa, e ad una gestione tutt’altro che ottimale delle meccaniche di movimento, scalata e cavalcata, penalizzate da animazioni legnose rispetto a quelle di altre produzioni attuali.

Estetica e dettaglio a discapito del misticismo?

Il lavoro di remake Bluepoint Games sull’estetica si Shadow of the Colossus è magistrale. L’impatto visivo è mozzafiato e sfoggia con orgoglio panorami incantevoli che spaziano dalle distese erbose alle zone desertiche, sorgenti d’acqua, templi in rovina e fitti boschi. Il tutto è curato al minimo dettaglio: “là dove c’era l’erba ora c’è” una vegetazione tridimensionale sferzata dal vento; tempeste polverose e impronte sul suolo caratterizzano l’avanzata del protagonista nelle aree sabbiose; fasci di luce illuminano strutture devastate dal tempo, facendo capolino tra i mattoni di pareti diroccate.

Oltre alla qualità del dettaglio, ad impressionare è la profondità di campo, anche in considerazione del fatto che raramente ci siamo imbattuti in caricamenti tardivi delle texture all’orizzonte. La versione da noi testata, su PlayStation 4 Standard (1080p / 30fps), soffre di leggeri cali di frame-rate ma i rallentamenti non hanno mai influenzato l’esperienza di gioco.

Su PS4 Pro è possibile scegliere tra due modalità:

- Cinematic consente di privilegiare la qualità dell’immagine in 4K Dynamic, con HDR attivo e a 30fps;

- Performance offre una fluidità pressoché stabile sui 60fps a scapito del livello di dettaglio.

Ottime anche le modernizzazioni di Agro e dei “Boss”, salvo qualche eccezione (più che altro cromatica) mentre non è convincente l’upgrade di Wander, ora troppo perfetto, quasi di porcellana.

Cotanta bellezza condita da un sapiente utilizzo di una pattern cromatica che spazia dal cupo al più vivace tende, però, a ridimensionare il clima tetro e ansiogeno delle Terre Proibite. Qui “un tempo”, in piena sintonia con i dilemmi di una missione “maledetta”, si mostravano, su un orizzonte confuso, paesaggi più cupi e strutture poco definite.

In merito al comparto sonoro, al di là di un discreto campionamento dell’effettistica e della quasi totale assenza di “parlato”, è la soundtrack a rubare la scena, grazie a musiche solenni il cui ritmo varia, enfatizzando i momenti più concitati dell’avventura, ad esempio quando ha inizio la scalata di un Colosso.

In sintesi:

Non c’è due senza tre: l’ultima incarnazione dell’impresa di Wander per il salvataggio dell’amata Mono è certamente quella più adatta agli attuali giocatori. Bluepoint ha ancora una volta dimostrato le proprie capacità nel restaurare, senza snaturarla, un’opera che fa parte della storia videoludica; ha permesso ad un classico senza tempo di rivivere su PlayStation 4, donandogli una qualità visiva incredibile. Si tratta comunque di Shadow of the Colossus, un prodotto che non può piacere in modo universale: tra le opere di Ueda, è quella meno ludica e più “astratta”. Lo consigliamo a chiunque abbia amato la sua versione originale su PlayStation 2 e a tutti gli amanti dei giochi in cui la mancanza di azione è compensata da emozioni, interpretazioni e stimolazione del ragionamento.

Pregi:

  • L’opera migliore di Fumito Ueda, con estetica attuale.
  • Avventura fiabesca, coinvolgente, emozionante…
  • Il gameplay non è stato snaturato…
  • La nuova veste grafica è incredibile.

Difetti:

  • È, comunque, la terza riproposizione di un gioco del 2005.
  • … in cui la narrazione è quasi assente.
  • … ma rimangono i problemi legati alla telecamera e ai movimenti del protagonista.
  • Perde, un minimo, quell’aura cupa e mistica dell’avventura originale.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8

La recensione di Shadow Of The Colossus è stata scritta e curata da G-PqV per GameStorm.it, pubblicata il 19-04-2018

Commenti sulla recensione (4)

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Commenti
avatar di GabrieleEltrudis
21-04-2018
GabrieleEltrudis

Ozzo, il futuro sarà stile Ready Player One. Io mi creo una figa atomica e mi cucco Lian.

1
avatar di CesareGiuseppeGrillone
20-04-2018
CesareGiuseppeGrillone

Ottima recensione complimenti :) purtroppo non mi ha mai ispirato e mai lo farà questo gioco però solo contento che con questi remake si possono giocare vecchi titoli sulle console attuali

2
avatar di Lian165
20-04-2018
Lian165

Ottima recensione! Appena trovo il tempo per respirare lo gioco! XD

2
avatar di ozzo
19-04-2018
ozzo

beh... come detto un ottimo titolo che torna rinnovato per offrire la possibilità alle nuove leve di giocarlo! il gioco è sempre lui, Shadow of the Colossus, ottimamente riproposto per questa generazione di console. Chissà cosa ci riserva il futuro visto la direzione che stiamo intraprendendo... vedremo un nuovo remake anche sulla prossima PS5 ?? sarà mai possibile vedere un titolo in versione VR ?? vedremo cosa ne viene fuori, questo giro è stato comunque un ottimo risultato, confermo anche io un bel 8 pieno per questo Shadow Of The Colossus PS4

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Shadow Of The Colossus

  • Immagine della copertina del gioco Shadow Of The Colossus per PlayStation 4
  • Data di uscita:
    07-02-2018
  • Categoria:
    avventura
  • Disponibilità per:
    PS2 PS4
  • Popolarità:
    2.6 %

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Valutazione del gioco 8

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