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Recensione di Resident Evil 2 Remake

Titolo: Resident Evil 2 Remake
Genere: Survival Horror
Piattaforma: PlayStation 4 (Testata) / Xbox One / PC
Sviluppatore: Capcom
Produttore: Capcom
Data di uscita: 25 gennaio 2019

Kept you waiting, huh?

Quando, all’indomani del divorzio con Nintendo (che preferì le più ragionevoli proposte di Philips), Sony annunciò di voler mettersi in proprio ed irrompere di prepotenza nel mercato delle console per videogiochi, furono in diversi a scuotere la testa e a sorridere nel prendere atto di una simile decisione. Nel 1991, il panorama videoludico era profondamente diverso da quel che possiamo ammirare oggi: intorno ai due colossi che dominavano il mercato e che si scontravano in titaniche ed epocali battaglie per la supremazia, SEGA e Nintendo, si intrattenevano in una serie di scaramucce una moltitudine di avversari che, per diversi motivi, non riuscirono a scalfire nemmeno lontanamente le difese dei due titani.

Per l’opinione comune, Sony si sarebbe rivelata nient’altro che l’ennesimo di questi piccoli avversari, troppo intenti a ritagliarsi una minuscola fetta di mercato, pur di sopravvivere, per poter rappresentare una seria minaccia nei confronti di SEGA e di Nintendo. Quasi ventotto anni dopo, contro ogni pronostico, SEGA ha smesso di produrre console da almeno tre lustri e le vendite hardware di Nintendo, nel settore delle console casalinghe, impallidiscono di fronte ai giganteschi numeri che Sony ha ricavato nel corso degli ultimi anni.

Il successo di Sony nella seconda metà degli anni ’90 è dovuto a tutta una serie di fattori, tra cui non possiamo dimenticare il disastroso lancio di SEGA Saturn, una console troppo poco performante e con una line-up di lancio troppo scarna per porsi come valida alternativa all’offerta videoludica della rivale giapponese. Inoltre, il lancio del Nintendo 64, previsto per il 1996, rese PlayStation l’unica console di cui l’appassionato di videogiochi, all’epoca, non poteva proprio fare a meno. Ciò anche per tutta una serie di titoli di spessore proposti da case produttrici che, pochi anni prima, avevano giurato fedeltà assoluta a Nintendo, salvo poi battere in ritirata alla notizia di un formato cartuccia troppo scomodo e restrittivo. La famigerata potenza di PlayStation, insieme al formato CD ben più versatile, portò alla nascita di capolavori senza tempo come Final Fantasy VII, Gran Turismo e Resident Evil. Forte del successo del primo capitolo, apparso in anteprima assoluta su PlayStation e portato su altre piattaforme solo successivamente, Capcom confezionò, nel 1998, un secondo capitolo che, a distanza di anni, è rimasto nel cuore dei fan e degli appassionati della saga. Ventuno anni dopo, ci ritroviamo tra le mani una versione riveduta ed aggiornata di Resident Evil 2.

Raccoon City è caduta... E farà il possibile per trascinarci con sé

La premessa di Resident Evil 2 è ormai conosciutissima, complici gli anni in cui gli appassionati del genere, del retrogaming e della saga hanno potuto analizzarne la trama o provarne il gameplay. Il secondo capitolo segue le orme del capostipite della serie, mantenendone le radici survival horror e aggiungendo una struttura narrativa decisamente sopra la media dell’epoca. Si trattò di un semplice “more of the same”, con alcuni elementi di novità da rinvenirsi in diversi aspetti del titolo accompagnati da una trama completamente nuova.

Nei panni di Leon Scott Kennedy, nuova recluta del reparto di polizia di Raccoon City, o di Claire Redfield, dovremo farci strada attraverso orde di infetti allo scopo di sopravvivere e cercare Chris, collega di Leon e fratello di Claire. Come è possibile immaginare, il tutto degenera in una serie di incontri con misteriosi figuri e infetti speciali, il cui susseguirsi svela, volta per volta, un misterioso complotto ordito dalla apparentemente innocua UmbrellaCorporations. Non aggiungiamo altro: gli appassionati, che avranno già giocato il titolo in veste originale, conosceranno già i successivi risvolti della trama, mentre i neofiti potranno continuare a leggere questa recensione senza timore di imbattersi in spoiler.

Al di là della trama, che resta piuttosto fedele al lavoro originale (alcuni passaggi seguono uno sviluppo differente, soprattutto nelle fasi introduttive della saga; resta intatta, peraltro, la possibilità di sbloccare uno scenario alternativo sulle vicende di Claire o Leon, a seconda del protagonista scelto nel corso della prima run), ciò che stuzzica particolarmente la nostra attenzione è, assieme al comparto tecnico, l’insieme degli elementi di gameplay che Capcom ha selezionato per questa nuova versione di Resident Evil 2: riuscirà un titolo del 1998 a reggere il peso degli anni con un po’ di trucco e parrucco?

Non sparare, scappa!

In effetti, l’espressione appena utilizzata è a dir poco riduttiva. Resident Evil 2, in questa nuova veste, è praticamente irriconoscibile. I controlli “tank”, caratteristici dei titoli per PlayStation, sono completamente spariti. La telecamera fissa, anch’essa pilastro fondamentale dei primi tre capitoli, cede il passo ad una più moderna visuale in terza persona, “over the shoulder”. Il comparto tecnico rinnovato, lungi dall’essere un mero orpello e dal limitarsi a rendere il gioco gradevole alla vista, gioca un ruolo fondamentale anche in termini di gameplay. Pioggia, vento, vapore, fiamme e fumo ostacolano i sensi del giocatore e contribuiscono a fornire un senso di disorientamento ed insicurezza. Il buio pesto in cui sono immersi, in larga maggioranza, stanze e corridoi, costringono il protagonista all’uso di una torcia elettrica, rendendo le fasi esplorative e di combattimento ancora più claustrofobiche di quanto non risultassero già ventuno anni fa.

Il loop di gameplay resta, nonostante questi importanti stravolgimenti, sostanzialmente lo stesso: all’esplorazione dell’ambiente si alterna la raccolta di oggetti utili alla nostra missione, strumenti chiave per poter proseguire nell’avventura e documentazioni accessorie che forniscono dettagli più succosi circa le vicende che hanno travolto la tranquilla cittadina di Raccoon City. Gli (inizialmente) occasionali incontri con gli infetti si inseriscono di peso nel loop, costringendo Leon o Claire a mettere mano alle armi. Le fasi di combattimento, complici le diverse novità introdotte nel remake, risultano senz’altro più agevoli da affrontare ma, non per questo, meno ansiogene. La difficoltà nell’affrontare gli infetti non deriva più da controlli macchinosi o da un sistema di mira poco affidabile: l’abilità del giocatore non viene più intaccata dalle limitazioni imposte dal gioco, quanto piuttosto messa alla prova da zombie leggermente più aggressivi, scarsa illuminazione e spazi angusti. Gli scontri con gli infetti speciali, nonostante le nuove meccaniche di gameplay, riescono, per i motivi sopra elencati, a mantenere il giocatore sulle spine anche nel remake.

La meccanica corpo a corpo, praticamente assente nell’originale, consente poi al protagonista di difendersi adeguatamente nel momento in cui viene afferrato da un infetto: che sia un coltello piantato in pieno petto o una granata stordente infilata tra i denti, c’è sempre qualcosa nell’inventario  in grado di salvarci la pelle. È necessario, però, tenere a mente lo spiccato lato “survival” dell’opera: gli oggetti e le munizioni non abbondano e dovrete essere bravi ad utilizzarli al momento giusto, “risparmiando” il più possibile.

In merito al ritmo, la natura dell'opera originale conferisce al remake alcuni momenti "lenti" in cui i tempi delle fasi che implicano ricerca e backtracking si dilatano eccessivamente penalizzando, in parte, coinvolgimento e pathos.

Un Remake da manuale

Abbiamo già sottolineato quanto il comparto grafico influisca il cammino del giocatore in termini di gameplay. Anche quando analizzato indipendentemente, però, il lato tecnico del gioco non fa fatica a distinguersi, complici una discreta cura per i dettagli ed un post processing di ottima fattura.

L’introduzione della torcia elettrica comporta infatti l’implementazione di un sistema di illuminazione dinamica semplicemente fantastico. Spostandosi di stanza in stanza, di corridoio in corridoio, Leon e Claire proiettano in continuazione decine e decine di ombre sulle pareti circostanti. Ciò, unito alla costante pioggia che continua a riversarsi sui pavimenti attraverso le finestre, alle lampadine in procinto di spegnersi, alle luci accese in lontananza, alle fiamme e al fumo che le accompagna e al vapore che fuoriesce copiosamente dalle tubature, contribuisce a rendere le ambientazioni di Resident Evil 2 molto credibili ed in grado di assorbire completamente il giocatore in un’atmosfera claustrofobica e terrificante.

La cura per i dettagli, che già ad una prima occhiata può risultare ottima, con modelli poligonali complessi e texture ad alta risoluzione, risalta nelle fasi di combattimento contro gli infetti: pezzi di carne di dimensioni diverse, a seconda dell’arma usata, abbandonano i cadaveri ambulanti ad ogni colpo inferto, accompagnati da zampilli di sangue più o meno copiosi. Accasciandosi a terra, gli zombie lasciano una pozza di sangue, con cui potremmo accidentalmente tingere il pavimento in diversi punti. Se, invece che alla testa, miriamo al torace o alle gambe, i vestiti indossati dagli infetti riporteranno i fori causati dai nostri proiettili. Tutta una serie di piccoli dettagli che, nel complesso, arricchiscono un comparto grafico già di per sé davvero convincente.

Un piccolo appunto è necessario in merito alla gestione della fisica. L'estetica dell'opera è certamente di pregevole fattura ma l'effettiva interazione con l'ambiente (ad eccezione dell'ottima illuminazione dinamica) è quasi assente: gli scenari non risentono minimamente del comportamento del giocatore, che si tratti di una sedia che si rovescia all'urto o di un vetro che si infrange quando colpito da un proiettile e da un attacco melee; anche i corpi delle creature sconfitte "perdono tangibilità", finendo per essere compenetrati dal modello del protagonista: una situazione che, per forza di cose, compromette l'immersione e il senso di realismo trasmesso dal gioco.

Chiudendo con una piccola nota su risoluzione e frame-rate, il titolo, testato su PlayStation 4 Slim, mantiene una risoluzione di 1920x1080 con un frame-rate sbloccato che, spesso, oscilla intorno ai 50 FPS nelle fasi di esplorazione più tranquille e ai 40 FPS nei combattimenti in cui Leon o Claire si ritrovano in forte svantaggio numerico. Rari picchi a 60 FPS si verificano nelle altrettanto rare situazioni in cui la console si ritrovi a renderizzare pochi elementi. Non abbiamo dubbi che le console più “dotate”, PlayStation 4 Pro e Xbox One X, riescano senza sforzo a mantenere i 60 FPS con una certa costanza.

In Sintesi:

Il remake di Resident Evil 2 è forse l’esempio più alto di come dovrebbe essere affrontato un lavoro di questa levatura. Un gameplay completamente rivisto, insieme ad un comparto grafico che influisce abbondantemente nelle fasi di esplorazione e combattimento, rendono questo titolo veramente appetibile e facilmente digeribile da un ampio ventaglio di giocatori.

Analogamente all’originale, la motalità in giocatore singolo è affrontabile nei panni di Leon e di Claire. Come ventuno anni fa, completare la campagna con uno dei due personaggi ne sblocca una aggiuntiva per l’altro. La trama, raccontata attraverso cut-scenes in-engine magistralmente dirette, si dipana seguendo canovacci quasi identici a quelli già proposti in passato. Le vere novità, oltre a stravolgere completamente il gameplay e il comparto tecnico, riguardano una serie di elementi secondari e di dettaglio che arricchiscono la trama e il mondo di gioco.

Il comparto tecnico è di prim’ordine, con effettistica, modellazione e texture work di ottima fattura. Il tutto, su PlayStation 4 Slim, ad un frame-rate che oscilla tra i 40 e i 50 FPS, a seconda di quanto accade a schermo. In presenza di così tanti pregi e così pochi nei, non possiamo che consigliare questa nuova versione di Resident Evil 2 al grande pubblico, agli amanti del genere, dell’horror e degli shooter in terza persona in generale.

Pregi:

  • Gameplay e sistema di combattimento rinnovati, che assorbono completamente l’attenzione del giocatore.
  • Comparto tecnico di prim’ordine.
  • Claustrofobia, senso di impotenza, ansia: tutte le emozioni che un titolo del genere dovrebbe far provare al giocatore sono indotte da questo remake.
  • La storia originale, per quanto fedelmente seguita, riporta comunque diversi elementi di novità che la rendono più accattivante.

Difetti:

  • Su console “base”, il frame-rate altalenante potrebbe dar qualche fastidio.
  • La fisica non è curata al pari della pura estetica.
  • Ci sono dei problemi di pacing che possono causare frustrazione in alcune sezioni.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 9

La recensione di Resident Evil 2 Remake è stata scritta e curata da KentuckyFriedG per GameStorm.it, pubblicata il 28-01-2019

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