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Recensione di RIOT: Civil Unrest

Titolo: Riot - CivilUnrest
Genere: Azione, Simulazione, Strategico
Piattaforma:PlayStation 4 (Testata), PC, Xbox One, Nintendo Switch
Sviluppatore: IV production, Leonard Menchiari
Produttore: Merge Games
Data di uscita: 5 febbraio PC, 6 febbraio PlayStation 4 e Xbox One, 7 febbraio Nintendo Switch

Guerra Civile

Il mondo degli Indie regala spesso tanti giochi che trattano temi attuali e Riot - CivilUnrest  rientra certamente tra questi. Pubblicato tramite Early Access su PC alla fine del 2017, il gioco si prepara a conquistare le principali piattaforme d’intrattenimento presenti sul mercato.

Il tema portante del titolo è quello delle disuguaglianze tra classi sociali che, purtroppo, spesso sfociano in conflitti civili. Il creatore Leonard Menchiari, infatti, è rimasto coinvolto nel conflitto No TAV del 2011. Questa esperienza gli ha quindi permesso di creare un prodotto molto vicino alle situazioni reali, con i vari sentimenti che, con il passare dei minuti, influiscono sullo scontro.

Riot concede l’opportunità di calarsi nei panni sia dei rivoltosi sia delle forze dell’ordine, offrendo quindi il punto di vista di entrambe le fazioni. Attenzione però: il titolo non cerca di stabilire i buoni e i cattivi, questo sarà compito del giocatore in base alla propria esperienza pad alla mano.

La Campagna è suddivisa in quattro parti: Italia, Grecia, Spagna e Egitto. Ogni luogo propone un aspetto caratteristico per ogni fazione e offre, così, contesti di volta in volta differenti. I poliziotti e i rivoltosi hanno modi di operare che li contraddistinguono ma, in linea di massima, è possibile scegliere tra un approccio pacifico e uno più violento. Questo fattore non è assolutamente da sottovalutare in quanto determina la vittoria o la sconfitta da un punto di vista politico e militare che, sommate al termine dello scontro, generano il risultato finale. L’elevato numero di missioni e la possibilità di utilizzare equipaggiamenti diversi (e personalizzabili) regalano diverse ore di divertimento.

 

Chiamata alle armi

Dopo aver visto nel dettaglio gli aspetti di background e narrativi, è il momento di buttarsi nell’azione vera e propria.

Tutte le missioni vedono i due schieramenti posizionati uno di fronte all’altro, ognuno con i propri obiettivi da completare nel tempo indicato. È possibile controllare manualmente ogni divisione, in modo da scegliere quali truppe tenere in difesa e quali mandare in attacco. Sotto questo aspetto, il fattore strategia ricopre un ruolo fondamentale. Tutta l’azione, infatti, si svolge in tempo reale, e la buona riuscita di una missione dipende dalle scelte giuste e dalla tempestività del giocatore. In alcune situazioni è preferibile utilizzare un certo tipo di schieramento piuttosto che un altro o, ancora, una diversa tattica offensiva.

Il tutto, inizialmente, non è supportato da un sistema di controllo immediato. Malgrado una mappatura molto semplicistica, questo genere di giochi soffre particolarmente di disparità tra pad e l’accoppiata mouse/tastiera. Il primo approccio lascia sicuramente spiazzati ma, fortunatamente, a lunga andare diventa tutto molto più semplice.

Per quanto concerne la difficoltà, sono presenti vari livelli di complessità crescente. Quello che salta subito all’occhio è proprio l’influenza dei vari cambiamenti in tempo reale di cui vi abbiamo accennato poco fa. Persistere con la tattica sbagliata può compromettere irrimediabilmente la missione sin dalle prime fasi. In particolare abbiamo notato che utilizzare le forze dell’ordine è leggermente più complesso. Se da una parte si dispone di un arsenale bellico decisamente superiore, le truppe sono di numero inferiore e, ancora più importante, l’opinione pubblica non gradisce la troppa violenza, indirizzando l’azione verso arresti o l’utilizzo di proiettili a salve.

In generale, quindi, il gameplay è molto interessante e ricco di sfaccettature. Peccato per il sistema di controllo non all’altezza e una tendenza ad essere troppo caotico in alcune situazioni particolari.

Infine, segnaliamo la presenza della modalità multiplayer da 2 a 4 giocatori.

Molotov su tela

Intrigante è il particolare stile artistico adottato dal team di sviluppo. Invece di utilizzare modelli poligonali all’avanguardia, ha scelto di sfruttare la Pixel Art. Questa particolare soluzione scalderà sicuramente i cuori di coloro che hanno cominciato a utilizzare i videogiochi tanti anni fa e non si può certo dire che non funzioni. Data la natura del titolo questa scelta è quindi particolarmente azzeccata, se pur alla lunga, svanito l’effetto nostalgia, perda un minimo di fascino. I vari effetti delle armi e di distruzione sono riusciti e, come accennato inizialmente, ogni luogo e persona possiede il proprio aspetto.

Un ultimo cenno và al comparto sonoro. Pur non essendo un gioco che spicca per una soundtrack o dei brani intriganti, è stato scelto di utilizzare la lingua di appartenenza ai vari luoghi delle missioni. In questo modo, ad esempio, quando una missione si svolgerà in Italia, si sentiranno cori ed esclamazioni nella nostra lingua.

In sintesi:

Riot - CivilUnrest è sicuramente un tentativo coraggioso, specialmente per i temi trattati. L’obiettivo degli sviluppatori, però, è riuscito solamente in parte per via di un sistema di controllo, almeno su console, non all’altezza. Bisogna comunque premiare l’ottima idea di gioco e l’utilizzo sapiente della Pixel Art.

Pregi:

  • Tema principale importante e attuale ma…
  • Ottima l’idea di gioco ma…
  • Stile artistico bello ma…

Difetti:

  • …privo di una vera e propria narrazione.
  • …paga un sistema di controllo non all’altezza.
  • …alla lunga può stufare.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 7

La recensione di RIOT: Civil Unrest è stata scritta e curata da Albert91 per GameStorm.it, pubblicata il 05-02-2019

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RIOT: Civil Unrest

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