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Recensione di Fist of the North Star: Lost Paradise

Recensione scritta e curata da G-PqV per gamestorm.it, inserita il 07-10-2018

Titolo: Fist of the North Star: Lost Paradise
Genere: Action / Open-World
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: Team Yakuza (Ryu ga Gotoku Studio)
Produttore: SEGA 
Data di uscita: 2 ottobre 2018 (8 marzio 2018 in Giappone)

 

Mai, MAI, scorderai …

“Siamo alla fine del XX secolo: il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche, sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l'aspetto di desolati deserti, tuttavia la razza umana era sopravvissuta.”

In realtà, il XX secolo è finito da un pezzo, che ci risulti gli oceani ci sono ancora, i deserti pure (ma stanno al loro posto senza rubar troppo spazio alle pianure) e la razza umana… Beh, quella effettivamente è sopravvissuta (è necessariamente un bene?).

Goliardia a parte, ci sembrava doveroso esordire con le medesime parole che fanno da introduzione al mito di un’intera generazione, Hokuto no Ken, manga di Tetsuo Hara e Yoshiyuki Okamura (noto Buronson) il cui primo numero fu pubblicato in Giappone nel lontano 1983 quando, appunto, la fine del ventesimo secolo sembrava ancora molto lontana.  L’opera, che divenne più popolare nel nostro paese grazie alla trasposizione animata Ken il Guerriero, aveva tutte le carte in regola per rapire l’interesse non solo degli adolescenti ma anche dei meno giovani: arti marziali, violenza, sangue, storie d’amore, tradimenti, esplosioni, scenari post apocalittici, esagerazioni, vendetta, onore, bontà, sentimento, veicoli super “pompati”, muscoli enormi, cavalli dalla possanza di un carro armato, Hokuto contro Nanto, la mamma che ne vieta la visione rendendolo un desiderio proibito (“È troppo violento, non è adatto ad un bambino” non ve lo siete mai sentito dire? Beh, io sì, perché poi testavo i punti di pressione su mie sorelle… Aveva ragione, ma tanto guardavo anche L’Uomo Tigre…  -NdR-). Insomma, Kenshiro divenne presto un idolo e, ancora oggi, a distanza di trentacinque anni la sua aura continua a risplendere nei cuori degli over-trenta come le stelle dell’Orsa Maggiore nel cielo.

Vista la popolarità del brand, in tanti hanno provato a proporlo, in molteplici forme, anche nel panorama videoludico: sì è innestato, così, il ripetersi (salvo eccezioni) di quel ciclo hype-delusione derivante dallo scarso risultato nel tradurre, in codice informatico, l’essenza dell’Uomo di Hokuto.

Dal 1987 ad oggi, abbiamo avuto incarnazioni del genere beat ‘em up a scorrimento orizzontale, picchiaduro 2D, RPG, Musō e perfino Arcade da Sala che consentono realmente di tirare pugni ai bersagli mentre le gesta eroiche di Ken e dei suoi compagni scorrono sugli schermi.

Nel 2018, quasi in concomitanza con l’arrivo nelle sale cinematografiche del film animato “Ken il Guerriero: La Leggenda di Hokuto”, Ryu Ga Gotoku Studio con il proprio Fist of the North Star: Lost Paradise, prova a testimoniare la propria forza e a dimostrare di poter essere il degno successore videoludico della Divina Scuola di Hokuto.

I creatori dell’ottima serie Yakuza sono riusciti nell’impresa? Vi daremo una risposta nelle parole che seguono, analizzando i singoli aspetti del game.

… l’attimo, la terra che tremò ...

Dimenticatevi l’intreccio narrativo ideato da Hara e Okamura: la sceneggiatura di Lost Paradise ripropone solamente personaggi e alcune scene iconiche del manga per offrire, invece, un racconto originale. La premessa post-apocalittica è la medesima e l’avventura orchestrata da Team Yakuza ha inizio con il combattimento con Shin, il biondo guerriero di Nanto che ha rapito l’amata di Ken, Julia, dopo averlo sconfitto. Il prologo catapulta il giocatore direttamente nella “rivincita” tra il suddetto Shin e l’erede della Divina Scuola, utilizzata come tutorial in-game. Da quel momento in poi viene raccontata una storia che, pur mantenendo degli obbligatori punti in comune, percorre una strada inedita. Alla ricerca di Julia, Kenshiro giunge nella città di Eden, unico “paradiso” rimasto dopo la catastrofe nucleare. Il plot si dipana, così, in puro stile Yakuza: il risultato non è dei migliori, deludente sia sul fronte delle emozioni trasmesse che su quello del ritmo, esageratamente spezzato da situazioni di contorno lente e prolisse (raramente in uno Yakuza abbiamo avuto il desiderio di skippare i dialoghi, non si può dire lo stesso per Lost Paradise).

Ryo Ga Gotoku Studio ha voluto azzardare purtroppo fallendo quasi completamente. Nonostante sia presente qualche momento intrigante e altri ad “effetto nostalgia”, il racconto lascia perplessi sia i fan di Ken il Guerriero sia quelli della saga Yakuza, risultando un ibrido senza personalità dei due brand.

L’aria s’incendiò …

Da un punto di vista ludico il setting dell’avventura con protagonista Kenshiro si discosta poco da quello delle vicende di Kiryu Kazuma: missioni principali che portano avanti il racconto, secondarie di contorno, tanti combattimenti, boss-fight, quick-time-events e mini-giochi.

Abbiamo spesso lodato i ragazzi di Ryu Ga Gotoku per quanto fatto con la serie Yakuza, specialmente per il fenomenale Yakuza Zero che ha dato il via alla “rinascita” della saga. Lost Paradise, basandosi su un sistema funzionante e ormai rodato si merita gli stessi elogi? Ahimè, no.

Per spiegare questa risposta vi facciamo un semplice parallelismo sportivo: è vero che la squadra che vince non si cambia, ma sarebbe altrettanto opportuno scegliere bene gli uomini da schierare quando si gioca in condizioni differenti da quelle abituali. La stessa formazione, quella che ha giocato in Yakuza, nel campo di Hokuto dà molto meno spettacolo.

In sostanza, la formula che ha appassionato nel recente passato, pur rimanendo quasi inalterata, in Fist of the North Star perde carisma a causa di side-quest poco interessanti, intrattenimenti poco credibili nell’universo di Hokuto no Ken, troppe fasi di caricamento e sezioni di backtracking piuttosto noiose.

Ne risentono, così, il ritmo della buona (pur “atipica”) trama principale e l’enfasi degli ottimi combattimenti. 

La sensazione complessiva, pad alla mano, è di aver a che fare con un compito diligente ma allo stesso tempo meccanico e poco coinvolgente.

Nonostante quanto detto sopra, il combat system di Lost Paradise è assolutamente buono e riesce ad arricchire quanto visto in Yakuza con aggiunte a tema di grande effetto. Con i tasti quadrato e triangolo sempre adibiti rispettivamente ai colpi deboli e forti e la X alla schivata, il cerchio sostituisce le prese di Kazuma con la pressione degli Tsubo, i celebri punti di pressione dell’Hokuto Shinken. Questa mossa, effettuabile quando compare il relativo indicatore (altrimenti schivabile) rende i nemici vulnerabili alle esplosive tecniche della “divina” arte marziale. Si tratta di un gran numero di spettacolari mosse note ai fan dell’opera di Hara e Buronson che vengono gestite da frenetici ma piuttosto agevoli quick-time-event (è possibile anche scegliere che siano eseguite in automatico).

Il dorsale destro è dedicato al lock-on e il sinistro alla parata mentre con R2, al riempimento dell’indicatore delle 7 Stelle di Hokuto, si può attivare la Burst-Mode, ovvero quel momento in cui Kenshiro gonfia i propri muscoli, strappa la maglia e moltiplica la propria forza.

Il team di sviluppo ha introdotto anche gli amuleti, sbloccabili progredendo nell’avventura, che si attivano con il d-pad. Questi, legati a personaggi più o meno principali della serie, offrono bonus in combattimento di vario tipo, spaziando tra abilità offensive e difensive e, una volta utilizzati, richiedono un determinato tempo di cool-down. Se, all’inizio del gioco, il sistema di combattimento può apparire ripetitivo, il progressivo sblocco di abilità, mosse e talismani lo rende molto più vario e divertente, soprattutto a livelli di difficoltà Normale/Difficile. Consigliamo le impostazioni facili solamente ai meno pratici che possono cavarsela, in questo modo, effettuando un più immediato button-mashing.

L’evoluzione del personaggio è strutturata su uno skill-tree suddiviso in quattro sezioni nelle quali si può avanzare ottenendo, nella main e nelle sub-stories, cinque differenti tipi di “sfere”. Le Star Orb sono quelle generiche e comuni e possono essere utilizzate negli “step-base” di ciascuna categoria, mentre quelle colorate, Mind, Skill, Body e Shining Orb, possono essere inserite solamente nella sezione adatta e nei punti del medesimo colore.

Non si tratta, quindi, di un sistema di progressione lineare e immediato; comporta, invece, la necessità di dedicarsi al completamento di una buona dose di attività secondarie. Inoltre, è bene ragionare sull’utilizzo degli orb ottenuti al fine di ottenere una build bilanciata o più congeniale al proprio stile di gioco.

In merito alle attività secondarie, troviamo una rivisitazione del baseball con nemici da colpire mentre arrivano sulle loro moto, “Kenshiro passione barman e pilota”, il casinò, i cabinati arcade e altre situazioni che poco si sposano con l’atmosfera post apocalittica e con l’anima più cupa dell’opera originale. Pur arricchendo il comparto ludico, le suddette appaiono troppo forzate e poco credibili.

È, infine, possibile esplorare il deserto in rovina a bordo di una simil-buggy per raggiungere zone in cui si svolgono determinati eventi della trama o recuperare materiali (e non solo) sparsi per la mappa. Questa meccanica, al di là di una resa estetica molto discutibile, dà il peggio di sé nel più che approssimativo sistema di guida.

… e poi silenzio …

Lost Paradise è mosso dallo stesso motore di Yakuza 0. Il team di sviluppo, nonostante avesse già utilizzato il Dragon Engine (Yakuza 6 e Yakuza Kiwami 2), ha scelto di fare un piccolo passo indietro affidandosi ad un engine più “rodato” per garantire una maggiore stabilità. Effettivamente il frame-rate rimane pressoché ancorato sui 60fps. Il colpo d’occhio, tuttavia, al netto di modelli dei personaggi principali fedeli alla controparte animata, non è all’altezza del prequel della saga di Kyriu Kazuma.

È quasi “fisiologico” che l’ambientazione post-apocalittica potesse risultare vuota e meno affascinante di un Kamurocho ma anche tra le mura di Eden il discorso non cambia: l’impatto visivo è ben inferiore a quello di altre produzioni attuali e propone un cel-shading piuttosto old gen, soprattutto nella mole poligonale e nella texturizzazione degli scenari. Anche le animazioni, ad eccezione delle buonissime fasi di lotta, sono più che innaturali, troppo “robotiche”.

Buono, in toto, il comparto sonoro, forte di un doppiaggio molto espressivo (con la voce di Kiryu-Chan prestata questa volta al Guerriero di Hokuto) e di una soundtrack ritmata e accattivante.

In sintesi:

La nuova incarnazione videoludica del mito di Ken il Guerriero è un media che, nonostante tutti quei muscoli, non è in grado di scalfire minimamente la quarta parete. Poche settimane fa Marvel’s Spider-Man ha dimostrato che è possibile raccontare  in modo emozionante qualcosa di visto e rivisto (utilizzando, per di più, meccaniche tutt’altro che inedite). Team Yakuza, al contrario, tenta di conquistare il pubblico dando un tocco di originalità ad un brand noto ma lo fa in modo meccanico, poco coinvolgente.

Nel complesso, Fist of the North Star è comunque un buon gioco in grado di offrire parecchie ore d’intrattenimento ma, tornando alla nostra introduzione, non rappresenta ancora il Degno Successore videoludico della Divina Scuola di Hokuto.

Pregi:

  • Storia originale con qualche buona intuizione …
  • Combat System divertente, ottimo omaggio alle mosse della Divina Scuola di Hokuto.
  • Estetica dei personaggi principali fedele alla controparte animata (attuale).
  • Comparto sonoro buono, sia nel doppiaggio che nella soundtrack.

Difetti:

  • … che, lenta e frammentata, ha un fascino ben distante da quello dell’opera originale.
  • Missioni e attività secondarie ripetitive, fuori contesto, poco divertenti e dispersive.
  • Colpo d’occhio, animazioni e fisica “troppo old-gen”.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 7

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Fist of the North Star: Lost Paradise

  • Immagine della copertina del gioco Fist of the North Star: Lost Paradise per PlayStation 4
  • Data di uscita:
    02-10-2018
  • Categoria:
    picchiaduro
  • Disponibilità per:
    PS4
  • Popolarità:
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Valutazione del gioco 7

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