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Recensione di Far Cry 5

Recensione scritta e curata da G-PqV per gamestorm.it, inserita il 08-04-2018

Titolo: Far Cry 5
Genere: Action/FPS/Stealth
Piattaforma: PlayStation 4 (testata), Xbox One, PC
Sviluppatore: Ubisoft
Produttore: Ubisoft
Data di uscita: 27 marzo 2018

 

L’atto finale per una serie che ha bisogno di rinnovarsi?

Le abitudini sono importanti, Ubisoft lo sa e, con i suoi due brand principali Assassin’s Creed e Far Cry, ha proposto a cadenza quasi annuale, cloni evoluti (e con ambientazioni differenti) del concept originale.

Si tratta di un modus operandi non casuale ma che, di certo, dimostra uno studio accurato del comportamento dei giocatori e, ovviamente, del relativo marketing.

Per facilitarvi la comprensione vogliamo fare un esempio più pratico.

V’innamorate di una persona; inizialmente vi fa andare su di giri e, nonostante i suoi limiti, la vivete e la assimilate in modo estremamente positivo. Questo dipende sia dalle sue buone qualità, sia dall’effetto novità.

Gli anni passano, quella persona è sempre bella come il primo giorno, forse anche di più ma gradualmente la routine inizia a farsi sentire. Gli stessi difetti a cui in origine non davate peso, pur essendo addirittura diminuiti, li avvertite più intensamente.

Il rapporto rimane importante ma subentra la voglia di staccare dall’ordinario, dalla consuetudine. Pensate di poterne fare a meno? No, perché la sua improvvisa mancanza non riuscireste a sopportarla.

È, allora, necessario un progressivo processo di rinnovamento capace di dar nuova linfa vitale ai sentimenti. Questo processo, tuttavia, non ha un epilogo ben definito e oggettivo: la novità potrebbe essere utile per alcuni e deleteria per altri.

Ora, alla persona dell’esempio, sostituite le due serie Ubisoft che si trovano l’una dall’altra a un gradino di distanza nella suddetta “scala del rapporto”.

Assassin’s Creed ha già iniziato, con successo, la propria palingenesi, grazie a modifiche piuttosto radicali; Far Cry, tenta di mantenere il rapporto con i suoi amanti, offrendosi ai destinatari senza stravolgimenti, proponendo la stessa formula vista già, senza andare troppo lontano, nei tre precedenti episodi. Punta, però, a essere più attraente attraverso un make-up (di contenuti e funzionalità) più accattivante.

Quanto fatto dal colosso videoludico francese con Far Cry 5 è però sufficiente per annullare l’effetto Routine / More of the Same? Tenteremo di darvi una risposta analizzando i differenti aspetti del game nella nostra recensione.

 

Tre (zone) + Quattro (cattivoni) = Sette… Pardon, Setta

La trama e il modo in cui viene narrata sono gli elementi che maggiormente si distaccano dalle tradizioni della serie.

Innanzi tutto, non esiste un alter-ego con aspetto, vestiario e genere ben definiti: è compito del giocatore, infatti, la creazione del protagonista, un “inizialmente anonimo” vice-sceriffo del Montana.

Visto l’utilizzo del medesimo avatar per il multiplayer (alla The Phantom Pain, per intenderci), sicuramente si tratta di una scelta, discutibile, finalizzata a mantenere continuità con le sezioni online.

È vero, mai nella saga ci si è affezionati al personaggio impersonato, con la scena totalmente rubata dai fascinosi antagonisti e degli stravaganti “aiutanti”: Vaas, Pagan Min, Citra, Yogi e Reggie, Urki, Ull, giusto per citarne qualcuno.

Allo stesso tempo, la mancanza di una figura principale dai tratti caratteristici lascia quanto meno perplessi, soprattutto perché, nel corso dell’avventura, il buon “vice” non proferisce una sola parola.

Se, negli episodi passati, si palesava lo scarso carisma del buono di turno impelagato con i guai della lontana frontiera, in Far Cry 5 se ne denota la totale assenza. Ne risente l’empatia per le situazioni più o meno buone: si assiste ad un’altalena di momenti ironici, goliardici e tragedie che, pur ben proposti, non riescono a far breccia fino in fondo… v’importerà meno di nulla delle emozioni dell’anonimo vice.

Sotto una differente chiave di lettura, questo potrebbe essere pensato per conferire maggiore immedesimazione al giocatore, permettendogli di creare il proprio alter-ego ideale. Qui subentra esattamente il discorso “ego” e riteniamo che sia una variabile troppo soggettiva per poterla analizzare e giudicare.

Per quanto concerne il filone narrativo vero e proprio, l’avventura è ambientata ad Hope County, contea fittizia del Montana in mano agli Edeniti, culto fondato dal leader spietato e megalomane Joseph Seed. Il “Padre”, e i suoi fratelli, John, Jacob e Faith, hanno ottenuto, tramite coercizione, il controllo totale del territorio, isolandolo dal resto dello stato.

Gli adepti dell’Eden’s Gate, chi drogato dal gaudio, chi per salvare la propria vita e quella dei cari, chi, addirittura, per scelta, sono molto numerosi e, soprattutto, posseggono un vero e proprio esercito armato.

Per fronteggiare la minaccia in continua espansione, lo Sceriffo di Hope County, il “novellino” suo vice e altri personaggi che avranno il proprio ruolo nelle vicende, decidono di arrestare il Padre, scatenando l’ira del culto e dando inizio, così, all’offensiva finalizzata a “Salvare” e “Purificare” tutti i peccatori.

Il giocatore, nei panni del Vice-Sceriffo, si trova così improvvisamente all’interno di una guerra civile tra la Resistenza e gli Edeniti, in pieno stile Far Cry: figura alle prime armi che gradualmente diventa una macchina da guerra.

Se nei precedenti capitoli, principalmente nel terzo e quarto, si assisteva ad un climax costante e ad un’ascesa ben indirizzata verso un singolo obbiettivo finale,  in Far Cry 5 gli sceneggiatori hanno deciso di suddividere il racconto in tre sezioni principali che traghettano il giocatore verso l’epilogo.

Queste, relative ai fratelli Seed, sono distinte anche dal punto di vista ludico poiché per vederle progredire è necessario completare le missioni nelle rispettive grandi aree della mappa.

Come capita spesso nei giochi open-world / free-roaming il ritmo non risulta incalzante ma questo non dipende, questa volta, solo dall’estrema libertà che viene concessa al giocatore.

Le fasi di grande pathos ci sono ma, pur ben “confezionate”, sono brevi e interrotte da una miriade di missioni secondarie (di qualità altalenante).

Inoltre, non aiutano di certo le numerose schermate di caricamento che sembrano avere il brutto vizio di inserirsi anche i momenti di maggior coinvolgimento emotivo.

Ovviamente questo garantisce un’ottima longevità ma è altrettanto vero che l’avventura potrebbe essere pesante per chi volesse procedere spedito e progredire, senza intoppi, nelle main-quest relative ai “luogotenenti” Seed.

 

Tantissima carne al fuoco: ci si prepara al meglio per il Festival dei Testicoli

Al netto dei soliti problemi presenti in molti open-world (di cui vi parleremo in seguito), non si può mettere in discussione la validità del prodotto da un punto di vista meramente ludico. Far Cry 5 offre oltre cento missioni tra primarie e secondarie, quasi tutte completabili utilizzando l’approccio preferito (ad eccezione di alcune che richiedono di seguire metodiche precise).

Siete amanti delle meccaniche stealth? Potete liberare un avamposto senza farvi mai vedere, sfruttando gli attacchi alle spalle, i diversivi, le armi silenziate, l’arco e la fionda e così via.

Avete guardato tutti i film di Rambo e Jason Statham è il vostro nuovo eroe? Imbracciate le armi più letali che avete e andate alla carica in un frenetico run&gun (quasi quanto quello di un Wolfenstein, seppur meno soddisfacente).

È possibile sfruttare anche l’intelligenza artificiale in co-op selezionando fino a due alleati (dopo aver sbloccato la feature relativa) tra cui nove combattenti “VIP”. Ognuno di loro, aggiunto al roster dopo aver completato la corrispettiva missione, possiede abilità uniche che spaziano dal supporto offensivo a terra o aereo, all’analisi della zona, passando per i diversivi e l’infiltrazione silenziosa.

Vi è grande varietà anche in merito alla tipologia di quest: rimossa la meccanica delle torri da scalare, diventa fondamentale conquistare gli avamposti della setta, non solo per liberare la zona dei nemici. Questi, infatti, una volta rivendicati diventano vere e proprie basi operative utili per i rifornimenti, per reperire i mezzi di trasporto e, soprattutto, per sbloccare un ampio ventaglio di sottomissioni: si va dal canonico salvataggio di ostaggi, alla ricerca di “testicoli” animali per una sagra, ad analizzare i campi di grano e i segnali alieni e tanto altro, spaziando dal contesto serio a quello irriverente e comico.

Anche quando sembra totalmente distaccato dalla main-quest, ogni evento portato a termine nelle zone dei Seed, corrisponde ad un aumento della relativa “barra di completamento”. Quando questa viene riempita totalmente si è pronti allo scontro finale con il Boss dell’area.

L’ambientazione è totalmente esplorabile con mezzi a quattro ruote come auto, camion e quad, con aerei, idrovolanti ed elicotteri, o percorrendo laghi e fiumi a bordo di moto d’acqua, gommoni e barche.

Il driving-system non è dei migliori e propone uno stile molto arcade e quasi “omologato” per qualsiasi veicolo.

È possibile cacciare e pescare, andare alla ricerca dei preziosi “Tesori dei Prepper”; giusto per fare un po’ di cultura: il termine prepper, proviene dall’inglese “to prepare”, e indica individui che si attrezzano (preparano appunto) in vista di una possibile apocalisse, sia essa di origine naturale o derivante dal comportamento umano.

La ruota delle armi consente di selezionare, una volta recuperate sul campo di battaglia o acquistate, un gran numero di bocche da fuoco dal buon bilanciamento, dalle pistole automatiche ai revolver, dai fucili d’assalto agli shotgun, passando per lanciarazzi e mitragliatrici pesanti, granate, esplosivi di prossimità e molotov.

Dispiace, tuttavia, la mancanza del farming/crafting dedicato all’evoluzione delle caratteristiche dell’equipaggiamento, fatto che rende molto meno affascinante, ad esempio, le fasi di caccia (nonostante l’abbondanza di esemplari nel Montana). Questa meccanica si limita alla creazione di consumabili come gli esplosivi “artigianali”.

I progressi dell’alter-ego si articolano su uno skill-tree suddiviso in cinque sezioni nelle quali si possono ottenere determinate abilità chiamate “tratti” spendendo i punti-tratto ottenuti in qualsiasi modo: completando missioni, superando sfide, recuperando collezionabili e così via.

L’offerta di Far Cry 5 comprende anche il multiplayer: tutta la campagna è giocabile online in co-op assieme ad un altro compagno che fungerà da alleato al pari (o al posto) dei personaggi gestiti dall’IA. Solamente l’host, però, mantiene i progressi nell’avventura.

Infine, sia come modalità separata che tramite l’accesso dai terminali presenti nella Contea, è possibile giocare a “Far Cry Arcade”: si tratta di missioni completamente personalizzabili in tutti gli aspetti, su mappe realizzabili anche dagli stessi giocatori utilizzando modelli di oltre 9000 oggetti importati da altri titoli del colosso francese, da Far Cry 4 a Primal passando per Watch Dogs e Assassin's Creed.

Ciò che penalizza l’esperienza di gioco è l’IA (alleata e nemica), che d’intelligenza ha ben poco: spesso inadeguata, caotica e approssimativa negli scontri faccia a faccia, dà il meglio di sé solo nelle sezioni stealth.

Natura sconfinata

Il colpo d’occhio offerto dal brand Far Cry è sempre stato incredibile e non fa eccezione nemmeno con il Montana del quinto capitolo. L’ambientazione è completamente esplorabile e si presenta con una densità incredibile. Ogni zona delle tre grandi aree sembra studiata al dettaglio sia per quanto riguarda l’aspetto puramente estetico che per la credibilità di come risulta popolata.

Nonostante il Dunia Engine si comporti più che bene anche su PlayStation 4 Standard (versione da noi testata) parliamo comunque di un mondo aperto e di una mole di gioco importante. Per questo motivo i problemi non mancano e s’incarnano in pop-up delle texture (sebbene ci sia una profondità di campo incredibile), in elementi secondari di qualità e risoluzione inferiore e in frequenti bug (alcuni esilaranti) relativi principalmente ai PNG.

Non siamo inoltre rimasti pienamente convinti dalla pattern cromatica che, spesso troppo vivace, pecca un po’ in realismo.

Il comparto audio nel complesso è buono, grazie ad un’ottima soundtrack dalle sonorità country e ad un credibile campionamento dell’effettistica. Il doppiaggio originale e quello italiano danno il meglio nell’interpretazione dei principali antagonisti, mentre sono poco espressivi, ripetitivi e, talvolta, fuori contesto per i personaggi meno importanti.

In sintesi:

Diverte, è ampio ed è, nel complesso, anche bello da vedere ma Far Cry 5 non supera pienamente il test del “Già Visto”. Riteniamo che, nonostante alcune novità e altrettante modifiche, rimanga ancora forte l’impressione di giocare a un lavoro di re-skin di Far Cry 3 (come già successe con il 4 e Primal).

Il villain di turno, questa volta si divide in più personalità, ben caratterizzate e differenti, la cui morale è, talvolta, perfino condivisibile (i mezzi meno… a patto che non siate dei carnefici).

Ubisoft, realizzando un prodotto più che buono, ha sicuramente spremuto il brand fino all’ultima sua goccia. Con ogni probabilità, in futuro, vedremo un ipotetico Far Cry 6 e, come già capitato alla serie degli Assassini con Origins, sarà necessario un mutamento ben più evidente di quello proposto da Far Cry 5.

Del resto “fare e rifare la stessa caxxo di cosa, ancora e poi ancora, sperando che qualcosa cambi” sarebbe pura follia.

Pregi:

  • Storia intrigante che stimola dietrologie e teorie di pensiero.
  • Gameplay divertente in ogni sua meccanica…
  • Colpo d’occhio davvero piacevole…
  • Soundtrack da tenere sempre in auto per i viaggi “On the Road”.

Difetti:

  • È molto simile ai predecessori, mancano le grosse novità promesse in fase di sviluppo.
  • … il cui ritmo crolla troppo spesso.
  • … che inizia a dimostrare la fatica delle console “standard”.
  • I soliti bug presenti in gran parte degli open-world.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8

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