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Recensione di Devil May Cry 5

Titolo: Devil May Cry 5
Genere: Action / Hack ‘n’ Slash
Piattaforma: PlayStation 4 (Testata) / Xbox One / PC
Sviluppatore: Capcom
Produttore: Capcom
Data di uscita: 8 marzo 2019

E la storia si ripete. Più o meno…

Sul finire del secondo millennio, Capcom era alacremente al lavoro su quello che doveva, all’epoca, essere il quarto capitolo della fortunata serie di videogiochi survival horror di propria creazione, Resident Evil. Il team di sviluppo, capitanato dal buon Hideki Kamiya, finì però col prendersi troppe libertà creative, finendo per creare un sostanziale distacco tra il materiale di riferimento e il prodotto in lavorazione. Il discostamento fu tale che il videogioco in produzione tagliò i rapporti con la saga di Resident Evil per dar vita, nel 2001, ad una saga videoludica completamente nuova. Fu così che, all’incirca diciassette anni fa, Devil May Cry vide la luce su PlayStation 2.

Diversi capitoli (ed uno sfortunato reboot) dopo, pochi giorni fa, l’attesissimo Devil May Cry 5 ha chiuso un ciclo di sviluppo che quasi ricalca, per sommi capi, la storia che si celava dietro alla nascita del primo capitolo. Sfruttando lo stesso motore di gioco del recentissimo Remake di Resident Evil 2, un nuovo team capitanato da Hideaki Itsuno rivoluziona completamente premesse e scopi finali dell’engine per proseguire lungo l’arco narrativo che coinvolge gli ormai storici protagonisti della saga, Dante e Nero, insieme ad una new entry dai modi un tantino eccentrici, V.

Nonostante, oggi come allora, gli sviluppatori siano partiti dal motore di gioco dell’ultimissima iterazione di Resident Evil per regalarci un nuovo capitolo della saga Devil May Cry, in diciassette anni la saga si è sviluppata ed evoluta in modo considerevole, così come, capitolo dopo capitolo, sono cresciute le aspettative dei fan. E a proposito di aspettative, l’attesa è finita e il prodotto è ora nelle nostre mani: come se la caverà Devil May Cry 5 sul banco di prova?

“Dante! Dov’è Dante?”

Il leggendario cacciatore di demoni, insieme a Lady e Trish, si trova all’interno di un misterioso albero demoniaco apparso nella tranquilla cittadina di Red Grave (suggestivo, vero? -NdR-). Nero, privato di un braccio ed in compagnia del misterioso V, inoltrandosi nella medesima struttura, si imbatte in una scena sconfortante: il potentissimo demone Urizen ha messo alle corde il secondo figlio di Sparda, che giace stremato al suolo. Dopo aver inutilmente tentato di scalfire anche solo marginalmente il coriaceo Urizen, incalzato dalle parole di Dante e trascinato via da V, Nero è costretto a battere in ritirata e a combattere l’ennesimo assalto dell’orda demoniaca che, a seguito della presunta sconfitta di Dante, ha invaso le strade di Red Grave City.

Questa è, in estrema sintesi, la premessa che fa da sfondo alle vicende di Devil May Cry 5. Il titolo ci permetterà di controllare alternativamente, in fasi di gioco ad essi esclusivamente dedicate, tre diversi personaggi principali: il giovane Nero, il leggendario Dante e uno stranamente familiare (oltre che somigliante al Sephiroth di Final Fantasy VII: Crisis Core) V. Onde evitare qualsivoglia spoiler relativo alla componente narrativa del titolo, considerando comunque che la redazione di queste righe avviene a pochi giorni dal lancio del titolo, ci limitiamo ad affermare che la trama di Devil May Cry 5 è tutto sommato ben raccontata, con cutscene in-engine dall’ottima fattura, la medesima che, un paio di mesi fa, ci aveva già convinto nel remake di Resident Evil 2.

Ma, si sa, la trama in Devil May Cry, per quanto profonda e articolata possa essere, in diverse occasioni si propone in toni leggeri e dalle scarse conseguenze, finendo per risultare un mero pretesto per ridurre in poltiglia qualsiasi creatura demoniaca ci si pari davanti. Non che ci dispiaccia, anzi: è una scusa come un’altra per dedicarci all’analisi approfondita di uno degli aspetti caratteristici di questa saga, il gameplay. 

C-C-C-Combo Breaker!

Nella più recente incarnazione della storica saga possiamo apprezzare una formula di gameplay che, pur sguazzando nel tranquillo laghetto del tradizionale, non disdegna alcune nuotate avventurose nel fiume impetuoso dell’innovazione. Ci si presenta davanti, dunque, il classico sistema di combattimento contraddistinto da una relativa semplicità d’approccio: nei panni di Nero, al tasto triangolo (Y su Xbox One) è assegnato l’attacco melee, al tasto quadrato (X su Xbox One) la possibilità di sparare con la pistola e al tasto cerchio (B su Xbox One) l’utilizzo del Devil Breaker, una delle star di questo capitolo. L’improbabile alleanza tra Nero e Nico comporta determinati vantaggi: uno di questi va a sopperire alla mutilazione subita da Nero, tramite l’ausilio di diverse braccia meccaniche, ognuna dotata di particolarità differenti sia in fase di attacco che al momento dell’esplosione, che avviene nel momento in cui Nero subisce danni mentre si serve del Devil Breaker o, semplicemente, tramite la pressione del dorsale sinistro. 

Se il layout dei comandi resta sostanzialmente identico per tutti e tre i personaggi, mentre per Dante non si registrano particolari perplessità (anzi, il suo sistema di controlli è sostanzialmente identico a quanto già visto in Devil May Cry 4, il che comporta una certa sensazione di familiarità che accompagna i giocatori più anzianotti nelle fasi di gameplay), non si può dire lo stesso per V, il quale gode dell’implementazione di meccaniche di combattimento del tutto originali. Gracilino e un po’ deboluccio, V non può, da solo, danneggiare in maniera consistente i demoni che infestano Red Grave. Il misterioso figuro deve dunque avvalersi di due partner animali, Griffon e Shadow, che si prendono volentieri carico del lavoro sporco. Tramite la pressione del tasto cerchio, V si limiterà a dare il colpo di grazia alle mostruosità ormai ridotte a brandelli dai suoi possenti alleati.

Caposaldo di ogni capitolo è il sistema di valutazione delle combo, che vede impegnato ogni giocatore nella metodica scalata, attacco dopo attacco, dalla tristissima valutazione D, Dysmal, alla ambita S, Stylish. In sostanza, dunque, sebbene per alcuni aspetti il gameplay di Devil May Cry 5 resti saldamente ancorato alle proprie radici storiche (come testimoniano le fasi di gameplay con protagonista Dante), sono presenti diversi elementi di novità che permettono di parlare di una vera e propria boccata di aria fresca in termini di meccaniche.

Il Re-Engine nuovamente al banco di prova

Su PlayStation 4 si ripete, in sostanza, il discorso già affrontato un paio di mesi fa con Resident Evil 2: Devil May Cry 5 gira in risoluzione nativa, 1920x1080, e a 60FPS non proprio granitici su PlayStation 4 Fat e Slim. Nonostante il frame-rate si presenti davvero solido nella stragrande maggioranza delle fasi di gameplay sono, infatti, presenti degli sporadici ma prolungati cali nei momenti più concitati.

Merito dell’engine tutto sommato flessibile e ben sfruttato, i problemi di frame-rate sono maggiormente evidenti in presenza di effetti particellari particolarmente impegnativi da renderizzare o davanti ad esplosioni e crolli di detriti in ingente quantità. Il tutto al netto di un colpo d’occhio che merita particolari elogi sia per quanto riguarda la pulizia d’immagine generale (che, tra la risoluzione nativa e l’impiego di buoni filtri anti-aliasing e delle texture, riesce a far brillare la versione PlayStation 4 anche su console base), sia per quanto riguarda l’ottimo lavoro svolto in termini di asset. Texture profonde, modelli poligonali dall’alto livello di dettaglio e un’effettistica ambientale di pregevole fattura si combinano tra loro generando scorci interessanti e scontri mozzafiato.

Menzione d’onore, come ormai è tradizione nella saga, alla colonna sonora e, in special modo, al battle-theme che fa capolino ogni qual volta ci imbattiamo in un piccolo gruppo di demoni: non potrete fare a meno di sentirvi veramente esperti del mestiere mentre inanellate una combo dietro l’altra al ritmo di Devil Trigger.

In Sintesi:

Il “quinto” appuntamento con Devil May Cry non delude e, anzi, sorprende. Oltre ad una storia interessante e ben raccontata, il pacchetto offerto da Capcom contiene anche il classico gameplay che accompagna la serie dalla prima iterazione, pur arricchito con tutte le rifiniture del caso e impreziosito da nuove aggiunte.

Nello specifico, se l’introduzione del Devil Breaker di Nero dà un sapore tutto nuovo alle combo, le fasi in cui ci ritroveremo ad impersonare Dante saranno sorprendentemente familiari a chi ha già giocato i precedenti capitoli della saga. Discorso a parte va fatto per V, personaggio cui è stato dedicato un sistema di combattimento completamente rivisto e che potrebbe inizialmente straniare alcuni giocatori.

Sul lato tecnico, Devil May Cry 5 si dimostra un titolo dal frame-rate piuttosto solido e dall’ottima pulizia d’immagine, merito della risoluzione nativa impiegata sulle console di casa Sony e dello straordinario lavoro svolto in termini di assets. Non possiamo che consigliare l’ultimissimo capitolo della saga sia agli appassionati che ai neofiti, che potrebbero sfruttare quest’ottima occasione per mettere per la prima volta piede nell’universo di Dante e soci.

Pregi:

  • Il gameplay classico della serie, pur riveduto e corretto con le aggiunte del caso, resiste alla tirannia del tempo.
  • Colonna sonora coinvolgente, che fa da accompagnamento ad un gameplay già di per sé godibilissimo.
  • Il comparto tecnico fa il suo sporco lavoro egregiamente, avvicinandosi spessissimo ai 60 FPS.

Difetti:

  • Qualche sporadico calo di frame-rate.
  • Gameplay un po’ spaesante nei panni di V.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 9

La recensione di Devil May Cry 5 è stata scritta e curata da KentuckyFriedG per GameStorm.it, pubblicata il 11-03-2019

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