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Recensione di Days Gone

Titolo: Days Gone
Genere: Azione/Avventura, Open World
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: SIE Bend Studio
Produttore: Sony Interactive Entertainment
Data di uscita: 26 aprile 2019

A volte ci vuole un intero serbatoio di benzina prima di riordinare le idee

Quando all’E3 2016 fu rivelato il progetto di una nuova esclusiva Sony PlayStation 4, Days Gone, curiosità e titubanza andavano a braccetto: la community della console nipponica attendeva il lancio dell’affascinante Horizon: Zero Dawn e, ancor di più, quello di God of War. Nella stessa conferenza fece la sua prima apparizione anche Marvel’s Spider-Man di Insomniac Games. Non dimentichiamo, poi, che si iniziava a rumoreggiare su un The Last of Us Part II, effettivamente annunciato nel dicembre dello stesso anno.

Tra i prodotti “di vanto” giocabili solamente sulla piattaforma Sony, un nuovo media basato sul non certo originale post-apocalittico a tema zombie appariva meno appetibile di tutto il resto dell’offerta. E poi, insomma, Bend Studio? “Quelli di Syphon Filter” non avevano certo lo charme di un Santa Monica o di un Naughty Dog. Il mood, palpabile, era che per quanto Days Gone potesse concretizzarsi come un buon gioco, non sarebbe mai stato all’altezza dei colleghi, tanto da essere spesso etichettato come “esclusiva minore”.

I ragazzi di Bend avrebbero meritato maggior fiducia fin da subito: senza andare troppo indietro nel tempo, il loro Uncharted: L’Abisso d’Oro è uno spin-off che non sfigura accanto alla serie principale per home-console; è un ottimo gioco su più punti di vista, dalla narrativa al gameplay, in grado, inoltre, di sfruttare PS Vita e le sue funzionalità nel migliore dei modi.

Forse è stato meglio così, le aspettative troppo alte talvolta lasciano l’amaro in bocca. Days Gone è, invece, sorprendente. Il team di sviluppo ha continuato a lavorare, in questo clima di semi-scetticismo, nei suoi uffici dell’Oregon, location scelta come ambientazione del viaggio (emotivo e su due ruote) di Deacon St. John, protagonista dell’opera.

Previsto per il 22 febbraio 2019 è arrivato sul mercato il 26 aprile 2019, dopo un rinvio: il carburante nel serbatoio di Days Gone doveva bruciare ancora per consentire al team di sviluppo di dar forma finale alle sue idee.

Ci siamo presi il nostro tempo perché l’avventura nei panni di Deek è lunga e densa, da vivere senza alcuna fretta; si ingolfa ogni tanto ma dimostra chiaramente di aver ben poco di “esclusiva minore”. Vi spieghiamo perché analizzando i singoli aspetti del gioco.

Morti Viventi e Vivi Morenti

Partiamo da un dato di fatto, la cultura-pop vive di periodi in cui va per la maggiore una particolare tematica, un preciso genere e spesso questo deriva dall’enorme successo di un determinato franchise. Dalla Distopia al Vampirismo, passando per il Fantasy, il Cyberpunk o per la storia e il folklore del Giappone Feudale, anche il mondo videludico si adatta alle tendenze. Ci sono poi setting che eludono questa “regola” e che non smettono mai di essere sfruttati e, talvolta, abusati. È il caso dell’apocalisse zombie che, pur con le sue numerose varianti, è sopravvissuta ad epoche e generazioni; o meglio, per stare in tema, continua ad essere non-morta vista la qualità altalenante dell’offerta. Days Gone segue la scia dell’intramontabile The Walking Dead e strizza l’occhio a 28 Giorni Dopo. Se, però, nessuno sviluppatore in passato era riuscito a dare qualità ad un tie-in della serie basata sul fumetto di Robert Kirkman, il discorso è differente per Sony Bend: l’esclusiva PS4 potrebbe benissimo essere intesa come la miglior trasposizione sotto forma di videogame di TWD, pur senza esserlo.

Days Gone non è semplicemente “viventi contro zombie”: non fraintendete, gli “erranti” ci sono, a centinaia. Spesso, però, il focus narrativo è incentrato sul lato umano, su come un disastro di tali proporzioni muti le priorità di chi vuole sopravvivere; un contesto nel quale ricostruire la civiltà comporta sacrifici, dove vige la legge del più forte, dove non c’è spazio per sentimentalismi ed etica, dove il tuo alleato può diventare il tuo peggior nemico, dove cedere alla follia dalla quale non si torna indietro è un attimo. In un mondo così, per restare umani è necessario aggrapparsi a qualcosa, ai ricordi, al continuare a credere e lottare per qualcosa che sembra perduto.

Non c’è grande originalità nel pretesto narrativo: un morbo ha decimato la popolazione mondiale trasformando gli umani in non-morti denominati Freakers, Furiosi.

Deacon, ex soldato e membro della banda di motociclisti Mongrel MC, sopravvive, assieme al suo amico fraterno Boozer, al diffondersi dell’epidemia ma è costretto a separarsi da sua moglie Sarah, ferita e affidata alla Nero (National Emergency Restoration Organization), ente governativo con il compito di evacuare e aiutare i superstiti. Il Campo di Rifugio però, viene attaccato dai Freakers, nessuno rimane in vita.

A due anni di distanza dall’apocalisse, diversi accampamenti provano a riorganizzare, ognuno a modo proprio, la civiltà ma al loro esterno i Furiosi non sono gli unici da temere: nell’Incubo (così è etichettato il mondo al di fuori dei rifugi) non esistono leggi e tra Anarchici, Predoni e l’inquietante setta dei Ripugnanti, la minaccia è anche umana e vivente.

Deek è diventato un “nomade”, un Randagio, un cacciatore di taglie che, dopo aver saputo quanto successo al Campo dove stava Sarah, ha scelto di sopravvivere a modo suo, concedendo le proprie abilità al miglior offerente e mantenendo viva una flebile speranza.

Non vi vogliamo anticipare ulteriormente altri dettagli di una trama che, dopo una fase iniziale più lenta, decolla da metà avventura e riesce a mantenere alto l’interesse per circa 35-40 ore.

Al di là dei buoni contenuti proposti, tra sequenze emotive e colpi di scena, il vanto del comparto narrativo di Days Gone è il modo in cui la sceneggiatura si integra perfettamente nel contesto open-world. Quest principali e secondarie, incarichi ed eventi sono collegati in un insieme credibile, al punto da dare l’impressione che si tratti di un plot più tipico di un’avventura scriptata: il giocatore ha massima libertà ma allo stesso tempo non perde il focus su ciò che accade a causa di operazioni secondarie e fetch-quest fini a se stesse. Nei momenti avanzati dell’avventura, tuttavia, alcune missioni (ripetute troppo frequentemente durante fasi di climax emotivo) lasciano nuovamente emergere il loro ruolo di “riempitivo”.

Nel complesso, però, il ritmo rimane piuttosto sostenuto.

Ottima, inoltre, è la caratterizzazione dei personaggi principali, ognuno con propri intenti e ideali. Deacon, in primis, è lontano dagli stereotipi dell’eroe protagonista: rude, cinico e vendicativo ma anche confuso, sentimentale e speranzoso, è uno dei personaggi più credibili visti in un contesto simile.

Deriv-Attivo: This World Comes for You

In termini puramente ludici Days Gone si presenta come un action-TPS in un open-world con un’essenziale componente RPG. Per quanto riguarda lo shooting, piuttosto arcade e mai troppo preciso (ma comunque divertente), Deacon può equipaggiare una bocca da fuoco primaria, una secondaria e una speciale oltre ad utilizzare un’arma per gli attacchi corpo a corpo.

Nel puntamento del nemico si può utilizzare anche la concentrazione, un breve bullet-time in slow-motion potenziabile che permette di mirare con maggior precisione (alla stregua del Dead-Eye di Red Dead Redemption e simili).

La selezione dell’equipaggiamento utilizzabile è impostata su un non comodissimo menu (e sotto-menu) a raggiera nel quale compaiono gli elementi offensivi, tattici e curativi, con la possibilità di crafting degli stessi attraverso i materiali (e i progetti) recuperati nel mondo di gioco.

Nell’Oregon post-apocallitico si sbloccano gradualmente gli accampamenti “alleati”, da quello di Mark Copeland in Cascade, passando per Hot Springs e Lost Lake (altri nelle fasi più avanzate), ognuno dei quali è gestito in modo differente in base alle politiche e ai “dettami” di chi sta al vertice. Questi fungono da hub nei quali ottenere incarichi, consegnare taglie (orecchie di infetti) in cambio di crediti (da spendere obbligatoriamente in quella base), fare rifornimento di munizioni e carburante, sbloccare potenziamenti per l’armamentario e per la moto. Il tutto è gestito da un sistema basato sul livello di fiducia: maggiori sono gli incarichi portati a termine per quell’avamposto più alta è la disponibilità dei vari “mercanti” nei confronti di Deek.

Il miglioramento delle abilità del Randagio si basa sulla spesa dei punti esperienza e permette di acquisire skills e upgrade su tre sezioni differenti: combattimenti in Mischia, combattimenti a Distanza, Sopravvivenza. È, inoltre, consentito di migliorare la sua “Condizione Fisica” (regolata dalle tre statistiche Energia, Vigore e Concentrazione) attraverso gli Iniettori della NERO, particolari “farmaci” che forniscono un potenziamento permanente.

Per quanto concerne gli incarichi, al di là delle quest prettamente correlate alla storia, le attività “secondarie” di Days Gone si ripetono, in sostanza, per tutta l’avventura: si va dal recuperare la taglia di un “fuorilegge” (talvolta tramite inseguimenti sulla moto) al combattere la minaccia di Predoni e Ripugnanti, dall’esplorazione dei Presidi e dei Siti Ricerca della NERO alla distruzione dei Nidi di Freakers, dal salvataggio degli ostaggi al recupero di materiali, senza dimenticare, ovviamente, l’abbattimento delle Orde.

Quest’ultima tipologia di missione rappresenta il punto più soddisfacente del gioco: per sconfiggere centinaia di erranti che si muovono freneticamente e indipendentemente è necessario un approccio tattico che permette di sfruttare tutte le possibilità offerte dal sistema di combattimento; è qui, infatti, che stealth, shooting, melee, crafting, corsa a piedi e fuga in sella si mescolano in un adrenalinico mix.

È possibile incontrare le prime orde anche nelle fasi iniziali: in quel caso il modus-operandi consigliato è uno solo, salire sulla moto e scappare il più lontano possibile… ci saranno occasioni più avanti, con l’equipaggiamento e i potenziamenti giusti, per affrontare queste ostiche e affascinanti sfide.

In base a quanto detto, potreste pensare che Days Gone non offra particolari novità e che si comporti in maniera analoga a tanti suoi colleghi. È vero. L’opera di Bend Studio riprende meccaniche già proposte da altri esponenti del genere ma sono il modo e il mondo in cui le organizza a renderle intriganti.

Abbiamo già evidenziato come quasi tutto appaia correlato in termini narrativi, con una struttura basata su percentuali e premi ottenuti a un determinato grado di completamento di ogni storia. In quest’ottica, anche ripetere più volte la medesima missione risulta più gradevole: permette di conoscere ulteriori dettagli della trama e di ottenere dei bonus.

A questo aggiungete un open-world vivo, mutevole e ansiogeno nel quale muoversi è sempre un’incognita: erranti che si comportano in modo differente in base al ciclo giorno-notte, agguati dei predoni, fauna e “fauna non-morta” pronta ad aggredirvi, civili dispersi nell’Incubo da salvare, ostaggi da liberare ma anche avversari che si scontrano tra loro con le relative conseguenze. Talvolta potreste vedere i Freakers attaccare gli accampamenti dei predoni e scegliere di attendere per capire quale delle due fazioni avrà la meglio prima di procedere. In altre occasioni potreste far piazza pulita di avversari umani e vedere, in un secondo momento, gli erranti invadere la zona in cerca di “cibo”. O ancora ricevere improvvisamente lo sparo di un cecchino imboscato in una zona prima “sicura”.

Il team di sviluppo è stato quindi abile nella realizzazione di un mondo aperto credibile capace di mantenere alto l’interesse e l’entusiasmo del giocatore anche durante i necessari e frequenti spostamenti sulla mappa, un free-roaming che funziona e che limita il più possibile quei fisiologici momenti in cui, in media del genere, il ritmo tende a calare.

Questo pregio dipende anche dalle meccaniche relative alla moto di Deacon, vera co-protagonista di Days Gone. All’inizio è poco manovrabile ma proseguendo nell’avventura, “corazzandola” e potenziandone le prestazioni, si prende gradualmente confidenza con un’impostazione di guida che tende più all’arcade che al simulativo. È fondamentale, però, aver cura di lei: è un’ancora di salvezza per fuggire dalle zone più ostiche, inventario mobile per rifornimenti e munizioni, consente il salvataggio e lo spostamento rapido ma è necessario stare attenti a non finire la benzina nel bel mezzo dell’Incubo. Trovarsi a spingerla o a vagare a piedi quando i distributori e gli avamposti sono troppo distanti (tanto più se il cielo si fa scuro) lascia esposti a tutti i pericoli gentilmente offerti dall’Oregon post-apocalittico.

Il gioco implementa anche un sistema meteo dinamico in cui le condizioni atmosferiche hanno un impatto sul gameplay: pioggia e neve rendono meno governabile la moto ma attutiscono i rumori e diminuiscono la visibilità rendendo più facile l'approccio furtivo.

Infine, per quanto riguarda la varietà di nemici, sono presenti diversi tipi di Furiosi la cui minaccia diventa tanto maggiore quanto è il progresso nell’avventura: Freakers “ordinari”, Larve, Grigi, Sirene, Colossi e altri ancora di cui evitiamo di svelarvi le caratteristiche perché… il primo incontro non si scorda mai.

L’intelligenza artificiale durante gli scontri con gli umani, invece, non brilla: nemici che non si accorgono della tua presenza, altri che riescono a scorgerti quando non dovrebbero, soldati che ti puntano senza notare di avere una struttura davanti che dovrebbe coprirgli la visuale e tante altre piccole imprecisioni che (pur dando vita a siparietti divertenti) penalizzano la qualità di queste fasi di gameplay.

Un bel vedere ma il comparto tecnico esaurisce il carburante

L’impatto visivo offerto da Days Gone è ottimo: il mondo di gioco è ricco, curato e vanta un level-design vario che muta di area in area imprimendo un’efficiente caratterizzazione alle differenti ambientazioni. Nei cicli giorno-notte, shader e palette cromatica lavorano bene dando all’immagine illuminazione e tonalità sempre credibili. Degno di nota anche il meteo variabile che, oltre alle suddette implicazioni in termini di gameplay, contribuisce a incrementare il carisma visivo della scena: vedere le strade riempirsi di pozzaghere e diventare fangose nel corso di un acquazzone, o l’accumularsi graduale della neve sul paesaggio e sui personaggi è davvero affascinante.

Il tutto è mosso da una versione “modificata” dell’Unreal Engine 4 e, anche per questo motivo, ci sembra doveroso elogiare il lavoro fatto da Bend Studio utilizzando un motore non di proprietà.

Evocativi panorami di un mondo in rovina ma comunque vivo, insieme ad una soundtrack che accompagna benissimo le variazioni di ritmo del racconto, permettono al giocatore di avvertire personalmente quel dualismo “devastazione-speranza” tipico di un tale soggetto post-apocalittico. L’impegno della software house è evidente anche nella cura della Due Ruote e nei modelli dei personaggi principali e del loro vestiario/equipaggiamento/armamentario, con un livello di dettaglio messo in risalto da una photo-mode profonda e ben strutturata che farà la gioia di tutti i “fotografi-virtuali”.

C’è un rovescio della medaglia: al netto di qualche bug (più o meno divertente) è sul lato delle prestazioni e dell’ottimizzazione che Days Gone arranca… e non poco. Come detto nel titolo del paragrafo, il “carburante” per proporre una mole visiva del genere si dimostra insufficiente. Il frame-rate (nella versione per PS4 Standard da noi testata) è molto instabile, specialmente nelle fasi di esplorazione a bordo della moto, con problemi di pop-up delle texure e cali importanti che aumentano ulteriormente quando, potenziando il veicolo, gli spostamenti diventano più rapidi.

Talvolta intere porzioni della mappa rimangono in bassa definizione, altre non vengono nemmeno caricate in tempo reale causando problemi anche a livello di gameplay con aree irraggiungibili e missioni che non possono essere così attivate/concluse.

Più volte abbiamo dovuto chiudere l’applicazione e riavviarla per aggirare il problema e, occasionalmente, il gioco è andato in crash di sua spontanea volontà; queste problematiche vanno sommate a tempi di caricamento piuttosto lunghi.

Tra le note dolenti includiamo anche la rappresentazione della torcia di Deacon, un alone luminoso che segue la telecamera senza che se ne intraveda la sorgente, e modelli/animazioni dei personaggi secondari di qualità inferiore.

Nonostante quanto appena detto rientri negli aspetti negativi della produzione, l’esperienza di gioco non ne risente in modo drastico: è semplicemente un peccato non vedere un’opera così valida ottimizzata a dovere.

In ultimo, un plauso va fatto sia agli attori originali, Sam Witwer nei panni di Deacon in primis, sia ai doppiatori della versione italiana per un lavoro di recitazione e interpretazione convincente, credibile (sì, ogni tanto urlano più del dovuto ma li apprezziamo comunque).

In sintesi:

Days Gone non è perfetto, soffre sul versante delle prestazioni e, se siete dei giocatori “navigati”, troverete poche meccaniche veramente originali nel gameplay che propone. Questi “contro” non sono sufficienti per etichettarlo come “un’esclusiva minore”.

Days Gone è complessivamente un buonissimo prodotto nel quale direzione artistica, narrativa e gameplay si incastrano in modo funzionale; riesce a coinvolgere con una trama ben sceneggiata e proposta con un buon ritmo. Bend Studio è riuscita a minimizzare quei momenti di sofferenza visti in altri free-froaming, quelli più lenti e dispersivi legati ad attività di contorno o al semplice “migrare” per raggiungere il luogo di una missione. Per farlo ha intrecciato al meglio quest principali, secondarie e attività extra, proponendo, inoltre, un Oregon dinamico, nel quale muoversi rappresenta un’incognita costante capace di tenere sempre in allerta il giocatore. Il tutto è offerto con un colpo d’occhio pregevole e un attento lavoro di level-design.

Tutto questo gli conferisce quella pregio che mai dovrebbe mancara in un videogame: la capacità di offrire divertimento pad alla mano.

Pregi:

  • Riesce nel rendere ancora interessante il post-apocalittico a tema zombie.
  • Mondo di gioco vario, dinamico e credibile.
  • Il gameplay è vario, diverte alternando sparatorie, stealth, melee, guida, farming e crafting.
  • Tutte le attività si incastrano bene in quello che appare come un unico articolato intreccio narrativo.
  • Impatto visivo di qualità.

Difetti:

  • Alcuni cali di ritmo nelle fasi iniziali e finali dell’avventura.
  • Gli avversari umani non brillano in Intelligenza Artificiale.
  • Frame-rate instabile, pop-up frequenti, bug di varia natura.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8,2

La recensione di Days Gone è stata scritta e curata da G-PqV per GameStorm.it, pubblicata il 23-05-2019

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