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Recensione di Assassin's Creed Valhalla

Titolo: Assassin’s Creed Valhalla
Genere: Gioco di ruolo Open World
Piattaforma: Xbox One / PlayStation 4 (Testata) / Xbox Series X|S / Playstation 5 / PC
Sviluppatore: Ubisoft Montreal
Produttore: Ubisoft
Data di uscita: 10 novembre 2020

Una formula vincente

Non è certo la prima volta che il franchise più popolare di casa Ubisoft torna alla ribalta dopo un anno di assenza: dall’uscita di Assassin’s Creed II, ogni singolo anno è stato scandito da un nuovo capitolo della serie dedicata all’eterno conflitto tra Assassini e Templari, alcuni universalmente acclamati dal pubblico e dalla critica (Brotherhood e Black Flag, ad esempio) e diversi altri che, invece, continuano ancora oggi a dividere l’utenza (Assassin’s Creed III). Nel 2014, però, lo sfortunatissimo lancio di Assassin’s Creed Unity cambiò le carte in tavola: complici le numerosissime lacune tecniche del titolo in questione e quella che i colleghi anglofoni definiscono franchise fatigue, al rilascio di Assassin’s Creed Syndicate, i numeri di vendita combinati di quest’ultimo con Unity erano di gran lunga inferiori alle aspettative. Di conseguenza, il 2016 fu il primo anno dal rilascio del secondo capitolo privo di un nuovo Assassin’s Creed.

Il risultato di questo anno sabbatico fu Assassin’s Creed Origins, che è stato accolto caldamente da critica e pubblico. Il gameplay loop venne quasi totalmente stravolto: la verticalità offerta da Unity e Syndicate ha ceduto il passo a un sistema di movimento agli antipodi, incentrato sulla mobilità a piedi, a cavallo e su ruote attraverso l’intero Egitto. Il focus su una singola ambientazione urbana cade, in favore di una rappresentazione in scala di un’intera nazione. Il recente abbraccio senza riserve di un sistema veramente Stealth in Assassin’s Creed Unity si vede sostituito dall’implementazione di meccaniche GdR un po’ acerbe, ma comunque ben accette in ottica di cambiamento e di futuro miglioramento. Tutto ciò sulla base di una semplice premessa: Assassin’s Creed Origins, come da titolo, narra l’origine della Confraternita in un periodo storico privo della densità urbana tipica di tempi più recenti, con un protagonista (Bayek) che, seppur in grado di affidarsi alla sua discrezione e alla capacità di nascondersi tra la folla, non è abile quanto la sua compagna di una vita, Aya. Tutto questo, in termini di gameplay, si traduce in un GDR open world imperniato su un sistema di quest primarie e secondarie, focalizzate spesso più sul combattimento faccia a faccia che sullo steath, con annesso sistema di livelli e conseguente stravolgimento dell’intera formula che, fino al 2015, aveva caratterizzato il franchise.

La stessa formula sarà poi impiegata per il sequel, Assassin’s Creed Odyssey, aspramente criticato da alcuni per l’implementazione di un sistema di progresso piuttosto lento accompagnato dall’acquisto (in micro-transazione) di un bonus permanente del 50% dei punti esperienza guadagnati nel corso della campagna in giocatore singolo. Prevedibilmente, gli stessi fan storici che hanno storto il naso dinanzi alla svolta ruolistica del franchise hanno spesso additato proprio Assassin’s Creed Odyssey come motivo principale per abbandonare la propria serie preferita, complice una maggiore enfasi sul combattimento, piuttosto che sullo stealth, e una severa esasperazione dei requisiti di livello per le diverse quest principali.

Ebbene, oggi abbiamo il piacere di parlarvi di Assassin’s Creed Valhalla, ultimo capitolo ad aver abbracciato la formula GDR che ha debuttato in Origins, è stata espansa in Odyssey ed è, a nostro parere, stata perfezionata proprio con quest’ultima entry dopo un ulteriore anno sabbatico. Ma andiamo con ordine.

Guarda, mamma! Come un vichingo!

Assassin’s Creed ha, fin dagli esordi, rispettato una promessa fondamentale: ogni singolo capitolo della saga fornisce una ricostruzione storica quanto più accurata possibile (sebbene, spesso, in scala) di un determinato lembo di terra in un preciso periodo storico. Valhalla non delude assolutamente da questo punto di vista, proiettando il giocatore nella Norvegia del IX secolo d.C. nei panni di Eivor, giovane donna (o uomo, se sceglierete di impersonarlo in queste vesti tramite l’apposita opzione) al servizio, oltre che figlia adottiva, di Styrbjorn, capo del Clan del Corvo. La donna è soprannominata Morso di Lupo, per via della cicatrice sul collo che ancora le ricorda la notte in cui, prima di essere azzannata da un lupo nel mezzo di un lago ghiacciato, ha perso entrambi in genitori nel corso di un incontro diplomatico interrotto da un’invasione nemica.

Al ritorno da una serie di scorribande nell’Europa continentale, Sigurd, figlio legittimo di Styrbjorn e fratello di Eivor, fa ritorno a Fornburg, dove l’intero Clan del Corvo attende il suo ritorno. Con lui, Basim e Hytam (sì, Hytam, non Haytam), due misteriosi uomini giunti da oriente, con vesti piuttosto familiari e caratteristiche. Nel confrontarsi con Eivor, i due si dichiarano come appartenenti ad un antico e sacro ordine, la Confraternita degli Occulti, giunti in Norvegia per investigare sulle mosse dell’atavico Ordine degli Antichi che, nella vicina Inghilterra, stanno acquisendo sempre più potere. Basim e Sigurd, inoltre, hanno un dono per Eivor: la leggendaria arma della Confraternita, la lama celata. Nonostante i suggerimenti di Basim, Eivor sceglie di indossare la Lama in modo che sia perfettamente visibile sull’avambraccio, “per non incappare nel vostro stesso errore”, dice, indicando l’anulare mancante di Basim e Hytam. Pur non comprendendone perfettamente tradizione e motivi, Eivor decide comunque di accettare gli insegnamenti di Basim e comincia ad acquisire familiarità con la Lama e con l’approccio furtivo.

Complici alcuni intrecci politici, Sigurd, Eivor e diversi membri del Clan del Corvo decidono che le terre circostanti il villaggio di Fornburg cominciano a star loro un po’ strette. Inizierà così un viaggio al di là del mare aperto, verso le lande di Inghilterra, dove finalmente Sigurd potrà dar inizio alla propria Saga e al proprio regno, con Eivor al suo fianco. La trama di Assassin’s Creed Valhalla, a differenza di quella narrata da Assassin’s Creed Odyssey e in modo non dissimile da Assassin’s Creed Origins si rivela fin da subito intrigante, in grado di trascinare nell’epopea vichinga di Eivor e compagni già dalle primissime ore di gioco, anche per merito di personaggi interessanti, del graditissimo ritorno della Confraternita (la cui assenza in Odyssey, seppur giustificata, ne ha in qualche modo snaturato la ratio) e della premessa di fondo che, in qualche modo, ricalca il leit motiv di Red Dead Redemption 2 in modo molto approssimativo, ponendosi contemporaneamente in posizione parallela ed antitetica a quest’ultimo titolo. Ci sono alcuni elementi in comune tra i due titoli (la necessità di stanziarsi in territorio nemico, il beautiful escapism), ma anche forti elementi di contrasto (in Red Dead Redemption 2 l’obiettivo di fondo del cast è quello di farsi notare quanto meno possibile in attesa di un’occasione per farla franca e ricominciare, in Assassin’s Creed Valhalla sono la gloria e l’espansione territoriale del Clan del Corvo. Almeno, inizialmente.

Per quanto riguarda il presente, al di fuori dell’Animus Layla Hassan, l’ex dipendente ribelle di Abstergo che ha ormai abbracciato da tempo la causa degli Assassini, ha unito le forze con Shaun Hastings e Rebecca Crane dopo aver ricevuto una strana trasmissione che ha permesso loro di rinvenire i resti di Eivor in una location a dir poco inaspettata. I due veterani sono al corrente dell’incidente che ha coinvolto Layla, Victoria Bibeau ed Otso Berg nelle profondità di Atlantide e hanno accettato di collaborare comunque alle ricerche di Layla, sotto ordine diretto di William Miles, a patto che quest’ultima si riveli in grado di controllare il Bastone di Ermete Trismegisto. Incoraggiata dal nuovo team di supporto e ancora turbata dall’effetto che il Bastone sta avendo sulla sua psiche, Layla torna ancora una volta nell’Animus per cercare di scoprire “perché il mondo sta per finire per la seconda volta in otto anni” (Shaun Hastings, cit.).

Un cocktail raffinato, ma poco bilanciato.

Il gameplay di Assassin’s Creed Valhalla prende le mosse da quanto già visto in Origins e Odyssey ma, in qualche modo, ne rappresenta una versione evoluta, più raffinata ed elaborata. Al suo interno coesistono due anime, quella stealth predicata dagli occulti e quella dall’approcio più diretto e meno metodico, di tradizione Vichinga. Nel bilanciamento di questo cocktail, però, si è deciso di optare per un certo bilanciamento in favore dell’azione vera e propria, con conseguente diminuzione dell’elemento stealth che, però, resta presente nel titolo e un’opzione piuttosto valida, merito anche di una precisa scelta accessibile nelle impostazioni di gioco. Ma andiamo con ordine.

All’inizio dell’avventura ci sarà richiesto di selezionare tre diversi livelli di difficoltà, uno relativo all’esplorazione (che influisce sul numero di indicatori e di indizi presenti a schermo), uno relativo al combattimento e un terzo relativo all’approccio furtivo. Anche in Assassin’s Creed Valhalla è presente un sistema di bilanciamento progressivo, che consente al giocatore di aumentare le statistiche di Eivor e di assegnarle (o assegnargli) determinate abilità. A differenza dei suoi recenti predecessori, però, questo sistema non si basa più su livelli, ma sul Livello di Potenza di Eivor (che determina, da solo, le statistiche della – o del – protagonista), che sale man mano che si investono punti tratto all’interno dell’albero abilità. I punti tratto possono essere ottenuti in diversi modi, anche semplicemente esplorando la mappa e arrampicandosi sui punti di osservazione, ottenendo così maggiore sincronizzazione. All’interno dell’albero abilità, sarà possibile investire i punti in tre ramificazioni principali (Combattimento, Stealth e A Distanza), sbloccando in questo modo anche determinate abilità utili (una delle primissime fornisce un rapido colpo di grazia contro un nemico stordito in combattimento).

Il sistema del Livello di Potenza, insieme a quello dell’albero abilità, determinano anche il danno inflitto dal giocatore con la Lama Celata, in modo non dissimile da quanto già osservato in Assassin’s Creed Origins. Ciò dovrebbe tradursi, dunque, nella possibilità che un soldato nemico non venga instantaneamente ucciso da una lama conficcata tra capo e collo. Fortunatamente, per i più nostalgici è stata implementata, nelle opzioni, una voce relativa alle Uccisioni Istantanee: attivandole, Valhalla avvisa il giocatore che quest’impostazione va in qualche modo a menomare l’esperienza, rendendola dissimile da quella intesa dai creatori del gioco. Chi vi scrive trova, però, che si tratti di un ottimo modo per dare un minimo di senso all’impiego delle meccaniche Stealth del titolo, che altrimenti si ridurrebbero ad un’alternativa scomoda e, tutto sommato, inutile se, alla fine dell’approccio, il soldato nemico riesce comunque a sopravvivere mantenendo metà della propria salute e abbastanza fiato in corpo per allertare tutti i suoi alleati a portata d’orecchio.

Per chiunque, invece, preferisca l’approccio meno furtivo già sperimentato in Assassin’s Creed Odyssey, segnaliamo che il sistema di combattimento è rimasto pressocché invariato, seppur decisamente ritoccato in diversi punti. Eivor ha a disposizione attacchi leggeri e pesanti, parate e schivate e può impugnare ed impiegare due armi, una per mano. Tramite il dual wielding, Eivor potrà utilizzare l’arma nella mano sinistra per parare gli attacchi nemici (tramite la leggera pressione del tasto L1) o per infliggere danni (tenendo premuto il tasto L1). Tornano le abilità attivabili tramite la pressione combinata dei grilletti (L2 per le abilità a distanza o R2 per quelle da mischia) e di tasti frontali, ma il processo per ottenerle è leggermente diverso rispetto al passato: ora, piuttosto che investire punti abilità, sarà necessario rinvenire determinati Libri del Potere sparsi nel mondo di gioco per ottenere o potenziare determinate abilità. Un piccolo freno all’esplorazione, però, è posto dai requisiti di Potenza che caratterizzano le diverse aree in cui è suddiviso il mondo di gioco. Maggiore il livello di Potenza richiesto per una data area, più forti saranno i nemici che la popolano e non importa la difficoltà selezionata all’inizio del gioco: maggiore la differenza tra il proprio livello e quello minimo richiesto per l’accesso all’area, maggiori sono le probabilità di vedersi desincronizzati dopo due soli colpi di spada.  

Ulteriore novità introdotta da Valhalla risiede poi nell’accampamento, Ravensthorpe (il bosco del Corvo). All’interno dell’accampamento, Eivor (su delega di Sigurd) potrà costruire diverse strutture e sbloccare determinate questline. Ad esempio, costruendo uno studio per Hytham e Basim, Eivor potrà consentire loro di osservare meglio le attività dell’Ordine degli Antichi e, di conseguenza, sbloccare la relativa questline. La caccia all’Ordine non è dissimile da quanto già visto in Odyssey, con un gran numero di Zeloti a piede libero per l’intera Inghilterra (e Norvegia) da trovare ed assassinare, una volta rinvenuti tutti gli indizi utili a rivelarne l’identità. La costruzione di strutture all’interno dell’accampamento è subordinata all’ottenimento di determinate risorse, che Eivor e soci possono procurarsi assaltando villaggi e, soprattutto, monasteri (quella delle Razzie è una delle meccaniche introdotte in Valhalla che, volente o nolente, costringe il giocatore ad abbandonare l’approccio furtivo in favore di un approccio più diretto).  

Bene su PlayStation 4 Pro, Ottimo su PlayStation 5. Ma…

Non occorre girarci intorno: Assassin’s Creed Valhalla è un titolo cross-gen e, in quanto tale, sull’attuale generazione di console non può far altro che allinearsi, dal punto di vista tecnico, ad un livello buono, ancorché non ottimo. Il gioco, testato su PlayStation 4 Pro, viene eseguito ad una risoluzione dinamica che, al di là dei menu e di alcune sequenze di intermezzo, non riesce a raggiungere i 4K nativi se non a livello di interfaccia. La risoluzione di rendering vera e propria oscilla tra valori al di sotto e al di sopra del 1440p, attestandosi spessissimo proprio su questa soglia.

Diverso, ma non troppo, è il discorso su PlayStation 5, su cui il titolo riesce tranquillamente a raggiungere valori superiori, senza tuttavia raggiungere e mantenere stabilmente la soglia del 2160p. Ciò che PlayStation 5 vanta, però, rispetto alla precedente generazione di console, è un frame-rate sostanzialmente raddoppiato. Al netto di texture ed effettistica migliorate, su PlayStation 5 Valhalla raggiunge e mantiene i 60 FPS, seppur con qualche incertezza nei momenti più concitati. Al di là della vostra piattaforma di riferimento, se siete comunque in possesso di una console mid-gen, Valhalla non delude dal punto di vista tecnico: nonostante alcune imperfezioni (relativamente ad alcune texture e alle animazioni facciali in diverse scene di intermezzo), l’Inghilterra e la Norvegia sono rappresentate splendidamente anche su PlayStation 4 Pro.

Nota di demerito, purtroppo, va alla versioni Base e Slim di PlayStation 4: fin dalle primissime ore di gioco sono stati riscontrati bug, crash alla dashboard e, nei casi più gravi, addirittura freeze veri e propri della console. Insomma, se dovete giocare Valhalla, ma avete a disposizione solo una PlayStation 4 Fat o Slim, attendete una patch oppure il passaggio a PlayStation 5.

In Sintesi:

Assassin’s Creed Valhalla è l’ultimo capitolo di una saga che, negli ultimi tempi, si è vista protagonista di una svolta radicale in termini di gameplay che, pur catturando l’interesse di diversi giocatori, ha rischiato spesso di deludere i suoi fan più affezionati. Nei panni di Eivor, il giocatore avrà il compito di seguire suo fratello adottivo Sigurd nell’impresa di governare su un proprio regno vichingo in Inghilterra, dove l’Ordine degli Antichi vanta una presenza fin troppo radicata per poter essere ignorata.

Il gameplay di Valhalla riprende quanto già visto nei precedenti capitoli e ne corregge alcuni aspetti. Il Livello di Potenza sostituisce il sistema di livelli e determina le statistiche di Eivor, che non dipendono più dall’equipaggiamento indossato ed impiegato. Il ritorno della Confraternita degli Occulti vede la timida reintroduzione di meccaniche stealth che, però, in diverse fasi di gameplay vengono ignorate in favore del combattimento nudo e crudo. Alcune novità per l’ottenimento e il potenziamento di diverse abilità incentivano l’esplorazione, frenata però dai requisiti relativi al livello di Potenza.

Dal punto di vista tecnico, pur non facendo gridare al miracolo, su current gen Valhalla fa discretamente il proprio lavoro: su PlayStation 4 Pro i 30 FPS sono mantenuti con qualche incertezza a risoluzioni dinamiche che oscillano al di sotto e al di sopra dei 1440p, con interfaccia renderizzata invece alla risoluzione nativa del display (2160p nel nostro caso). Il discorso è diverso su PlayStation 5, con Valhalla che viene eseguito a risoluzione dinamica con valori maggiori di 1440p, ma inferiori ai 2160p, a 60 FPS. Su PlayStation 4 base e slim, però, il gioco soffre di problemi tecnici difficili da ignorare: crash e bug vari rendono piuttosto difficile consigliare il titolo se possedete soltanto una console in queste ultime due varianti.

Pregi:

  • Trama interessante, col ritorno di diversi personaggi chiave nel presente.
  • Il ritorno della Confraternita degli Occulti porta con sé un’enfasi maggiore sullo stealth…
  • Le meccaniche di fondo sono state in parte rivisitate…

Difetti:

  • … che però deve cedere il passo nelle numerosissime fasi di azione caotica.
  • … ma lo spauracchio del grind torna nel sistema dei Livelli di Potenza.
  • Versione PlayStation 4 che, sulle console base e slim, presenta diversi problemi tecnici.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 7,8

La recensione di Assassin's Creed Valhalla è stata scritta e curata da KentuckyFriedG per GameStorm.it, pubblicata il 17-11-2020

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