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Recensione di Tekken 7

Recensione scritta e curata da FranX per gamestorm.it, inserita il 02-08-2017

Titolo: Tekken 7
Genere: picchiaduro 3D
Piattaforma: Xbox One
Sviluppatore: Bandai Namco
Publisher: Bandai Namco
Data di uscita: 2 giugno 2017

E’ il numero degli anni che sono intercorsi tra l’ultimo Tekken (escludiamo il Tag Tourneament) e quello odierno: un’eternità di console ne sono passate ben due. La curiosità che ci lega agli eventi di casa Mishima è diventata morbosa per cui la cosa migliore che ci resta da fare è prendere in mano i joypad e, semplicemente, buttarci nella mischia.

Injustice​

Il campione da battere è sicuramente l’ultimo picchiaduro che sta ancora andando forte: Injustice 2. Vero che da 2D a 3D c’è di mezzo un mondo, però molti giocatori sono parecchio soddisfatti del grado di sfida offerto dai supereroi che potrebbe essere un vero scoglio da superare. Vediamo, tuttavia, cosa sta avvenendo tra i Mishima, con le gesta narrate in terza persona e considerando che gli sviluppatori hanno spinto parecchio anche sulla storia che permea la campagna in singolo del titolo con Jin Kazama scomparso in un non precisato luogo orientale mentre in terra natia la casata Mishima, priva del proprio “condottiero”, è alle prese con la G-Corporation ora in posizione di dominio. Pepe al conflitto, lo aggiunge il patriarca dei Mishima, Heiachi, annunciando il nuovo torneo King of the Iron Fist per abbattere il leader della G-Corporation, suo figlio Kazuya! I diversi background dei protagonisti vengono sviluppati in maniera superficiale e sbrigativa, puntando, forse, sul fatto che tutti conoscono i preamboli della faida. Questo, dovrebbe rappresentare l’epilogo della saga che ha visto protagonisti Heiachi & Co; una dinastia che ha spaziato dai videogiochi ai film. In realtà, resta in bocca un retrogusto amaro, poiché sembra sempre che manchi qualcosa; un capitolo che avrebbe dovuto essere il conclusivo poteva dare di più in termini di storyboard…forse come già era successo all’ultimo capitolo di One Piece, rilasciato per soddisfare i fan, infatti finita la storia principale, potremo visionare gli episodi di tutti i combattenti affrontando un ulteriore match, lottatore per lottatore.

I figli iniziano amando i loro genitori

Non avrebbe potuto non essere cosi; è dai cabinati apprezzati in sala giochi che siamo appassionati di Tekken e di anni ne sono passati parecchi, per cui torniamo ai nostri giorni e fingiamo di non dar peso alle diverse forzature della storia, puntando dritti al cuore del prodotto: il pestaggio! Saltiamo a piè pari i risicati combattimenti della storia e partiamo dal canonico scontro contro un avversario seduto al nostro fianco; impareggiabile ed eterno come possono solo esserlo le sfide in locale. Se sprovvisti di amico, possiamo ampliare le battaglie con il sempre funzionale multiplayer online che ci impegna in match classificati o semplici incontri (tanto per allenarci); il tutto permette di crescere in esperienza e far aumentare il livello del nostro alter ego. Troviamo inoltre il Torneo, premiato da sonante, virtuale, moneta e una sorta di deathmatch con sfide continuative: Tesoro che ci dona, alla fine, orpelli da aggiungere ai lottatori e sempre conio digitale; gli incontri possono essere stipulati con particolari condizioni (un po’ come visto a Injustice 2) e anch’essi fanno brodo per aumentare il nostro ranking. 

Botte da orbi

La partenza ad handicap del single mode sottolinea maggiormente l’imprinting che gli sviluppatori hanno voluto dare al gioco: il gameplay, che differenzia un personaggio dall’altro grazie al parco mosse e, perché no, all’intelligenza. Lo stile di combattimento, in alcuni casi farà sentire il proprio peso sul bilanciamento del roster, ma la possibilità di spaziare in tre dimensioni ci permette di limare eventuali punti deboli insiti nell’arte marziale praticata, giocando con la tridimensionalità dell’arena, sfruttando al meglio le caratteristiche principali del combattente preferito, magari anche in funzione del fattore rabbia, accumulato in situazioni disperate. Un lottatore forte, magari, ha il Rage factor più difficilmente attivabile, rispetto a un altro cosicché le mosse speciali sono di più difficile esecuzione. Come scopriremo, non solo un titolo di puro pestaggio, ma anche, volendo, enfatizzato da situazioni tattiche attuate sfruttando l’uso della rabbia e contromosse relative; sicuramente più profondo rispetto alle aspettative iniziali e più tecnico riguardo picchiaduro che prevedono attacchi a lunga distanza. Più di altre produzioni, è vitale l’apprendimento delle combo e dei sistemi di evasione possibili se vogliamo far bella figura nei tornei Iron Fist internazionali oppure se vogliamo mangiare parecchia polvere. Volendo fare un raffronto con il moderno Injustice 2, che possiamo usare come paragone, l’introduzione della terza dimensione fa sembrare più efficaci e tecniche tutte le mosse a nostra disposizione; sicuramente più realistico il combattimento (fingendo di ignorare gli agguerriti animali o demoni/angeli che siano). Si fa un po’ di sforzo a muoversi in profondità, “sfruttando” la terza dimensione, quando si vuole scartare o schivare un colpo poiché lo stick analogico sembra faticare con i movimenti laterali che vengono resi meglio usando la croce. Altri movimenti, invece, sono molto forzati se indirizzati con quest’ultima. Ci ha colpito positivamente la fluidità dei match, il dolore causato (non vogliatecene, non siamo sadici, fortunatamente è tutto virtuale) e il continuare a colpire l’avversario anche a mezz’aria. Dinamiche meno veloci che quelle viste per i super eroi, ma altrettanto di forte impatto.

35 personaggi in cerca d’autore

Numerosi i fighters, cosi come i dettagli che li delineano, che li definiscono. Ci sono piaciuti fin dagli albori, non lo neghiamo, quando erano formati da pixelloni enormi ma che all’epoca ci facevano strabuzzare gli occhi. Ora la situazione è notevolmente migliorata, si è evoluta e il livello di caratterizzazione ha fatto passi enormi; se volete contare i capelli dei combattenti, accomodatevi. Costumi differenti, capigliature complicate o folte pellicce; tutto ci permette di identificare i personaggi che si distinguono non solo per lo stile di combattimento e difficilmente se ne trovano due simili con il motore grafico che spinge tutta l’arena e avversari a “muoversi” fluidamente seguendo le inquadrature per meglio coreografare la battaglia a schermo. Leggendo qua e la, si parla di 60fps e il miglior utilizzo possibile dell’Unreal Engine 4; per quel che ci riguarda e possiamo dire, affermiamo con piacere il ludibrio generale delle pugne che si stagliano da molti picchiaduro per via della fisicità dei combattimenti con le combo che sembrano quasi vere, la sensazione fisica di fare male all’avversario che in poche altre occasioni abbiamo avuto. Inquadrature sempre all’altezza e tutta l’effettistica speciale sono fatte proprio per appagarci totalmente, “esplodendo” nell’utilizzo del Rage. L’eterogeneità delle arti marziali presenti e le nazionalità sono sempre delle piacevoli chicche tutte da scoprire non solo in termini di gameplay, ma forse, soprattutto, in ottica del puro dettaglio grafico.

Uatta’!

Law c’entra poco. Dovevamo pur introdurre l’ultima sezione, quella dedicata al sonoro, ci è venuto in mente l’urletto alla Bruce Lee. Soundtrack composta da musiche di diverso genere, diversa qualità audio e, anche diverso riscontro in termini di piacere all’ascolto. Alcune sono molto accattivanti, epiche che sembrano uscite direttamente dalla filarmonica; altre, anonime del tutto, sembrano forse utilizzate piuttosto che lasciare gli scontri e le sessioni silenziose. Abbiamo apprezzato i dialoghi nelle diverse lingue, dal giapponese all’italiano, forse quest’ultima un po’ troppo teatrale come impostazione (ma come fanno a capirsi tra loro, se uno parla inglese, l’altro italiano, l’altra giapponese…mah) e anche il concetto delle diverse culture collegate alla favella. Seguono anch’esse la storia, con tutte le forzature dei concetti espressi, che solo gli amanti dei manga possono capire.

Il figlio oltre l’ostacolo

E’ un titolo generazionale, l’incipit iniziale parla da se’ e capirete il sottotitolo conclusivo solo provando il gioco. Non diciamo altro, in merito. Dimenticata la storia, grave scivolone degli sviluppatori, facendo finta che sia durata almeno il doppio, scopriremo un titolo profondo, da assimilare prima ancora di lanciarci in sfide online; è immediato ma non troppo e il livello tecnico raggiunto è sicuramente superiore agli altri picchiaduro contemporanei e gode di un gameplay bilanciato coadiuvato da numerose modalità offline e online, anche la semplice aggiunta di mini-capitoli per spiegare le gesta di tutti i contendenti. La piccola/grande aggiunta del Rage (Arts e Drive) è quel qualcosa in più per differenziare il “vecchio” modo di giocare, dal nuovo. L’ennesimo titolo di combattimenti in arena che merita un posto nella nostra collezione poiché con amici e in rete è praticamente infinito. La scarsità di contenuti in singolo e, come detto, la storia risicata ne limano un po’ il voto finale, che viene però rintuzzato dal notevole impatto grafico con tanto di effetto ingrandimento, rallenty, cambio d’inquadratura e colpi fisicamente potenti. La sfida tra Tekken 7 e Injustice 2 è iniziata.

Pregi

  • tecnicamente eccelso
  • gameplay profondo e interessante come sempre
  • potenzialmente infinito in multiplayer…

Difetti

  • …ma storia molto, troppo stringata
  • caricamenti molto lenti
  • non votato all’esperienza in singolo

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8,5

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Copertina

  • Immagine della copertina del gioco Tekken 7 per Xbox One
  • Data di uscita:
    01-06-2017
  • Categoria:
    picchiaduro
  • Disponibilità per:
    PS4 XONE
  • Popolarità:
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Valutazione del gioco 9

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