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Recensione di Prey

Recensione scritta e curata da FranX per gamestorm.it, inserita il 21-05-2017

Titolo: Prey
Genere: FPS
Piattaforma: Xbox One
Sviluppatore: Arkane Studios
Publisher: Bethesda Softworks
Data di pubblicazione: 05 maggio 2017

The Truman show o il giorno della marmotta?

Al “secondo risveglio” ci è scattata l’associazione con i due famosi film; pur non avendo nulla in comune con gli stessi a parte alcuni elementi di base rimasti come impressi nelle nostre memorie. Non andiamo oltre perché il rischio spoiler è forte, ma per quanto nulla abbia a che fare Prey con i lungometraggi, ne’ per trama, ne’ per ambientazioni, ci è venuto spontaneo il rimando…giusto per depistare un po’. Scherzi a parte, la casa che ha dato i natali a Corvo Attano, torna alla ribalta con un titolo piuttosto atteso e che finalmente possiamo scoprire meglio (l’oretta passata a giocarne la demo ci ha convinti a metà).

Talos I

L’elicottero, il sole, la città che si specchia sul fiume…siamo stati fuorviati, lo ammettiamo. Per nulla dispiaciuti, però poiché entrati all’istante in empatia con Morgan Yu, il nuovo Corvo Attano che (forse) suo malgrado si trova proiettato in una realtà che non gli appartiene. Disorientati, smarriti e rimasti soli su un’astronave prossima alla luna, Talos I, ove avverranno tutti gli eventi narrati dagli Arkane. E’ forte l’assonanza alle vicissitudini appartenute a un’altra era, un altro eroe, forse per via del design e sicuramente per l’impronta da ninja impressa al titolo (ok, ok, vi aiutiamo, stiamo ricordando Dishonored); ombra che non ci abbandonerà mai del tutto e che si allunga su ogni evento e azione che ci troveremo, nostro malgrado, a subire. Dal sistema di puzzle a quello più di stampo dinamico, saranno molti gli elementi che troveremo in comune con i fatti avvenuti a Dunwall, ma da qui vogliamo iniziare a discostarci per vedere (o tentare di farlo) le avventure di Yu, con occhi nuovi. L’inizio è stato lento, lo ammettiamo, e l’oretta passata a provare Prey non ci ha convinti per nulla, sollevando più di un dubbio; fortunatamente il publisher è accorso in nostro aiuto, fornendoci i codici e tutto è cambiato. L’introduzione è sempre lenta, ma piano piano che il gioco si apre a noi, si inizia ad apprezzare quella profondità, quella libertà d’azione che speravamo di avere a risultato finale. Non possiamo che esserne soddisfatti; le missioni sono numerose e il sistema per venirne a capo dipende dalla nostra creatività (proprio come in Dishonored), l’affrontare i Mimic o i Typhoon può essere svolto in numerosi modi, dall’approccio diretto al semplice aggiramento furtivo o a sottili tranelli per metterli nel sacco. Idem se vogliamo raggiungere aree precluse all’accesso diretto: sfrutteremo la forza (previo potenziamento) per spostare i pesanti oggetti ammassati oppure seguiremo altre strade più contorte? Da qui è un continuo recuperare codici e frugare in ogni dove per avere tra le mani tutti gli oggetti utili alla bisogna: gli avversari che troveremo hanno una natura complessa e la situazione è da analizzare con cura prima di lanciarsi a capofitto; infatti, oltre all’invidiabile capacità di mimetizzarsi perfettamente con l’ambiente, appronteranno tattiche di accerchiamento o ritirata, quando lo reputano meglio. La tensione è costante in quanto non sappiamo se gli oggetti che abbiamo intorno siano tali, oppure sono nemici celati con fattezze di tazze, sedie e ammennicoli vari e le armi di cui disponiamo sono a malapena efficaci, costringendoci all’uso della spesso dimenticata materia grigia, imponendoci, soprattutto all’inizio, un modo alternativo per superare l’ostacolo sfruttando le nostre competenze in furtività. La varietà delle situazioni tuttavia esula dal mero stealth o dallo sparare a tutto quello che si muove (anche perché di munizioni ne abbiamo veramente poche) e sfocia in un leggero crafting, molto semplificato, che per upgradare la nostra dotazione ci mette in condizione di stivare oggetti di scarto per recuperare materiali riciclabili, trasformabili in seguito in armi, munizioni o upgrade veri e propri. Abbiamo abbandonato le soleggiate coste ove scorrazzavamo con Corvo (Attano) e ora affrontiamo minacce ben più letali e difficilmente affrontabili a viso aperto per cui siamo costretti a raccogliere le speciali cure per modificare il nostro DNA, incrementando le prestazioni e le caratteristiche di Morgan Yu, cercando tutti i modificatori che ci consentano una più agevole vita all’interno della piattaforma orbitale, tenendo presente che potenzialmente ogni oggetto può rivelarsi una minaccia.

15 marzo 2032

La collaborazione tra America ed ex URSS confluisce nella costruzione dell’immensa Talos I, una stazione orbitante, un agglomerato di sezioni, tra la terra e la luna e noi siamo una delle cavie utilizzate per essere sottoposte ad alcuni esperimenti psichici e fisici con lo scopo di migliorare l’umanità in seguito ai progressi raggiunti finche’ tutto va male e iniziamo a svegliarci, letteralmente, cercando di capire cosa sta succedendo su Talos I e che relazione ci sia tra gli umani e i terribili Typhon. Poche parole che in realtà non servono e non vogliono svelare le pieghe di una trama spessa e densa e oscura come la pece, colore degli alieni che dovremo sconfiggere. Si prendono subito le distanze dagli avvenimenti del precedente sforzo ludico degli Arkane, poiché la tensione sarà sempre presente e ci accompagnerà fino alla fine dell’avventura, a differenza di quando visto in Dishonored che pur essendo coinvolgente, godeva di un livello emotivo meno intenso. Qui il ritmo è incalzante e straniante; fino ai titoli di coda non potremo esser sicuri di quello che stiamo facendo perché non sappiamo bene di chi (o cosa) fidarci, venuto meno il preambolo più o meno dorato delle menzogne iniziali cui abbiamo preso parte. La storia stessa ci invoglia, ci invita alla scoperta, mediante video, annotazioni o note audio a ripercorrere gli eventi che ci hanno trascinato fino lì, involontariamente. Le missioni, anche quelle secondarie, hanno il doppio fine di aiutarci a capire cosa facciamo su Talos I e perché siamo lì, del motivo che ci lega a quel posto a doppio filo in modo da attorcigliare la trama al gameplay rendendolo, in sostanza, unico nel suo genere.

Vedo nero

Trame rimescolate, amici che diventano nemici e nemici che diventano amici: appassionante; un ottimo motivo per vedere come va a finire. L’oscuro canovaccio ci costringe a restare incollati al video per lungo tempo, momenti ove il nemico avrà fattezze nere e polimorfe, per lo più. Avrebbero forse potuto spingersi oltre: gli alieni non sfoggiano differenti silhouette, sono di tipo ragnesco, forma simil-umana e telepati volanti. E’ forse l’unica critica che ci sentiamo di muovere agli autori, il classico ago nel pagliaio che ben si cela nel particolarissimo stile grafico adottato, già apprezzato nei due Dishonored. Il tema sci-fi, molto colorato, rivela magnifici angoli oscuri; l’astronave composta dalle varie sezioni ricrea differenti paesaggi che non lasciano impassibili, soprattutto le visuali che giocano con la luna che spunta tra le vetrate. Design pulito, mappe grandi seppur non esagerate, ci permettono i diversi approcci, con numerose interazioni ambientali e oggettistiche da sfruttare a nostro vantaggio. Dal freddo e ostile spazio aperto, possiamo passare per un rigoglioso giardino botanico per poi finire in zone tecnologiche incubatrici di test alieni. L’interattività e la convincente creazione delle locazioni unita alla struttura architettonica della base orbitale, a nostro avviso risultano essere delle piccole chicche che s’integrano alla perfezione alla storia, sempre più cupa e tesa. Disorientati più volte, l’apice dello sgomento l’abbiamo quando il rumore bianco incalza, le luci iniziano a sfarfallare e lo schermo assume una palette tendente al nero. Scelte disturbanti azzeccate, che, nonostante la regia e la colorazione fumettistica, restituiscono quella “sana” incertezza, quel timore non immaginabile in partenza perché molte volte Prey ammicca ai survival piuttosto che a uno shooter: non ci sono molti nemici a schermo, gli scontri sono a breve/media distanza e le entità si fanno percepire anche senza mostrarsi subito.

Rumore bianco

Dal nero al bianco c’è una palette cromatica infinita, ma piuttosto che l’aspetto visivo, ci soffermiamo qualche minuto sul sonoro. La colonna sonora è ridotta all’essenziale, pochi brani, la maggior parte tecno o aventi sonorità allucinate che ben inquadrano le ambientazioni spaziali, desolate e il tipo di pericolo che incombe sul nostro futuro. Rumori improvvisi, effetti elettrici e metallici improvvisi saranno sicuramente i nostri compagni di viaggio più assidui, con enfasi che cresce e disturba quando siamo in prossimità delle entità aliene che, anche se non le vediamo, sono presenti e vicine. Sempre. I dialoghi seguono il filo della produzione d’alto livello che Bethesda ha messo a disposizione degli sviluppatori e quindi avremo sempre conversazioni che pur ricadendo nei cliché, in più d’una volta, risultano sempre efficaci per sottolineare l’angoscia che si prova a essere su Talos I in quel preciso momento.

Eat, Prey, Love.

Lo aspettavamo, siamo rimasti un po’ delusi dalla demo ma alla fine ci siamo goduti un signor gioco. Poche armi, pochissime munizioni, ma tanta creatività fanno di questo sparatutto atipico un prodotto che è bene avere nella propria ludoteca digitale: l’errore più grande e buttarsi a capofitto nell’azione senza gustarsi i continui rimandi e la profondità che gli Arkane hanno donato a Prey…e poi anche perché non è un titolo da fare tutto d’un fiato; va coccolato, gustato, e mosso un passo alla volta, esplorando ovunque poiché si muore facilmente.  I rifornimenti sono contati e le strategie vanno diversificate secondo il tipo di Typhon avremo contro; pur rassomigliandosi tutti, differiranno per natura l’uno dall’altro, quindi quando vi “fate” di neuromed, ponderate bene la scelta. Un appagante racconto fantascientifico da sfruttare e ammirare fino alla fine. 

Pregi

  • stile grafico particolare e pulito
  • trama sci-fi appassionante e tesa
  • giocabilità da assaporare, seguendo le missioni ed esplorando Talos I, mai noiosa

Difetti

  • caricamenti lenti
  • quest che a volte si attorcigliano e si fatica a seguire con la mappa

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8.5

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