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Recensione di For Honor

Recensione scritta e curata da FranX per gamestorm.it, inserita il 04-03-2017

Titolo: For Honor
Genere: azione
Piattaforma: Xbox One
Sviluppatore: Ubisoft
Publisher: Ubisoft
Data di pubblicazione: 14/02/2017

Ci sono: un vichingo, un samurai e un cavaliere…

Non è l’inizio di una barzelletta, è il nuovo titolo di combattimenti targato Ubisoft. La nuova IP viene finalmente rilasciata nel giorno più romantico dell’anno e vedrà impegnati numerosi guerrieri situati nelle più disparate parti del globo; questo sta a significare una massiccia dose di multiplayer online, forse a discapito del singolo. Vediamo assieme come si sviluppa la nuova campagna del colosso francese.

Dalla neve al sangue

L’ultimo titolo Ubisoft provato partiva con premesse poco piacevoli: connessione sempre attiva e modalità storia che fungeva da trampolino di lancio al multiplayer. Da Steep a For Honor, le premesse non sono cambiate, purtroppo. Noi siamo fan delle modalità in singolo e trovare un prodotto che promette una campagna in solitaria che ci obbliga a restare connessi e che al contempo serve come allenamento alle pugne in rete con e contro altri utenti, non ci fa dormire tranquilli. Ci siamo ricreduti con il primo, le speranze sono quindi ben riposte anche per questo gioco di cappa e spada. Grazie a una pessima connessione internet (un grazie sentito al provider) non abbiamo potuto far pratica con la versione closed beta, abbiamo mantenuto cosi la curiosità alta finche’ Ubisoft ci ha concesso l’uso di una copia destinata alla stampa. La voglia di spaccare qualche cranio è alta; il nostro unico dubbio è stato il guerriero da utilizzare, ovviamente iniziando da zero, dalla storia in solitaria, senza nemmeno l’ausilio di un compagno per fare le missioni in co-op che “cubano” otto orette scarse per chi, come noi, tenta di collezionare ogni extra senza però prenderli davvero tutti; oggetti che hanno lo scopo di migliorare le vestigia del nostro avatar e raggranellare acciaio. Tale metallo serve per numerosi potenziamenti ed è già diventato oggetto di discussione sui vari media poiché la valuta del gioco ci permette di recuperare diversi bonus e può essere comprata con sonanti euro. Per miglior dettaglio, c’è l’esaustiva news pubblicata precedentemente sul nostro sito.
Volendo risparmiare soldini, siamo costretti a rimandare l’ingresso nel Walhalla multigiocatore, dovremo terminare la campagna in singolo per racimolare un po’ di acciaio e avere un’efficace infarinatura del parco mosse che saremo obbligati a sperimentare contro i gamers sparsi per il pianeta.
La storia, stiracchiata, è stata imbastita per fungere da collante delle varie sezioni di gioco, ci permette di scoprire che c’è di più oltre il mero falciare le anime che si frappongono tra noi e il nostro obiettivo. Diversi ambienti che introducono diverse situazioni nuove, all’inizio, che ci aiutano a fare praticantato; poi si ripetono e claudicano un po’ ma almeno, soprattutto dalla metà in poi, ci accorgeremo di quanto il gameplay possa diventare tecnico e ci permetta di distinguerci dalla massa, una volta messo piede nel grande calderone del live, pullulante di tipi tosti e cazzuti. L’online, lo sappiamo, non è uno scherzo, quindi sfruttiamo ogni momento per migliorarci e affinare metodi d’attacco efficienti.

Onorevoli guerrieri

La stupenda introduzione non dice nulla riguardo gli eventi che hanno condotto tre popoli alla battaglia fratricida; o meglio viene presentata velocemente l’entità narrante che si diletta a portare la Guerra nel mondo. Saltiamo cosi ogni preambolo e capiamo come ci si muove in questo caos. Solo accumulando ore di gioco riusciamo veramente bene a capire l’enorme differenza che si nasconde tra le campagne in singolo e quelle multiplayer. La tecnica è importante e annullerà il button mashing forsennato poiché non siamo di fronte a un musou, ma più orientati a titoli come Soul Calibur e una base d’esperienza, qui, è necessaria. Parate e contromosse si riveleranno piano piano, a seconda dell’omaccione che decideremo di usare; strategie che saranno impiegate in maniera diversa: pochi assalti sono sufficienti per far(ci) stramazzare al suolo. Cosi alle combinazioni di attacco alto o basso, si aggiunge l’intensità dello stesso e anche i movimenti laterali oltre alla possibilità di sbilanciare il nemico penetrandogli la guardia. E’ un titolo profondo, complesso, che si apprezza maggiormente, solo insistendo e impiegandoci del tempo e dalla scelta dell’avatar disponibile tra una dozzina; scopriremo che non dobbiamo guardarci solo dall’avversario, ma anche dalle ambientazioni avide di sangue: spuntoni e rocce rischiano davvero di essere imbrattate di rosso in seguito a mosse avventate! Il guerriero selezionato non ci pone al riparo dagli azzardi tattici ma naturalmente ci aiuta a seguire il nostro Bushido che viene portato avanti indipendentemente dal combattente scelto tra una dozzina di signori della guerra che differiscono per diverse declinazioni di attacchi, difese e caratteristiche combattive (oltre che fisiche); dai giganti potenti ma lenti ai letali e veloci assassini. Non ci dilunghiamo, il divertimento del “tuning” lo lasciamo a voi. Cosi, sui due piedi non abbiamo osservato pesanti sbilanciamenti tra i vari guerrieri, ognuno avrà i propri pro e contro che verranno via via smussati con il tempo e le battaglie giocate; la differenza tra il combattente rodato e il pischellino si materializzeranno una volta nell’arena.

Botte da orbi

Capito tutto? Appreso ogni comando? Bene. Si parte per la mischia, quella vera, per i gladiatori: si sceglie da che parte stare, si spendono i punti guadagnati di volta in volta, si consuma acciaio e ci si appresta a iniziare un’altra battaglia, quella più dura, in rete. Duello e Mischia (1 contro 1 e 2 contro 2) non ci hanno appassionato particolarmente poiché sembrano delle copie lente di Soul Calibur; le opzioni più intriganti sono sicuramente Domino ed Eliminazione che vedono impiegati più guerrieri e le pugne sono meno lente e più simili a “reali” scontri sui campi di battaglia. Il primo ci vede impegnati a conquistare tre zone eliminando avversari sparsi per il globo e più innocui bot che tuttavia sciamano numerosi e hanno la funzione di farci accumulare esperienza. Eliminazione introduce super poteri (o quasi) per tentare di aggiungere enfasi al gioco. Last but not least c’è la Schermaglia che esula dai duelli forzati e introduce un numero elevato di bot da combattere oltre alla casualità del respawn. Ogni vittoria farà guadagnare alla nostra fazione le risorse di guerra che alla fine serviranno per decretare la legione vincitrice. Il cuore pulsante, il multiplayer, è quindi molto vario, come si nota; fin da subito si percepisce una profondità tattica mai troppo celata, vuoi per i combattimenti non certo velocissimi e fatti di “balletti”, parate e contromosse, vuoi per la parvenza di strategia che bisogna approntare per vincere in battaglia. Il limite riscontrato non è a livello di gameplay ma di supporto: la connessione ha ballato diverse volte e se la scelta di fare da host ricade su un’utente con pessima qualità di linea c’è il forte rischio di continuare le battaglie per i fatti propri, disconnessi dal server sul quale avevamo iniziato. Si sarebbe sicuramente potuto evitare il peer to peer in favore di soluzioni dedicate cui tutti si sarebbero potuti connettere, evitando di minare la stabilità delle partite.

Violentemente bello

Chi si aspettava un livello di azione arcade sarà deluso. Non fraintendete, non è questo cui puntavano gli sviluppatori: l’incedere e le meccaniche del titolo ricordano più un Ryse che non a giochi di cappa e spada tutta adrenalina; ricordiamoci sempre che stiamo indossando pesanti corazze e le nostre movenze subiscono l’impasse di tutto il metallo trasportato. Detto questo, il motore grafico fa il suo incessante lavoro di muovere numerosi oggetti senza risentirne, mostrando animazioni fluide e convincentemente faticose non lesinando scene di feroce, “piacevole” violenza. Dai filmati che introducono ogni sessione alle dinamiche di gioco, non abbiamo riscontrato rallentamenti di sorta e, anche se i morti si appiattiscono al suolo e la fisica segue leggi non sempre coerenti, i riscontri delle mischie sono credibili; la fatica con cui trasciniamo enormi alabarde, il sangue che schizza ovunque, i castelli in rovina restituiscono il fascino (o l’orrore) di un medioevo di un universo lontano, impossibile e parallelo. Gli omaccioni sono ben distinti nelle loro classi e sui campi da battaglia; le roccaforti fatiscenti subiscono la pesantezza dei colpi delle baliste e ne mostrano i segni con rocce sparse ovunque con paesaggi evocativi, epici, che non sfigurerebbero in una rappresentazione hollywoodiana. Gli scenari spaziano lungo disparate ambientazioni, da templi in disuso a rigogliose aree boschive; purtroppo il livello d’interattività è basso con pochi elementi realmente intaccabili o utilizzabili alla bisogna (per uccidere i nemici). Le mappe, pur risultando abbastanza lineari, nascondono numerosi segreti da scoprire e il maledetto acciaio da recuperare per comprare cose utili a non venire massacrati. Upgrade che riguarderanno il variegato parco bellico, con differenti sfaccettature di mazze, asce, spade, alabarde et similia.

Il clangore di tali armi sarà la sola cosa cui ci abitueremo e spesso farà sparire la colonna sonora lasciando parlare il silenzio che segue uno scontro mortale. Abbiamo fatto il callo ai rumori dei differenti armamentari, delle corazze infrante e alle silurate degli arieti o le esplosioni dei proiettili delle baliste o dei particolarissimi trabucchi ma ci siamo dovuti impegnare per udire le musiche, per farci caso fuori dai menu e dalle sessioni riepilogative; spesso, infatti, l’abbiamo ascoltata nei filmati introduttivi; grezza, epica, più volte orientaleggiante o incupita di sonorità potenti e basse. Il parlato ne segue la filosofia, con voci stentoree che si danno il cambio durante i dialoghi e che, però a volte sembrano un po’ forzate e con parecchie ripetizioni, soprattutto negli scambi brevi.

La voce della spada

Il titolo va assaporato, appreso prima ancora di essere rischiato online, pena la frustrazione di cocenti sconfitte. La storia principale scalfisce solamente la facciata della giocabilità tecnica che si svela con il tempo, dandoci le maggiori soddisfazioni a medio lungo termine. Non è un gioco per tutti, va detto, un po’ di pazienza ci vuole perché stiamo impersonando titani corazzati e non principi salterini o donzelle che fanno parkour. Il gioco ha tanto potenziale nonostante venga un po’ castrato da alcune connessioni poco stabili, forse avrebbero dovuto ripensare alla filosofia del P2P in favore di un sistema di server ma tant’è godiamoci For Honor che ci strapperà di mano la scena sociale, relegandoci in casa a giocare e soprattutto ci immergerà in epici scenari grondanti sangue e ossa rotte. Sicuramente dedicato agli amanti dei tempi bui, ai fanatici del multiplayer e a chi vuole tanta competizione in compagnia di amici.

Pregi

  • titolo accessibile a tutti, che da’ il meglio sul lungo termine
  • multiplayer interessante
  • comparto tecnico convincente

Difetti

  • connessione obbligatoria
  • campagna single player striminzita

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8

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