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Recensione di Silent Hill: Shattered Memories

Recensione scritta e curata da alberto_dex per gamestorm.it, inserita il 25-02-2010

Titolo: Silent Hill: Shattered Memories
Genere: Horror
Console: Nintendo Wii (versione recensita), PSP, PS2
Sviluppatore: Climax Entertainment
Publisher: Konami
Data di uscita: 25/02/2010

La matrioska del terrore umano

“The fear of blood tends to create fear for the flesh“. Iniziava con questo laconico epitaffio Silent Hill, l’indimenticabile capolavoro targato Konami - autentico caposaldo dell’horror videoludico - apparso nel lontanissimo 1999 per l’allora ammiraglia di riferimento, la cara vecchia PlayStation. Un titolo che prima di ogni altro puntava dritto al nucleo fondamentale del terrore, alla sua essenza più pura e impalpabile, fatta sì di creature tanto aberranti da insinuare il gelo sotto la pelle del giocatore, ma anche (e soprattutto) di subdoli demoni psicologici, di deliranti incubi capaci di destabilizzare la mente umana, portandola a vacillare pericolosamente sull’orlo di un baratro immerso nella nebbia: un baratro profondo come la nostra stessa coscienza. La caratteristica fondamentale che differenzia il filone di Silent Hill dai principali esponenti del survival horror in terza persona (Resident Evil in primis) è proprio questa ricerca costante di una dimensione introspettiva, popolata da spettri ben più terribili dei classici “mostri” a cui siamo da tempo abituati e che, dall’inizio alla fine dell’esperienza, materializza le fobie più ancestrali e recondite del protagonista: una passeggiata all’interno di un’anima malata, una labirintica serie di scatole cinesi che proiettano il giocatore in un climax di situazioni claustrofobiche e angoscianti, rappresentata alla perfezione da una cittadina americana dispersa tra le montagne con più di qualche scheletro nascosto nell’armadio.

Run baby run

Alla luce di quanto detto, tornare a Silent Hill - videoludicamente parlando - non è affatto cosa facile (e l’evoluzione tematico/concettuale insita negli ultimi capitoli della saga sembra parzialmente dare adito a questa tesi): ma ancora più difficile è re-inventare le proprie origini, tornare all’incipit narrativo da cui dieci anni or sono tutto ha avuto inizio. In quest’ultima incarnazione "nintendiana" di Silent Hill, i ragazzi di Climax (dopo i notevoli traguardi raggiunti dal precedente Silent Hill Origins per PSP e PS2) intraprendono un sentiero sicuramente affascinante, ma dall’incredibile tasso di rischio: Shattered Memories si configura come un chiaro reboot (adeguatamente rivisitato per l’occasione, come vedremo tra poco) del leggendario capofamiglia, l’occasione perfetta per ripercorrere le anguste strade della poco ridente cittadina silente nei panni del mitico Harry Mason alla ricerca disperata della figlia Cheryl. Ma riuscire a tener alto il nome della saga non sarà certo una passeggiata. La storia di questo Shattered Memories si rifà sostanzialmente a quella del titolo Konami sviluppato da SCEJ per PSX: un grave incidente automobilistico, una figlia (Cheryl) che scompare misteriosamente dall’auto e un giovane padre (Harry), costretto a cercarla disperatamente in una location inospitale che cela un animo inquieto e tormentato, dove gli incubi più profondi sembrano prendere vita. La struttura del gioco mantiene una certa analogia di fondo ai sacri dogmi della serie (un survival horror in terza persona con telecamera posizionata alle spalle del protagonista), anche se non mancano nuovi innesti nelle meccaniche di base: più precisamente, Shattered Memories fa propri i canoni dell’escape game più classico (alla Clock Tower, per intenderci) alternando alle sezioni di sola fuga altre dalla matrice di natura esplorativa, dove Harry sarà chiamato a fare luce sui molti misteri che gli si dipaneranno di fronte e che, nel bene o nel male, lo coinvolgeranno in prima persona. Novità sostanziale di questo capitolo è l’assenza di armi di qualsiasi tipologia (da fuoco o bianche, quali il classico bastone o tubi di ferro), fattore che impedirà al protagonista lo scontro diretto con le varie creature che lo ostacoleranno obbligandolo alla fuga. Queste sezioni (che identificheremo con il nome di Nightmares) rappresentano l’animo più frenetico e “horror” dell’intero gioco: Harry dovrà guadagnarsi la strada verso la salvezza (che sarà almeno in parte indicata dalla presenza di luci azzurre sparse nel livello) rincorso da orde selvagge di nemici, che faranno di tutto per agguantarlo in un abbraccio letale. A far da cornice a queste sezioni mordi e (soprattutto) fuggi troveremo il ghiaccio, protagonista indiscusso di quella che abbiamo imparato a conoscere come Alternative Silent Hill (o Ash): contrariamente a quanto visto sino ad ora, dove il passaggio alla dimensione tenebrosa avveniva con un brusco deterioramento dell’ambientazione (che diveniva più metallica, rugginosa e particolarmente gore), in Shattered Memories l’elemento disturbante è proprio il ghiaccio, capace di stringere l’intera location in una gelida morsa indissolubile (davvero notevoli, a tal riguardo, sono le transizioni dalla realtà all’“incubo”). E a quel punto non resta altro da fare se non iniziare a correre.

Meta-psicologia videoludica

Gambe in spalla, ma non solo. Nelle sezioni di gioco “a temperatura normale” compito nostro sarà quello di risolvere una discreta serie di puzzle logico-ambientali (altro marchio di fabbrica della serie) che, principalmente, saranno incentrati sul rinvenimento di chiavi, codici o altri items utili ad eliminare gli ostacoli di percorso e proseguire. Complessivamente, la difficoltà di risoluzione si assesta su livelli più che accettabili (dimenticatevi - ahinoi - indovinelli al limite del diabolico quali l'enigma del pianoforte nel Silent Hill originale), eliminando in netto la possibilità di eventuali frustrazioni e garantendo così una progressione piuttosto lineare e costante nel corso dell’esperienza. Da segnalare un’ulteriore new entry, rappresentata dal telefono cellulare: i tempi cambiano, e così la celebre radio ad emissione statica (utile per rivelare la posizione dei nemici grazie al celebre disturbo) viene sostituita da un cellulare equipaggiato con tanto di mappa della città e fotocamera, capace anch’esso di avvisarci preventivamente qualora fossimo nei paraggi di un mostro. Sarà dunque possibile ricevere/effettuare chiamate (sfruttando la rubrica associata e l'incredibile quantità di numeri telefonici - tra cui quello di Konami stessa - sparsi sui manifesti o sulle pareti della stessa città) e leggere inquietanti messaggi audio o testuali che arriveranno al dispositivo progredendo con la storia e i vari enigmi: l'utilizzo del Wiimote come ricevitore telefonico da avvicinare all'orecchio (la comunicazione verrà infatti trasmessa dal microfono del "pad" di casa Nintendo) non è certo una novità sul genere, ma conferisce comunque profondità e una maggiore immersione nell'azione di gioco.
Ghiaccio a volontà, creature letali e dannatamente veloci e un nuovo cellulare pieno zeppo di funzioni: tutte qui le novità di Shattered Memories? Ebbene no: come tradizione vuole, il dulcis in fundo è riservato alla feature più innovativa del titolo in esame. La parte del leone in quest'ultima produzione di casa Climax è interpretata dalla psicologia: “Shattered Memories gioca con il giocatore quanto il giocatore gioca con Shattered Memories” recita lo schermo in fase iniziale. E seppur possa inizialmente sembrare assurdo, il risultato finale non è poi così distante da quanto affermato: buona parte delle scelte effettuate nel corso dell'avventura principale, così come le risposte che saremo chiamati a fornire nelle sedute di psicanalisi al misterioso psicologo (nostro interlocutore in quella che potremo definire la cornice narrativa degli eventi) avranno un impatto assolutamente non trascurabile all'interno della narrazione, differenziando in modo drastico i personaggi che andremo a incontrare, le tipologie di nemici da affrontare (ad esempio, un esagerato interesse per il gentil sesso modificherà la fisionomia delle creature inseguitrici, rendendone le sembianze vagamente femminine) e addirittura parte delle locations che visiteremo. Inutile sottolineare l'esistenza di più finali (anche questa, per i fedelissimi, non è certo una novità), ciascuno dei quali sarà associato ad una sorta di profilo psicologico del giocatore che emergerà dal suo comportamento "sul campo".

Ogni paese ha il suo segreto...

E' giunto dunque il momento di spendere qualche parola sul comparto tecnico di questo Shattered Memories. E se da un lato il "risultato" della sezione audio può apparire quasi scontato, grazie ad una sublime colonna sonora nata dalla mano dell'ineguagliabile Akira Yamaoka (giunto - per nostra sfortuna - al suo ultimo lavoro in casa Konami) e ad un sistema di FX che da tempo ormai immemore ci ha abituati a suoni precisi e puntuali che si innestano armoniosamente nel complesso level design del gioco, a lasciarci completamente di sasso è il reparto grafico. L'Harry Mason di casa Nintendo mostra una grafica pulita e ordinata, con un sistema di illuminazione dinamica estremamente interattivo che permette di puntare direttamente la torcia nella direzione voluta e che raggiunge dei picchi di perfezione non ancora sfiorati dalle console rivali "più next-gen". I modelli dei personaggi principali risultano convincenti, equipaggiati con un numero di poligoni che supera largamente la sufficienza e verosimili nei movimenti: un po' meno positivo il giudizio sulla modellazione dei nemici, che seppur lodevole in quanto a texturizzazione presenta una troppo visibile ripetitività nel materiale proposto. Quella di essere inseguiti costantemente dalla medesima tipologia di creatura diverrà rapidamente ben più di una supposizione: la "figura" del mostro varierà in base a determinati parametri (estrapolati dalle nostre interviste psicologiche e da determinate azioni in game), ma una volta definita rimane invariata sino alla fine dell'avventura. Una piccola imperfezione che viene cancellata rapidamente dalla magnificenza del level design: la città, il misterioso bosco e le sponde del lago Toluca sono ricreate con cura certosina e con estrema dovizia di particolari, ricalcando pedissequamente la geografia locale vista nel primo capitolo della serie. Allo stesso modo, le molteplici locations interne che andremo a visitare chiameranno alla memoria immagini angoscianti, forti e destabilizzanti, capaci di mettere letteralmente in crisi la sicurezza del giocatore. Ma, in fondo, è proprio questo il bello di Silent Hill.

In conclusione

Cronometro alla mano, l’ultima fatica dei ragazzi di Climax promette di irretire le attenzioni dei fedeli di Mamma N per un totale (effettivo) di circa sei ore di gioco: certo, la necessità di scoprire l’intero parterre degli epiloghi, di collezionare i vari memento centellinati qua e là nell'ampia mappa di gioco e di riuscire a immortalare in foto ogni singola entità nascosta nella nebbia farà aumentare sensibilmente la durata del nostro ritorno nella cittadina silenziosa, così come la possibilità di affrontare nuovamente l’avventura “con un diverso profilo psicologico” farà lievitare il coefficiente di rigiocabilità. Resta da vedere se i puristi di Silent Hill gradiranno questa brusca variazione sul tema, una scelta stilistica che abbandona il caratteristico survival horror più conservatore e tradizionalista per approdare ai lidi di un terrore più ibrido, una mescolanza di esplorazione in un universo che nulla ha da invidiare alla cinematografia di Lynch e di escape game “vecchia scuola”, fatto di corse serrate senza respiro. Shattered Memories, che piaccia o meno, rappresenta quell’innovazione pura (e troppo spesso lasciata nel dimenticatoio) che per troppo tempo è rimasta assente nel panorama videoludico internazionale: una rivisitazione più personale e introspettiva dell’horror, foriera di interessanti novità che solo apparentemente tradiscono lo spirito originale della saga, ma che invece lo re-interpretano senza mai mancare di rispetto per un solo istante. Dopo tanti mezzi passi falsi, forse è davvero giunto il tempo di tornare a Silent Hill.

Pro

- Tecnicamente parlando, siamo di fronte a quanto di meglio raggiunto dall'ammiraglia bianca
- Sistema di illuminazione gestito alla perfezione dal Wiimote: mai torcia fu più reale in un videogioco
- Colonna sonora da premio Oscar: tanto di cappello a Yamaoka-san
- Narrazione profonda e non lineare, determinata dalla "psiche" del giocatore e dalle scelte effettuate nel gioco
- Gameplay decisamente innovativo, specie nell'ambito del survival horror

Contro

- Un po' troppo breve
- Modeling dei nemici un po' sottotono
- Gameplay forse troppo innovativo per le frange di fanatici più estreme di Silent Hill

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8.5

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Valutazione del gioco 9.8

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