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Recensione di Furi

Recensione scritta e curata da Lian165 per gamestorm.it, inserita il 22-01-2018

Titolo: Furi
Genere: Avventura/Hack 'n' Slash
Piattaforma: PC, PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch (testata)
Sviluppatore: The Game Bakers
Produttore: The Game Bakers
Data di uscita: 11 gennaio 2018

Un indie di qualità balza su Switch

Inutile girarci attorno: la scena indie si sta popolando sempre più di giochi che si distinguono per idee e freschezza nel sempre più affollato mare videoludico. Il punto è che i programmatori di questi piccoli studi hanno, sì, poche risorse finanziarie ma, allo stesso tempo, più libertà di azione nello sviluppo. Ecco, quindi, che si ha la possibilità di creare plot narrativi più coraggiosi o di poter “lavorare” in Pixel Art, o comunque in stili sempre più particolari e lontani da quelli utilizzati dagli sviluppatori più blasonati. Prendiamo per esempio Cuphead, che fa del comparto artistico e della difficoltà il proprio marchio distintivo, offrendo uno squisito character design che abbraccia lo stile dei film d’animazione dei primi del ‘900, ricreato in maniera superba e con l’aggiunta di boss fight intense e piene di sorprese. Ma gli esempi da fare sono davvero molti: Stardew Valley, What Remains of Edith Finch, Golf Story, UnEpic, Stick it to the Man… Solo per citarne alcuni.

Nintendo Switch è un ambiente che ben si presta a questo genere di giochi, grazie anche alla ormai nota portabilità che, di fatto, rende fruibili molti di questi titoli spesso votati alle brevi sessioni di gioco e, quindi, perfetti per far passare il tempo alla fermata del bus o in viaggio sul treno. Furi è stato sviluppato da The Game Bakers, studio fondato da alcuni ex-dipendenti Ubisoft che fino ad ora si sono dedicati al mobile gaming. Come se la saranno cavata facendo il balzo su console e PC? 

Torturato, incatenato... ma perché?

Solo. Incatenato. Privato di ogni dignità. Deriso. Così si risveglia il nostro personaggio dopo essere stato ucciso, per l’ennesima volta, da un misterioso carceriere, il quale cela il proprio volto dietro a tre maschere Kabuki legate assieme.

Sprovvisto di qualsivoglia senso di pietà, l’uomo che lo tiene incatenato si diverte ad umiliare il prigioniero, ad infierire sul suo corpo, deridendolo e coprendolo d’insulti. Lo uccide e si allontana per poi tornare e torturare nuovamente lo sconosciuto con bieca empietà. Così all’infinito. Finché un giorno -o una notte- il nostro personaggio viene aiutato a fuggire da uno strano e bizzarro figuro che porta un’enorme maschera da coniglio e gli dona una spada e una pistola laser. Lo incoraggia a ribellarsi, gli spiega che solo uccidendo il suo carceriere potrà ritrovare la libertà. Anzi, la loro libertà. Qui assumiamo il comando del personaggio e ci troviamo spiazzati dall’atmosfera ermetica che avvolge questa produzione. Il nostro liberatore ci spinge a raggiungere il carceriere, ad aggredirlo e ucciderlo. Ci avviciniamo lentamente, passo dopo passo, all’uomo che ci ha umiliato e torturato fino alla morte più e più volte. Lo combattiamo. Diamo il tutto per tutto per riguadagnare la nostra libertà. Lottiamo con rabbia. Come furie ci abbattiamo contro chi, nonostante stia per soccombere, ancora trova le parole per insultare e minacciare. Finalmente abbiamo la meglio e, ancora, in punto di morte il nostro carceriere ci maledice e minaccia. Un colpo di Katana e, finalmente, otteniamo la nostra rivincita. Assaporiamo il senso di liberazione. L’aria sembra essere più respirabile, nonostante l’odore di morte proveniente dal nemico appena sconfitto, sul quale siamo inginocchiati con ancora la nostra arma che lo attraversa. Appare di nuovo lo strano personaggio che ci ha aiutato a fuggire … ci avverte: questo è solo il primo passo verso la nostra e la sua libertà. Lo sguardo del protagonista resta grave e deciso. Passo dopo passo, lenti ed inesorabili come la Nera Signora, ci accingiamo a combattere per sfuggire alla schiavitù e per scoprire il perché di tale prigionia.

La trama, ermetica e avvincente, forse non mantiene sempre il giusto ritmo ma risulta sufficientemente ben scritta.

Velocità, tasti che prendono fuoco... furia!

Furi è un insieme di stili: un ibrido. Si tratta di un’avventura ma è anche un twin-stick shooter ed è, al contempo, un hack ‘n’ slash. La via per la libertà del nostro eroe passa per combattimenti frenetici, e per nulla semplici, che si svolgono in arene di dimensione varia e dal design sempre diverso e accattivante. I boss che affrontiamo in queste arene sono nove più uno (che si può definire opzionale) e il nostro viaggio verso la liberazione ci porta a due finali diversi (più un terzo nascosto).

Come detto, ci troviamo davanti ad una produzione ibrida in cui ogni scontro si divide in parti da twin-stick shooter, in cui sfruttiamo la pistola laser per colpire a distanza il boss di turno e in cui possiamo, a piacere, alternare attacchi fisici a suon di Katana, ed altre in cui viene forzato il close-combat, limitando il nostro raggio d’azione. Sia l’attacco portato con la pistola che quello a suon di Katana possono essere caricati per aumentare esponenzialmente il danno e, nel caso della Katana, per spiazzare l’avversario e infliggere ulteriori affondi. Abbiamo a disposizione, naturalmente, la parata la quale, se compiuta con il giusto tempismo, restituisce parte dell’energia e che, se eseguita con la massima precisione, riesce a stordire momentaneamente il nemico permettendoci di accanirci su di esso. La schivata, quindi, è utilissima per evitare gli attacchi ma anche per prendere di sorpresa l’avversario creando delle stupende combo tra attacco e schivata.

Ogni scontro si svolge in più riprese: una per ogni quadrato di energia che si trova al di sotto della barra della medesima. In pratica, quando uno dei due combattenti arriva alla fine del proprio segmento vitale, ha inizio una breve sequenza animata e poi si ricomincia a lottare sfruttando il successivo suddetto quadrato. Ogni boss ha una quantità variabile di quadrati-vite a seconda del livello di sfida offerto dallo scontro con esso. La barra dell’energia può essere ripristinata sia tramite il giusto tempismo nelle parate, sia grazie ad alcune sfere energetiche di colore verde lanciate dagli avversari che, quando colpite, rilasciano dei triangoli fluttuanti da recuperare.

Il titolo offre inizialmente due difficoltà: Facile e Furi. Una volta completato il gioco in modalità Furi si sblocca un terzo e ancor più ostico livello.

Tra quantità immani di sfere di energia e pattern di attacco, non impossibili da imparare ma difficili da automatizzare, Furi offre un alto livello di sfida già a "facile".

Il risultato di questa forma ibrida di gioco è molto appagante e intrigante anche se punitivo e ostico da padroneggiare pienamente. Ne consegue il piacere per gli amanti delle sfide ma anche per i neofiti che possono trovare in Furi un titolo divertente e di ottima atmosfera.

Un mondo etereo e affascinante

Graficamente Furi è davvero un bel vedere. Nasce con spirito retrò ma mescola insieme uno stile che richiama, in parte, il cyberpunk. Sia per l’ottimo uso dei colori, che fa del contrasto ambientale un vero e proprio marchio di fabbrica, sia per il design dei livelli e dei vari personaggi davvero ispirato e ben realizzato, Furi è allo stesso tempo attuale e a tratti addirittura all’avanguardia. Vi sono, per assurdo, lievi incertezze di frame-rate nelle parti di transizione narrativa tra un’arena e l’altra e non quando lo schermo è permeo di laser e sfere d’energia, ma nulla di realmente importante o che possa disturbare l’esperienza del giocatore.

Gli scenari che si vanno ad attraversare durante l’avventura sono davvero spettacolari e a tratti Magrittiani, capaci di affascinare e rapire il giocatore. Una delle cose che più si apprezza del game è l’accompagnamento sonoro di stampo elettronico, tanto curato ed accattivante da imprimere ancora più spessore ai combattimenti. Campionamenti perfetti e psichedelia elettronica accompagnano perfettamente l’azione a schermo. Davvero ottimo. La risposta dei comandi è precisa e veloce, il che è perfetto per questo genere di giochi e anche la mappatura dei tasti è intuitiva e confortevole. In versione portatile il gioco gira molto bene e senza particolari incertezze ma risulta tutto un po’ troppo piccolo alla vista e, specie quando lo schermo si riempie di particellari, diventa un po’ troppo confusionario.

In sintesi:

Furi è una piccola perla del panorama videoludico indie. Ben sviluppato, con un’atmosfera sospesa e violenta, uno stile grafico a metà tra il retrò e l’avanguardismo, un accompagnamento musicale elettronico egregiamente campionato e in grado di enfatizzare il livello di sfida - di per sé già alto - offerto dal gioco, il titolo di The Game Bakers è assolutamente imperdibile agli appassionati delle sfide. La longevità non è altissima ma il replay value lo è, grazie anche alla possibilità di classificare i propri risultati dati dai vari scontri.

Pregi:

  • Atmosfera eterea e cruda.
  • Trama avvincente e sapientemente centellinata...
  • Stile grafico ispirato e ben realizzato.
  • Ottimo accompagnamento musicale.
  • Elevato livello di sfida.
  • Buona rigiocabilità.

Difetti:

  •  Longevità non elevatissima.
  •  ... ma alle volte perde un po’ di ritmo.
  • Elevato livello di difficoltà.
  • In modalità portatile tende a risultare piuttosto confusionario.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 8,2

Commenti sulla recensione (2)

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Commenti
avatar di Lian165
23-01-2018
Lian165

@G-PqV Fidati...un vero giocone! Merita.Merita.Merita.

1
avatar di G-PqV
23-01-2018
G-PqV

Che bomba!

2
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Valutazione del gioco 9

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