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Recensione di Phantasy Star Portable

Recensione scritta e curata da Edodo per gamestorm.it, inserita il 15-11-2009


Titolo: Phantasy Star Portable
Genere: Action – Gioco di ruolo
Console: Sony PSP
Sviluppatore:  Alfa System
Publisher: Sega
Data di uscita: 05-04-2009

Dopo diversi capitoli sparsi in maniera abbastanza omogenea su vari dispositivi prettamente ad uso casalingo (PC, console), la saga di Phantasy Star approda sulla PSP non con un semplice porting di altri prodotti ma con un capitolo a sé stante, vero e proprio. Sarà stata una buona idea?

 

 

Quella stella bugiarda

Phantasy Star, ad un neofita completamente ignaro dell'universo di questa saga, dovrebbe ispirare due cose, per quanto poi non sia l'acquisto di un prodotto basato sulle impressioni del solo titolo: qualcosa di fantasioso ambientato tra le stelle. Il nostro utente, una volta inserito l'UMD nel dispositivo, sarà felice di aver azzeccato il pronostico... a metà.
Se, infatti, è innegabile che l'ambientazione sia sci-fi, come tutta la saga, questo titolo action-rpg di fantasia ne mostra ben poca.
Iniziamo con calma e procediamo alla descrizione di quello che viene offerto nel momento in cui si inizierà una nuova partita: la creazione del personaggio come impostazione trasuda di una versione semplificata di quella degli abituali MMORPG (universo di cui, Phantasy Star, non è nuovo), potendo scegliere tra sesso, razza (essenzialmente avremo modo di scegliere tra i classici umani e delle variazioni del più classico fantasy sci-fi con delle razze dal fisico decisamente più sviluppato e pronte a trasformarsi in Bestie una volta raggiunto il livello 20, altre più pratiche con le armi da fuoco dalla distanza ed ancora gli immancabili avvezzi ad arti non propriamente tecnologiche, una sorta di magia).
Una volta creato il nostro alter ego verremo aggiornati brevemente sulla caratterizzazione dello stesso: in qualità di neo-membro dei Guardians, sarà nostro compito svolgere le missioni iniziali direttamente nella base orbitante, la Guardians Colony. Una misteriosa figura fa la sua apparizione, volta a portar avanti il malvagio piano per far ricomparire un pericolo dapprima debellato: i mostri SEED.
Sconfitta infatti la minaccia nei precedenti capitoli, si è deciso di riproporla senza troppe variazioni sulla carta, mediante la trasformazione degli animali (e non) in questi mostri, più che mai aggressivi e determinati ad attaccare qualsiasi persona (o robot) capiti a turno.
Sarà quindi nostro compito, mediante le missioni speciali assegnatici dal comando, ripulire i pianeti da questa minaccia ed indagare sul misterioso nemico.

Uno spartito incerto

Ogni missione che ci troveremo ad affrontare, è poi riproposta (con qualche minima variazione) in più versioni, cambiando ovviamente il livello ed il valore dei nemici al salire della sfida ed al crescere dell'avventura.
Nonostante le quattro ambientazioni (i tre pianeti e la colonia Guardians) siano notevolmente diverse ed estremizzate nella caratterizzazione (si passa da una sorta di antico Giappone misto a tecnologia ad un pianeta più “selvaggio” e così via), il gioco non offre altre variazioni: i livelli, esplorabili e suddivisi in aree, offrono una povertà scenica salvata solamente dalla varietà dei colori; lo schema di gioco sussiste nell'uccidere il boss finale, un tot di mob minori oppure raccogliere i drop dai cadaveri, come nelle classiche quest degli MMORPG, solamente ridotto all'osso.
Le tipologie di armi non sono poche ed ognuna può essere associata ad un attacco speciale (trovato o comprato) da expare; questa infatti è una buona nota sullo spartito di Phantasy Star: oltre ad expare il proprio pg – nella canonica formula jrpg – e poter upgradare il nostro equip in termini di armi (comprensive di elementi e buff) ed armature, ripetendo la combo od il colpo speciale associata a quell'arma dopo un tot di utilizzi salirà di livello, garantendoci un effetto maggiore in termini di danni e, talvolta, sbloccando un passo successivo della combo.
Decisamente stonato è invece come questa nota sia stata implementata: raramente, infatti, avremo davanti a noi un nemico realmente ostico dal punto di vista strategico, riducendo l'arsenale ad una semplice scelta personale in base ad estetica e feeling. Perché, infatti, usare le doppie spade con un potere di primo livello, quando abbiamo la nostra spada ad una mano con un potere livello 12, se il gioco non ci “obbliga” tramite dei boss o dei mob deboli o forti contro un tipo piuttosto che l'altro?
Neanche a dirlo, infatti, a meno che non abbiate voi voglia di variare – per motivi sempre soggettivi e non suggeriti dal gioco -, non ve n'è motivo; unico caso a parte è nel momento in cui il nostro nemico, se disposto di ali, si alzerà in volo, portando quindi l'utente ad usare un'arma da fuoco od altro (non temete, prima o poi comunque scenderà e potrete tornare ad usare la vostra amata arma di fiducia).

Stile fuori moda o deleterio?

Il perché di questa scelta è sicuramente nel non voler creare un gioco “pro”, pensando ad un Monster Hunter come sinonimo di questa definizione, bensì un qualcosa di molto più immediato ed elastico per quelle che sono le voglie del momento: avete voglia di tirar di spada? E spada sia! Preferite utilizzare due spade od un fucile da cecchino? Non vi preoccupate, avrete modo di fare tutto ciò senza eccessive ripercussioni.
A rallentare, inspiegabilmente, la fruizione del gioco in quella che è la fase di acquisizione delle informazioni della trama e dello svolgimento della stessa, è la scelta di proporre i dialoghi tramite una serie di immagini. Si, avete capito bene: mentre i personaggi vi parleranno sullo schermo comparirà il suo personaggio poligonale graficamente migliorato (d'altronde è una semplice immagine), statico. E' una scelta coraggiosa che sicuramente però, tra i lati negativi, ha quello di spezzare il ritmo.
Avrebbe trovato vantaggio se la qualità delle immagini fosse stata di altro spessore, offrendo artwork oppure rivisitazioni grafiche in termini di snapshot da cg creati appositamente (anche di basso livello) oppure, restando sulla formula canonica del settore, mediante video.
Ad esaltare in termini negativi questa scelta, si pone l'infelice decisione di porre in sequenza, a volte – non sempre -, immagini dello stesso personaggio con la bocca aperta o chiusa, quasi a simulare una sorta di movimento con soli due frame, qualcosa di decisamente orrido anche di fronte ad un file gif amatoriale.
Diversa è la situazione invece per quanto concerne il sistema di interazione con gli altri NPC: non potremo muoverci con il nostro personaggio nella base spaziale di turno o nelle varie “safe zone” (solitamente la città del pianeta), bensì ne vedremo la mappa (anche qua una immagine dall'alto) con un'icona per ogni pg, selezionabile. L'interazione con i vari NPC non utili alla main quest è scarna, e lo è perché essenzialmente inutile: si ritrova infatti il concetto alla base del processo realizzativo di questo titolo, ossia un action-jrpg con tratti quasi da borderline dell'hack&slash decisamente semplificato ed alleggerito nella componente di trama, di strategia o di progressione in termini di farming e grinding.
Si estrinseca invece ottimamente questa voglia di velocizzare e semplificare un prodotto altresì troppo macchinoso ed intricato per un utente nuovo del campo, nel sistema di gestione dell'inventario e dell'equip. Cambiare la propria arma nel corso di un combattimento non è richiesto, ma è possibile ed è fattibile in pochi attimi, scegliendo da un menu rapido le armi preferite o gli oggetti di maggior utilità (pozioni, ecc...).
A completare il pacchetto come “art style” resta la soundtrack, affascinante anche se, come quasi ogni cosa del gioco, troppo facile al prodigarsi al cliché abituale di turno: si lascia ascoltare, è anche bella ma non è in alcun modo “caratteristica”.

 

 

E se ci fossero anche i miei amici?

Phantasy Star Portable in tutto il gioco single player vi offrirà la possibilità di scegliere un accompagnamento di NPC vari così da poter disporre di un utile supporto oppure di validi compagni di guerra nel corso delle vostre missioni. A dire il vero, la validità di questi bot, data la scarsa IA, non è esaltante, traducendo il tutto in combattenti immobili mentre attorno a loro lo scontro s'infiamma e curatori decisamente in ritardo col loro lavoro. Sicuro è invece l'effetto di poter rendere meno “statico” l'ambiente, nota non da poco.
Ma se poi decideste di sostituirli? Ebbene sì, c'è la possibilità di andare online ed affrontare le missioni in compagnia di altri tre amici.
Il gioco in quest'ottica gode di una rivalutazione netta, perché qua la semplicità tanto (poco) decantata in ogni frangente del prodotto si ritrova finalmente in una componente di divertimento, togliendo il ruolo di protagonista alla trama od a concerti strategici apprezzati in altri giochi e portando in primo piano l'azione vera e propria. Così facendo il gioco finalmente “funziona”, scorrendo e lasciandosi giocare piacevolmente.

Conclusione

Phantasy Star Portable è un gioco che racchiude le caratteristiche principali di vari generi, le mischia (come già fatto con successo da altri esponenti) ma ripulisce il tutto restituendo una semplicità adatta ad ogni tipologia di utente.
Se è proprio questa semplicità a minare l'avventura in single player, non potendo in altro modo essere letta se non come una “mancanza di profondità”, in online rispecchia totalmente l'intenzione iniziale, dando risalto alla componente MMORPG, mai come in questi anni fonte di garanzia funzionalistica in campo videoludico.

Pro

- E' un gioco per tutti, semplice...

Contro

- ...ma anche semplificato, necessitando dell'online per valicare questo limite.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 6.7

  

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Copertina

  • Immagine della copertina del gioco Phantasy Star Portable per Playstation PSP
  • Data di uscita:
    05-04-2009
  • Categoria:
    giochi di ruolo
  • Disponibilità per:
    PSP
  • Popolarità:
    0.38 %

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Valutazione del gioco 8.1

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