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Recensione di Nioh

Recensione scritta e curata da G-PqV per gamestorm.it, inserita il 14-03-2017

Titolo: NiOh
Genere: Action RPG (“Masocore”)
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: Team Ninja
Produttore: Koei Tecmo
Data di uscita: 8 febbraio 2017

Poteva uscire nel 2006… E invece N(i)O(h)

Proprio così: come diciamo nel titolo, lo sviluppo di Ni-OH, o meglio del NiOh che conosciamo attualmente, è stato tutt’altro che breve. Il publisher lo annunciò addirittura nel lontano 2004, ben tredici anni fa. Il primo trailer del game fu proposto al pubblico in occasione dell’E3 2005 e, sostanzialmente, si trattò di un pretesto per celebrare il trentesimo anniversario di Koei. L’idea era quella di realizzare un doppio media, videogame in stile musou e film basato sulla sceneggiatura del noto regista nipponico (tre volte Oscar) Akira Kurosawa, venuto a mancare nel 1998. La conclusione dei lavori passò al figlio Hisao e la Koei investì, per il doppio progetto, la modica cifra di 3 miliardi di Yen (circa 8 milioni di euro). 

Ovviamente, avrete intuito che non se ne fece nulla. Il silenzio avvolse la produzione fino al 2009, quando Koei unitasi a Tecmo, rivelò che la creazione del videogame era passata nelle mani dei creatori di Ninja Gaiden: Team Ninja. Successivamente, ci sono voluti altri sei anni per vedere, attraverso un teaser trailer, la nuova forma data dallo studio nipponico a NiOh. 

Dopo questa piccola introduzione storica, veniamo al dunque: dall’8 febbraio 2017 NiOh è disponibile in Europa e, grazie anche alla possibilità di testarlo tramite tre fasi beta/dimostrative, si è guadagnato fin da subito l’appellativo di “souls-like”.

Vi anticipiamo, e capirete meglio il perché nel resto della review, che non siamo d’accordo con tale definizione: siamo consapevoli che i punti in comune esistano e ne condizionino in parte l’essenza. D’altro canto NiOh riesce a prendere le distanze, nel bene e nel male, dai lavori partoriti dalla mente di Miyazaki.

In concreto: bastano alcuni elementi simili e una difficoltà sopra la media per etichettare il titolo di Team Ninja in una precisa categoria che porta il nome di un’altra saga? Ragionando per assurdo, non sarebbe come se definissimo qualsiasi open-world con il nome di GTA-like?

Diario di un Inglese nella Terra del Sol Levante: “Giorno 1 - Oggi piove e devo recuperare una spada”

Vogliamo precisarlo subito: la trama e la sceneggiatura di NiOh non sono di certo il punto forte del lavoro di Team Ninja. Si tratta di un’avventura dall’intrinseco carattere “Jappo” che mescola vicende reali al folklore nipponico.

William, il protagonista, si basa su una figura storicamente esistita: William Adams, noto con il nome Anjin, fu effettivamente il primo inglese a giungere nelle coste del Giappone nella celebre Epoca Sengoku, più precisamente nel corso della battaglia di Sekigahara, tra i clan Tokugawa e Toyotomi, guidati rispettivamente da Tokugawa Ieyasu e Ishida Mitsunari.

Questa lotta, dopo una premessa che funge da tutorial e da incipit narrativo, è proprio il contesto nel quale viene catapultato Sir Anjin, sostanzialmente costretto a schierarsi con i Tokugawa al fine di recuperare un bene prezioso rubatogli dall’alchimista Edward Kelley, principale villain del game.

Come detto, tutto ciò si fonde con la mitologia nipponica secondo la quale, il sentimento negativo ha causato la comparsa dei demoniaci Oni. Gli uomini puri di cuore sono invece affiancati dagli Spiriti Guardiani, coloratissime “simil-divinità” dall’aspetto animale dotate di straordinari poteri, spesso elementali.

Vi starete domandando: “Perché mai una storia che può vantare questo mix spettacolare, tra leggenda e realtà, non viene considerata un pregio?”

La risposta è il modo nel quale viene proposta al giocatore: banale, confusionario, spezzettato e spesso prevedibile. Il dipanarsi della trama, raccontata in modo diretto e poco misterioso, non è quasi mai avvincente e assume un tono più degno solo nelle missioni conclusive.

Il giocatore si troverà invischiato in una serie di missioni principali e secondarie che lo sbalzeranno da una zona all’altra senza permettergli mai di appassionarsi a un’escalation dei fatti che vive di troppi bassi e pochi alti, distribuiti nelle sole quest principali. Le missioni secondarie (in aree già esplorate), inoltre, ammazzano completamente il ritmo e il pathos dell’avventura, limitandosi al “compitino” che è commissionato, di volta in volta, al povero William:

“Devi recuperare questa Katana. Lo faresti per me?”

“C’è un tempio infestato, puoi andare a controllare?”

“Hanno rubato il tesoro di tizio, ci tengo, mi fai il favore di trovarlo?”

E fidatevi, non stiamo esagerando: arriverete quasi a fine game senza mai sentire un minimo di feels per la successione degli eventi e soprattutto, vista l’enorme quantità di personaggi secondari dai nomi ostici (nipponici), vi sarà difficile capire con chi avete avuto a che fare e cosa effettivamente sta succedendo.

Per fortuna, sul finale, la situazione diventa più chiara e di certo più accattivante.

Ritornando al discorso concernente i “Souls-Like”, avrete già intuito il motivo per cui, dal punto di vista della trama e della sceneggiatura, non lo riteniamo assolutamente appartenente a quel filone. I lavori di Miyazaki sono in questo senso unici, grazie ad una lore che stimola la curiosità e il conseguente coinvolgimento attivo del player, sempre spronato a “volerne sapere di più” o a “trovare un perché” alle svariate situazioni che si susseguono dinanzi al suo sguardo.

NiOh ne è ben distante e non vuole proporre alcuna lore. Allo stesso tempo, Team Ninja non ha fatto nulla per renderlo memorabile sotto l’aspetto narrativo. Peccato, perché le premesse erano ottime.

In merito alla longevità possiamo dire che, pur non trovando feeling con la narrazione, abbiamo passato circa 80 ore davvero piacevoli, tra quest primarie, di contorno, e missioni crepuscolo, supportati da gameplay superbo.

“Chi se ne frega della trama, fatemi combattere”

Proprio così, è il sistema di gioco a essere la prelibatezza offerta da Team Ninja, talmente piacevole da farci dimenticare quanto insipida sia la trama. 

V’indichiamo subito quali sono quegli elementi per i quali spesso lo si è definito un Souls-Like:

  • Difficoltà non selezionabile e superiore alla media.
  • Le Amrita, sono l’equivalente delle Anime nei Souls e degli Echi di Sangue in Bloodborne.
  • I Santuari sono gli hub nei quali si respawna dopo la morte e dove si “sacrificano” le Amrita per salire di livello potenziando le skills. In essi è possibile anche la selezione dello spirito guardiano.
  • Sono presenti gli alterego dei celebri Mimic dei Souls, sotto forma di pareti demoniache e forzieri mutaforma.
  • Il giocatore usufruisce di una barra di Salute e una di Energia (Stamina) che in NiOh prende il nome di Ki (per essere sinceri, tale similitudine è, decisamente, una forzatura).
  • La variazione della mobilità in funzione del peso equipaggiato.

Fine. Esatto, non c’è altro. È sufficiente per definirlo Souls-Like? A nostro parere NO. 

Il gameplay di NiOh, piaccia o meno (a noi piace da morire) prende alcune caratteristiche dai lavori di From Software, non lo neghiamo, ma riesce ad essere assolutamente originale.

Innanzi tutto parliamo di un’impostazione sempre molto tattica ma più action, varia e dinamica, basata non solo sul timing di attacco e sulle schivate, ma anche sul sapiente uso del Ki: tale barra, si consuma eseguendo l’attacco ma, una parte di essa, può essere recuperata premendo il dorsale destro con il giusto tempismo, consentendo al giocatore di preservarla per successivi attacchi e schivate. Il suo totale esaurimento è, infatti, da evitare poiché provoca una fase di “stun” del protagonista, durante la quale sì è totalmente vulnerabili ai colpi avversari, compresi gli attacchi in stile “front-stab” (sempre per usare una terminologia da Souls). 

È possibile utilizzare cinque differenti tipi di arma, ognuna con un peso, un moveset (attacco debole e forte) e una quantità di danno unici: Katana, Doppia Katana, Lancia, Ascia/Martello e Kurigasama.

Tutte, inoltre, possono essere adoperate con tre impugnature distinte:

  • Alta - Consuma più Ki, causa maggiori danni ed è la più lenta.
  • Bassa - Minore spesa di Ki, minor danno ma molto più rapida (anche in fase di schivata).
  • Media - Una via di mezzo che bilancia forza e rapidità.

A questo si aggiungono le abilità magiche e i ninjutsu.

Tutte le armi, i poteri magici e le arti da ninja hanno un relativo skill-tree attraverso il quale si possono acquisire nuove mosse da realizzare alla fine di una combo, con la pressione simultanea del tasto difesa e di quello di attacco, o in un preciso momento di animazione del nemico (sostanzialmente una parry). 

Aggiungete, per di più, la possibilità di realizzare un attacco speciale tramite cui lo spirito guardiano scelto si trasforma in “Arma Vivente” (che si nutre di Amrita e si ricarica quindi ottenendole) e rende William praticamente invulnerabile e “OP” per circa dieci o venti secondi (il tempo varia in base allo spirito scelto e alle perk da esso offerte).

Come avrete intuito, si tratta di un sistema complesso che, solo raramente offre skills, mosse, equipaggiamenti e spiriti guardiani non sempre bilanciati al meglio e si rischia di ricorrere a determinati settings “over power” piuttosto che ad altri. È, però, un piccolo inconveniente causato dall’inesperienza di un gameplay fresco che si dimostra piacevolmente originale, vario, ampio e accattivante.

Ad incrementare la distanza con i Souls, è il fatto che non si tratta di un open-world: la totalità di NiOh è impostata su missioni ambientate in determinate aree sparse su differenti regioni.

In merito alla difficoltà, avendo testato personalmente anche le fasi beta, ci saremmo aspettati un livello di sfida maggiore. La scelta di Team Ninja è stata (e forse non è un male) quella di puntare sull’azione e non sul genere “Masocore”, così come l’avevano definito loro stessi nel periodo che ha preceduto il lancio del titolo.

Chiariamoci, non si tratta comunque di un’avventura easy, anzi: i momenti frustranti ci sono soprattutto se non si segue il livello consigliato per affrontare una missione. Ciò nonostante, per esigenze di tempo, siamo riusciti a terminare il game, in una serie di alti e bassi di complessità, under-livellati di ben trenta step.

Per quanto riguarda gli oggetti, le armature e le armi ottenibili, il sistema di loot ricorda più quello di Diablo. È premura del giocatore analizzare il bottino conquistato, investendo quello non utile in cambio di Amrita, scomponendolo o “fondendolo con altri oggetti” dal Fabbro, o, più semplicemente, vendendolo per ottenere denaro con cui poter fare acquisti più adatti alle proprie esigenze.

In quest’ottica, il new game offre una piacevole sorpresa, con la comparsa di elementi non ottenibili nel corso della prima run. 

I colori del Giappone, tra pioggia, costante nebbia ed evidenti scalettature

La trama non convince, il gameplay ci esalta e il comparto tecnico? È una via di mezzo. Partiamo dalla possibilità di selezionare tre configurazioni video: Azione, Cinema e Cinema con framerate variabile. 

La prima, più consigliata per la tipologia di gioco, gira a 60fps stabili (salvo qualche minima eccezione) a discapito di una minore qualità visiva che rinuncia all’uso massiccio di filtri e particellari e offre texture meno dettagliate. Come succede nei Souls (Vi ricordate ad esempio la scarsa fluidità di Bloodborne?), anche in questo caso il controllo del tempismo è fondamentale e un rallentamento può causare quel minimo lag nei comandi che potrebbe complicare un combattimento già di suo non semplice.

Le altre due impostazioni avvantaggiano invece l’estetica, a 30fps o a frame variabile; la differenza è abbastanza evidente, soprattutto in termini di dettaglio e di qualità di animazioni secondarie presenti sullo schermo. Ci guadagna il realismo, è vero e l’impatto visivo è molto aggradante. A momenti, però nemmeno i 30fps rimangono costanti e, più volte nel corso dell’esperienza di gioco, ci siamo trovati davanti a veri e propri momenti di freeze davvero fastidiosi. 

La scelta sta al giocatore: il nostro consiglio è, per praticità, quello di godersi la prima volta l’ambientazione al massimo dell’estetica per poi proseguire le missioni in modalità Azione.

Nel complesso, il lavoro artistico di Team Ninja è ottimo: la riproduzione delle strutture e degli ambienti del Giappone Feudale denota uno studio approfondito dell’epoca e, in generale, il titolo risulta un piacere per gli occhi, grazie anche a un sapiente uso di luci ed ombre, arricchite da spettacolari cromatismi.

Dobbiamo altresì denotare che, in termini puramente tecnici, i limiti ci sono e questo può far storcere il naso, soprattutto ai puristi del dettaglio. Il filtro anti-aliasing non fa il suo dovere e le scalettature si palesano anche in configurazione Cinema.

Alcune texture, in particolare degli interni, non sono in linea con il resto della produzione, essendo piatte e poco definite. 

Le animazioni dei personaggi in lontananza sono ridotte al minimo, per evitare di caricare troppo il motore di gioco: ne consegue una differenza visiva importante tra sfondo e primo piano che penalizza la bellezza complessiva del depth on field. Non preoccupatevi: spesso, questo è sapientemente celato dall’utilizzo di oscurità, nebbia e pioggia battente, ottime decorazioni e piacevoli escamotage utili a limitare il campo visivo.

Dobbiamo inoltre porre l’accento sulla mancanza di caratterizzazione del level design, con strutture ed edifici che tendono a ripetersi troppo spesso, in zone primarie e secondarie delle ambientazioni. Più volte abbiamo perso l’orientamento a causa proprio dell’assenza di validi punti di riferimento.

Per quanto riguarda il comparto sonoro, la qualità offerta da NiOh è indiscutibile. Le musiche si adattano sempre al clima del gioco, evidenziando i momenti più concitati sia dell’avventura generale sia nelle differenti fasi delle singole missioni, con un sound spettacolare che caratterizza le boss-fight. 

Il doppiaggio è buono ma soffre per lo scarso mordente della trama e il debole carisma del protagonista.

In ultimo segnaliamo una localizzazione italiana insufficiente, con traduzioni a tratti esilaranti: il comando per accendere la miccia di un cannone tradotto con “luce” è solo un piccolo esempio.

In sintesi:

NiOh non è un Souls-Like, non vuole esserlo ma ci si avvicina per un semplice motivo: non è destinato a piacere a tutti. Gli amanti delle sfide troveranno le avventure di NiOh una vera goduria, grazie ad un gameplay incredibilmente vario ed esaltante, tecnico e impegnativo. Si tratta di certo di una delle esclusive (per ora, potrebbe uscire su PC) migliori su PlayStation 4. Come le ultime uscite di questa generazione Sony, è da sottolineare come dia il meglio sulla Pro e mostri dei limiti tecnici sulla console standard. Se avete apprezzato le fasi di Beta, amerete di certo il lavoro di Team Ninja, nonostante la difficoltà sia stata leggermente smorzata nella build finale.

Pregi:

  • Il fascino del Giappone Feudale, tra storia e mitologia…
  • Un combat system fenomenale, vario, adrenalinico, originale, divertente e tosto…
  • Colpo d’occhio buono, frutto di un ottimo lavoro artistico e arricchito da piacevoli cromatismi…
  • Soundtrack sempre accattivante che esalta la variazione delle situazioni in game.

Difetti:

  • ... Smorzato dallo scarso carisma di trama e personaggi.
  • ... Che può risultare troppo ostico e dispersivo per i gamer più “immediati”… (è davvero un difetto?)
  • ... Anche se le ambientazioni peccano di una caratterizzazione debole.
  • Tanti elementi non convincono dal punto di vista tecnico: frame rate, texture, anti-aliasing etc.

TRAMA 6,5 / 10

GAMEPLAY 9 / 10

COMPARTO TECNICO 7,5 / 10

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 7,7

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