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Recensione di Horizon: Zero Dawn

Recensione scritta e curata da Albert91 per gamestorm.it, inserita il 22-03-2017

Titolo: Horizon; Zero Dawn
Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation 4 Pro
Genere: Open World, Action-RPG
Sviluppatore: Guerrilla Games
Publisher: Sony
Data d’uscita: 1° Marzo 2017

Nuovi “Horizon” per Guerrilla Games

Lo sviluppo di Horizon: Zero Dawn è cominciato nel lontano 2011 e ora, dopo ben sei anni di lavoro e un costo complessivo di 45 milioni di dollari, il titolo di Guerrilla Games è finalmente disponibile. Presentato per la prima volta durante l’E3 del 2015, sin da subito, ha suscitato l’interesse di tantissimi giocatori e addetti ai lavori. Per la casa di sviluppo olandese, di proprietà di Sony, si tratta di un debutto per quanto riguarda il mondo degli open world. I più attenti ricorderanno, infatti, il successo ottenuto grazie ai Killzone, titoli fps decisamente diversi dall’avventura con protagonista Aloy. 

I ragazzi di Guerrilla Games sono riusciti a creare un gioco veramente piacevole sotto tanti punti di vista ma, allo stesso tempo, sono presenti alcune lacune che, probabilmente, sono dovute all’inesperienza del team nel settore degli open world.  Il titolo sfrutta il Decima Engine creato proprio dall’azienda. Il motore si è già visto in giochi come Killzone: Shadow Fall e Until Dawn, inoltre verrà utilizzato anche da Kojima Productions per il prossimo Death Stranding. Proprio a tal proposito, è giusto fare un piccolo accenno sugli Easter Egg del “Maestro” presenti all’interno del gioco, sicuramente una scelte simpatica per celebrare la collaborazione tra le due software house. 

Il team di sviluppo non ha voluto puntare esclusivamente sulla pura bellezza estetica, ma anche regalare ai giocatori qualcosa di importante da un punto di vista narrativo. Dopo questa breve, ma doverosa introduzione, è giunto il momento di analizzare nel dettaglio tutti gli aspetti del gioco. 

Tra macchine e tradizioni antiche

La storia di Horizon: Zero Dawn si svolge dopo l’anno 3000 in un pianeta Terra decisamente diverso da quello a cui si è abituati oggi. A differenza di quanto si possa immaginare, grazie ai vari film di fantascienza post-apocalittici, la vita del futuro non è basata esclusivamente sulla tecnologia: dopo un’imprecisata catastrofe, avvenuta centinaia di anni prima, le persone si sono “ritrovate” attraverso le tribù (non possiamo spiegar meglio questo passaggio senza ricorrere a pericolosi spoiler). Proprio su di esse e sui vari rituali e tradizioni delle stesse, si basa l’introduzione del gioco. La bella protagonista dai capelli rossi è emarginata dalla tribù sin dalla nascita ma, le varie circostanze che hanno portato a questa decisione sono avvolte nel mistero. Proprio per tale motivo, la piccola viene affidata a Rost (un altro emarginato) dalle Grandi Matriarche. Durante la crescita, Aloy capisce che, non potendo svolgere una vita normale e non potendo nemmeno rivolgere la parola ai veri e proprio membri della tribù, è necessario chiedere chiarimenti a Rost ma, come già spiegato prima, la verità è tabù. La giovane decide allora di allenarsi sotto la guida del suo mentore per poter vincere la prova di ammissione ed entrare a far parte dei Nora, in modo da scoprire di più sulle sue origini. Durante la prova accade un fatto che catapulterà il giocatore all’interno della narrazione vera e propria ma, per evitare possibili spoiler, evitiamo di continuare. 

Inizialmente si può restare in qualche modo delusi dall’incipit della trama, infatti, si può pensare che sia una classica storia di vendetta trita e ritrita. Fortunatamente, superati alcuni minuti di stallo, il discorso cambia radicalmente con colpi di scena e, soprattutto, una narrazione sicuramente diversa dal solito che tende a rapire il giocatore. La dinamica del coinvolgimento comunque, si può notare anche dalla possibilità di alcune scelte di dialogo che, sfruttando le indicazioni su schermo si possono classificare in scelte dettate dai sentimenti, razionali o, infine, più aggressive. 

Quello che però risulta molto particolare nella narrazione, è la caratterizzazione dello stesso mondo di gioco. Molte volte durante le varie sessioni, è capitato di chiederci non solo i particolari sulla storia di Aloy ma anche le diverse dinamiche che hanno portato il mondo in tali condizioni. Ci si rende conto molto presto, infatti, che la trama non è stilata esclusivamente sulla ragazza, che pur mantiene un ruolo centrale ma, in alcuni momenti, si arriva a toccare alcuni temi molto delicati: un esempio è sicuramente una serie di azioni malevole atte ad un bene superiore e via dicendo. 

A differenza di quanto si può pensare quindi, il livello narrativo è di alto livello ed influenza in maniera corposa il mondo di gioco. Su questo aspetto, Guerrilla Games stimola il giocatore a porsi continue domande quali il ritorno della vita in tribù, la caccia alle macchine come se fossero degli animali veri e propri e addirittura la coesione tra quest’ultime e gli esseri umani. Proprio a tal proposito, le macchine svolgono un ruolo molto importante. Probabilmente vi sarà capitato di vedere, attraverso i vari trailer, le macchine muoversi in branchi. In Horizon: Zero Dawn  arrivano quasi a sostituire la fauna consueta, che nonostante tutto è ancora presente, e, le fattezze di alcuni esemplari di metallo richiamano addirittura quelle dei dinosauri ma, anche in questo caso, le risposte arrivano con l’avanzare dell’avventura. Da questo punto di vista però, alcuni personaggi risentono di poca caratterizzazione, causa forse della volontà di Guerrilla Games di creare un prodotto poco dispersivo. Allo stesso tempo, i puristi del genere RPG potrebbero non apprezzare tale scelta.

La mappa di gioco è completamente esplorabile liberamente e, dato l’alto livello tecnico del motore grafico, capita più volte di restare a bocca aperta di fronte alla maestosità di cime innevate, fitti boschi e zone aride, tutto riprodotto con attenzione certosina. All’interno della stessa, sono presenti tanti collezionabili, villaggi e missioni secondarie. Le diverse location, sono facilmente consultabili attraverso il menù del touch pad e, in questo senso, è possibile osservare tutte le varie zone in una sorta di plastico in tre dimensioni con visuale dall’alto. Le attività di certo non mancano e, fare una stima delle ore necessarie per completare il titolo al 100% è alquanto difficile. 

In ogni caso, in Horizon: Zero Dawn l’importanza maggiore è data più alla qualità che alla quantità, probabilmente dettata anche dal fatto che per gli sviluppatori è l’esordio in questo mondo ma non è necessariamente un male: in altri titoli free-roaming, capita spesso di ritrovarsi con numerose attività uguali tra loro o, addirittura, con l’indecisione su cosa fare. Fortunatamente la struttura del gioco permette al giocatore di non stancarsi, garantendo comunque circa 50-60 ore di costanza di intrattenimento. per completarlo al 100%. Tralasciando per un momento i vari aspetti legati alla trama e alla longevità del titolo, è arrivato il momento di parlare del gameplay vero e proprio. 

La Distruzione delle Macchine

Analizzare un titolo Open-World con meccaniche action e elementi RPG, richiede lo studio di tanti aspetti diversi che, alla fine dei conti e nel complesso, porta ad un risultato molto positivo ma con alcune scelte senza senso.

Aloy possiede delle capacità non indifferenti, è in grado di scalare pareti rocciose e spostarsi rapidamente tra quelle vicine, ha una grande dimestichezza con l’utilizzo di diverse armi e delle ottime conoscenze strategiche. Naturalmente il giocatore decide in piena autonomia in che modo approcciarsi alle diverse situazioni. Uno degli aspetti positivi, è sicuramente la possibilità di affrontare i nemici in maniera stealth, anche grazie alla visuale in terza persona che consente di avere una visione ampia dell’area. 

Utilizzando il Focus, attraverso la pressione del tasto R3, è possibile ottenere informazioni sui punti deboli degli avversari e, di conseguenza, adottare strategie diverse in base a ciò che si ha di fronte. Un esempio, è la possibilità di poter utilizzare le frecce infuocate per far esplodere i serbatoi dei robot, o ancora quelle laceranti per staccare i diversi elementi che compongono la corazza. A seconda del tipo di nemico, lo si può privare della mitragliatrice o del cannone per poi utilizzarli come arma indipendente, avviando così delle divertenti fasi shooter in terza persona, godendo di una forza di fuoco molto alta. 

Nonostante le funzioni stealth siano davvero ottime, è necessario comunque spendere due parole sull’intelligenza artificiale dei nemici. I diversi avversari si possono ingannare in modo troppo easy, attraverso l’utilizzo di sassi, fischi e con le frecce, sfruttandole in zone diverse dello scenario (bidoni di vampa, etc.). In alcuni casi però, l’IA pare troppo semplicistica, a volte quasi imbarazzante. Purtroppo questo fattore non cambia nemmeno a livelli di difficoltà maggiori, in quanto gli unici valori che cambiano sono le entità dei danni ricevuti.

Sbloccando diverse abilità, è possibile utilizzare la lancia per dei colpi mortali e silenziosi, in modo da non allertare altri nemici in zona. Da questo punto di vista però, le meccaniche action della lancia risultano decisamente carenti, con un semplice colpo leggero premendo R1 e uno pesante utilizzando R2. Pur premendoli in successione le combo disponibili sono davvero limitate e, quello che fa storcere davvero il naso, è l’assenza del lock-on. In alcune situazioni, non si è sempre in grado di eliminare i nemici in modo silenzioso e, in questi casi, espandere le possibilità del combattimento corpo a corpo sarebbe stato più sensato, soprattutto quando gli avversari sono davvero tanti e la confusione regna sovrana. Quest’ultimo punto è da considerarsi comunque una scelta precisa di Guerrilla Games. 

A differenza dei classici RPG, dove con l’accumulo di esperienza e l’aumento di livello è possibile incrementare le proprie statistiche, Horizon: Zero Dawn si basa principalmente sulle abilità, sulla strategia e sulla tattica adottate dal player. L’evoluzione di Aloy è affidata a tre rami di abilità, ma il classico concetto di build non esiste, l’unico valore ad aumentare è quello degli HP, dieci punti per livello. Il level cap è fissato in modo che, una volta raggiunto, si hanno a disposizione tutte le skill disponibili. Per i puristi del genere è quasi sicuramente una nota negativa ma, come spiegato prima, gli sviluppatori hanno voluto spingere fortemente sulle strategie e sulla varietà. In ogni caso, nel momento in cui si decide di inserire tali meccaniche più action, è necessario dare un maggiore spessore e non renderle frustranti nei casi peggiori.

Parlando dell’aspetto RPG non manca di certo la possibilità di raccogliere oggetti (utili per diversi scopi) e il potenziamento di armi e armature. Il crafting necessita, sin dai primi momenti, di un attento studio. Aloy non ha una capacità di inventario infinita e, date le piccole dimensioni dello stesso, agli inizi dell’avventura, capita molto spesso di dover rinunciare a qualcosa per far spazio ai frammenti di metallo e ai bastoni di legno per costruire le frecce. Per molti questo è un limite ma, analizzando più a fondo la questione, tutto è stato studiato per migliorare le proprie capacità di gioco. 

Per farvi un esempio, sicuramente non è necessario caricarsi di materiali utili alla costruzione se si usano le frecce sapientemente e, ancora più importante, si può prediligere l’espansione della faretra rispetto allo stesso inventario. 

Le scelte inoltre non mancano e non è presente esclusivamente l’arco come arma d’attacco. Procedendo con l’avventura, è possibile sbloccare diversi attrezzi come fionde, lancia corde o lancia trappole. Da questo punto di vista si notano diverse meccaniche da gioco di ruolo. 

Come accennato precedentemente, le frecce possono avere elementi diversi, ma questi non sono limitati solamente a loro. A partire dalle fionde, fino alle trappole, Fuoco, Ghiaccio e Fulmine possono essere utilizzati in maniera differente, naturalmente è necessario sapere prima, attraverso il Focus, quale elemento è il più adatto in base alle debolezze del nemico. Sono presenti inoltre trappole esplosive e corruttive. La Corruzione è un elemento caratteristico di Horizon: Zero Dawn e ha lo scopo di “convertire” il nemico verso le proprie fila per un tempo limitato. Questo aspetto può naturalmente aumentare di pari passo con l’abilità dedicata. Questo non solo crea un vantaggio in battaglia, date le diverse funzioni delle macchine, permette di trasformarle in un mezzo di trasporto molto utile. Dal punto di vista puramente del gameplay, le strade aperte grazie a questa abilità sono tante ma, cosa più importante, possono essere espanse ancora di più con la lancia attraverso  l’abilità Override (sostanzialmente una “Corruzione a lungo termine). Consite nell’hackerare le macchine per renderle mansuete verso i propri confronti. Può sembrare la stessa funzione delle frecce ma, con l’Override si va a colpo sicuro qualora si sia sbloccato il file corrispondente per ogni macchina. Le frecce-corruzione non hanno la stessa efficacia su ogni nemico, e si rischia, in caso di fallimento, di ritrovarsi accerchiati. 

Come spiegato prima, le possibilità in termini di battaglia e varietà sono tante, è possibile attraversare campi senza essere avvistati per via del combattimento tra il branco e così via. Per aumentare il numero di macchine hackerabili, è necessario superare i Calderoni, in sostanza fabbriche dove sono presenti i file di specifici “robot” ma… non di tutti: questo per non dare troppo vantaggio sin dall’inizio. 

Continuando il discorso in termini di gioco di ruolo, non bisogna dimenticare che il titolo è un Open-World, questo però non implica il crafting solamente per costruire le frecce o giù di lì. Gli spostamenti nell’ampia zona di gioco avvengono normalmente a piedi o con l’utilizzo di alcune macchine ma, anche in questo gioco, sono presenti gli spostamenti veloci attraverso i falò. Tali “hub” sono anche utili per poter effettuare i salvataggi di gioco ma, naturalmente, prima di essere usati è necessario visitarli. 

Come in ogni RPG che si rispetti, sono presenti i mercanti con in vendita, risorse, armi, armature e casse contenenti vari oggetti. Per tale motivo, non è sufficiente raccogliere esclusivamente i frammenti di metallo ma, anche le varie componenti che rilasciano le macchine una volta distrutte, diventano una preziosa fonte di scambio (o di crafting). 

Riallacciandoci un attimo al discorso della cultura del mondo creato da Guerrilla, infatti, non si ottiene un “servizio” in cambio del vile denaro, ma entra in gioco una sorta di forma di baratto, come si è sempre fatto fino a tantissimi anni fa. Naturalmente in vendita, o comunque tramite le stesse modalità indicate prima, è possibile ottenere i vari potenziamenti per armi e abiti. Questi non si evolvono nel vero senso della parola ma, attraverso l’utilizzo di Bobine. Le Bobine sono in pratica una forma di upgrade. Sono presenti veramente tanti potenziamenti che aumentano di una certa percentuale il valore indicato di una determinata skill. Anche in questo caso, entra comunque in gioco un fattore importante: inizialmente, una volta utilizzata, una Bobina non può essere recuperata, pertanto, qualora si decidesse di installarne una migliore o diversa, si perde la precedente. 

Un altro oggetto molto importante che si trova praticamente ovunque nella mappa è l’erba medica. Le abilità da “survivor” di Aloy, permettono alla ragazza di non avere l’esigenza di utilizzare unicamente delle pozioni per curare le ferite. Attraverso una semplice barra verde posta sotto quella degli HP, è possibile controllare il livello della borsa medica e utilizzare, appunto, le erbe per la cura. In questo senso però, pur essendo una trovata semplice ma efficace, sarebbe stato interessante, data la natura selvaggia del gioco, inserire una gestione della salute di Aloy più profonda. Un esempio potrebbe essere una ferita da curare in un certo modo, magari utilizzando delle bende o altro ancora. Un altro elemento che non fa la comparsa è la stamina: Aloy può sprintare all’infinito, con una conseguente perdita di realismo. 

La bellezza degli anni 3000

Uno dei punti forti del titolo risiede sicuramente nel comparto tecnico che, grazie all’utilizzo del Decima Engine, si pone a livelli molto alti. Tuttavia, non mancano di certo alcuni fattori che leggermente al di sotto un gioco di tale importanza. 

Dal lato artistico, Horizon: Zero Dawn si presenta veramente maestoso, con una buona combinazione di colori, effetti di luce ben calibrati e design molto curato. Più di una volta capita di restare a bocca aperta di fronte ai tramonti o alla luce della luna. Da questo punto di vista, il titolo è promosso a pieni voti e si piazza tra i migliori Open-World sulla piazza, se non il migliore. Fortunatamente, il framerate si dimostra veramente solido e, le poche volte in cui si notano dei cali, sono esclusivamente dopo i caricamenti dei falò. Questi ultimi sono veramente lunghi, segno che il mondo di gioco da processare è veramente vasto. 

Da segnalare anche qualche compenetrazione durante i momenti più concitati nel combattimento corpo a corpo e nell’Override, anche se, in quest’ultimo caso si tratta di qualche episodio sporadico. 

Purtroppo, come già accennato, sono presenti alcuni elementi che non sono all’altezza del resto. Per quanto non sia stata fatta completamente male, la modellazione dell’acqua la fa sembrare quasi olio e, la sua stessa fisica non rende giustizia alla realtà. 

Un altro problema riscontrato, è quello relativo all’effetto pop-up. Purtroppo in alcuni casi, degli elementi sono afflitti dalle apparizioni improvvise, complice anche il fatto che il campo visivo è veramente ampio. Da questo punto di vista ci sarebbe piaciuto vedere un lavoro più certosino da parte degli sviluppatori ma, allo stesso tempo pensare all’immensità della mappa fa capire che di certo non si sia trattato di un compito semplice. 

Per quel concerne il design di personaggi e ambientazione, Horizon: Zero Dawn merita veramente tanti complimenti. Aloy e i vari personaggi sono riprodotti in maniera veramente ottima, addirittura è possibile vedere i pori della pelle della protagonista. Anche i personaggi secondari e i diversi villaggi hanno ricevuto lo stesso trattamento, sicuramente un punto a favore dell’opera. Le ambientazioni in generale comunque sono veramente spettacolari, inoltre il variare della scenografia, da una più arida a una innevata, mostra delle zone miste, quindi non una transizione netta. 

Da lodare anche i diversi fenomeni atmosferici quali acquazzoni, tempeste di sabbia e tormente di neve che, sono riprodotti in maniera fedele e influiscono sulla visibilità e, di conseguenza, anche sul gameplay. 

Le macchine, come già spiegato precedentemente, rievocano le sembianze di alcuni animali o dinosauri e, pur mantenendo parti meccaniche, il concept delle stesse è ben realizzato. 

Quello dove gli sviluppatori hanno toppato però, è la regia. Durante alcuni dialoghi, i personaggi compiono delle espressioni assurde e guardano nel vuoto. In alcuni casi l’espressioni facciali non rispecchiano esattamente il senso del parlato, mantenendo la medesima fisionomia sia in momenti di arrabbiatura che di calma. Problematica anche la sincronizzazione tra doppiaggio e parlato, decisamente realizzata male. Purtroppo questo è un vero peccato perché risiede nelle voci di ogni lingua e non solo nell’italiano. A tal proposito, è comunque da lodare il lavoro di adattamento del titolo che, per fortuna, è abbastanza in linea con quello originale. Purtroppo, come tanti altri lavori che approdano nello stivale, alcuni doppiatori devono prestare le loro voci a più personaggi.

Collegandoci al reparto sonoro però, è davvero difficile trovare dei punti negativi nell’opera. La colonna sonora si presenta davvero impeccabile, rispecchiando sul serio la cultura e il folklore del mondo di gioco. A partire dalle musiche tribali, fino ai cambi di ritmo durante i combattimenti, Guerrilla Games ha davvero fatto centro. 

Entrando più nel dettaglio, i vari effetti sonori sono decisamente reali e anche i versi degli animali e delle macchine sono curati molto bene. Un particolare interessante, in questo senso, risiede nei diversi dialoghi che avvengono sulle cime più alte. In queste zone, le voci sono accompagnate dall’effetto eco, risultando di conseguenza anche amplificate, segno che niente è lasciato al caso. 

Le ultime righe della recensione, sono dedicate alla Modalità Foto. Con l’approdo delle nuove console, i giocatori hanno la possibilità di poter immortalare i diversi momenti che desiderano, attraverso gli screenshot. Quest’ultimi però, sono limitati da alcuni fattori quali l’impossibilità di poter mettere il gioco in pausa in determinate situazioni, in inquadrature sbagliate etc. A eliminare tale problema entra in gioco proprio la Modalità Foto. Grazie a questa features, gli amanti dell’estetica possono immortalare qualsiasi momento e modificare l’immagine con varie opzioni. Le più interessanti risiedono nel poter manovrare l’inquadratura a piacimento, inserire diversi effetti e cornici ma, ancora più importante, cambiare l’ora di gioco. Grazie a quest’ultima possibilità, è possibile fermare il tempo, magari durante la notte e fotografare la stessa scena in una situazione diversa della giornata. 

In sintesi:

Horizon: Zero Dawn si presenta come uno degli Open-World migliori di sempre da tanti punti di vista. Gli sviluppatori di Guerrilla Games hanno debuttato nel genere nel migliore dei modi e, sicuramente, l’opera merita di essere promossa a pieni voti. A partire dalla trama e dal comparto tecnico, fino alle meccaniche stealth e agli elementi di esplorazione, il titolo lascia un grosso senso di soddisfazione, senza dimenticare il lato artistico. Nonostante questo, è un peccato trovare dei punti negativi nell’opera che, come spiegato prima, sono dettati anche dall’inesperienza del team. Sicuramente sotto alcuni aspetti si sarebbe potuto fare di più ma, alla fine dei conti, una volta terminato il titolo, rimane un senso di malinconia, un desiderio di un gioco senza fine, il che di certo è uno dei  migliori complimenti che un’opera possa ricevere. Sony dimostra ancora una volta di aver scelto le persone giuste a cui affidare un’esclusiva. Sicuramente merita più di una chance non solo per gli amanti del genere ma da parte di tutti quanti. 

Pregi:

  • Tecnicamente il miglior Open-World in circolazione.
  • Trama coinvolgente ma…
  • Ottime meccaniche stealth ma…
  • Artisticamente bellissimo

Difetti:

  • …regia da rivedere.
  • …limiti nella parte action corpo a corpo.
  • IA ballerina.
  • Elementi RPG limitati.

TRAMA 8,5

GAMEPLAY 9

COMPARTO TECNICO 9,5 (in relazione al fatto che parliamo comunque di un open-world ampio)

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 9

Commenti sulla recensione (3)

Ultimi commenti degli utenti

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Commenti
24-03-2017
Jhonny Cooper

Molto bello, ottimo gameplay (più o meno copiato agli ultimi due Tomb Raider) ottima ambientazione e comparto tecnico, la pecca a mio parere è il personaggio pricnipale poco caratterizzato e la trama non molto entusiasmante, non lasciatevi ingannare dai Dinorobot, se fossero stati solo dinosauri non avrebbero gridato al capolavoro. Comunque un ottimo gioco, voto 9

0
22-03-2017
ozzo

io avevo provato alcune sequenze di gioco... bello è bello... ma ovviamente gli open world devono piacere ... perdersi nelle immensità e vagare all'infinito ... bisogna esserci portati

0
22-03-2017
G-PqV

Lo sto giocando ora, e lo trovo a tratti pesante. Ma io non amo gli open-world. Anche TW3 mi stancò e dovetti staccare per completarlo.

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Messaggio non inserito o troppo corto.
 
 

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Copertina

  • Immagine della copertina del gioco Horizon: Zero Dawn per Playstation 4
  • Data di uscita:
    01-03-2017
  • Categoria:
    giochi di ruolo
  • Disponibilità per:
    PS4
  • Popolarità:
    3.85 %

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Valutazione del gioco 9

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