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Recensione di Tokyo Twilight Ghost Hunters

Recensione scritta e curata da loaldnt per gamestorm.it, inserita il 26-04-2015

Titolo: Tokyo Twilight: Ghost Hunters
Genere: avventura, JGDR
Piattaforma: PlayStation 3
Sviluppatore: Aksys Games
Publisher: NIS America
Data di uscita: 26 marzo 2015

Negli ultimi anni, non lo si può negare, abbiamo assistito ad un notevole incremento delle "visual novel" sbarcate in territorio Occidentale. Parliamo di quei prodotti di nicchia – principalmente giapponesi – che trovano la propria motivazione d'esistere solo ed esclusivamente nella bontà dei dialoghi, nel loro modo di raccontare e, più ampiamente, nella trama in generale. Potrebbero essere in molti a storcere il naso di fronte ad una tipologia di "giochi" che, su molti aspetti, non può neanche essere considerata tale. L'interazione – se non completamente assente – è sempre ridotta ai minimi termini, con un giocatore costretto a sorbirsi tonnellate e tonnellate di chiacchiericci, dall'inizio alla fine, senza alcuna variazione alla regola. Certo, a volte può capitare di dover prendere qualche decisione e far deragliare così il corso della storia su nuovi binari, ma sono casi più unici che rari. Insomma, avete capito: le visual novel sono dei veri e propri "libri" da gustare comodamente seduti davanti ad una TV. L'intenzione di Tokyo Twilight: Ghost Hunter, però, è quella di andare oltre, di lanciare il cuore oltre l'ostacolo e poi tentare di superarlo con un lungo balzo. Volere è potere, diceva qualcuno. Purtroppo, non sempre la forza di volontà basta a consacrare un esperimento poco riuscito. 

Who You're Gonna Call?

Tokyo Twilight si presenta, fin dal primissimo filmato, come la classica produzione giapponese a basso budget, ma comunque visivamente appagante. Il buco lasciato dai costi di sviluppo, palesemente contenuti, è stato perfettamente riempito da una direzione artistica magistrale, disegni degni dei migliori anime ed alcune sequenze indubbiamente d'impatto. Il racconto in sè, senza troppi giri di parole, ci catapulta in una Tokyo del tutto simile a quella già vista in anni e anni di produzioni cartacee, una metropoli che racchiude in un unico guscio realismo e paranormale, e che riesce a creare una peculiare mistura che – per quanto classica – proprio non riesce a passare di moda.

Cos'è la vita? Cos'è la morte? Ma soprattutto, esistono davvero paradiso o inferno? C'è davvero qualcosa dopo la morte o si è davvero costretti a vagare sulla Terra sottoforma di anime senza corpo? Ma soprattutto: esistono i fantasmi? Tokyo Twilight balza continuamente di tematica in tematica; dal comico al drammatico, dall'azione alla love story, ma il perno portante sono sempre loro, quegli spiriti maledetti che ancora non sono riusciti a "passare oltre" e che si ritrovano loro malgrado a scarpinare nel mondo dei vivi senza una meta ben precisa. Il nostro protagonista (senza nome, senza aspetto e, più in generale, senza alcun tipo di carattere) è il nuovo arrivato di un prestigioso liceo; questione di pochi minuti, però, e si ritroverà a fare i conti con un peculiare gruppo di "acchiappafantasmi". Lavorano sotto copertura, odiano i riflettori puntati addosso, liberano il mondo dagli spiriti maligni e così via. Per chiunque se lo stesse chiedendo: sì, i parallelismi con i Ghostbusters sono palesi, e no, non siete stati gli unici a notarli.

Chi troppo vuole...

Anche stavolta, come di consueto per il genere, aspettatevi ore e ore di dialoghi statici, con soli alcuni intermezzi a spezzare il tutto. Tra l'altro, sconsigliamo l'acquisto a chiunque non abbia una buona conoscenza dell'inglese, non essendoci alcuna traduzione nella nostra lingua. Come abbiamo detto ad inizio articolo, però, Tokyo Twilight cerca di distanziarsi nettamente dai suoi concorrenti e prova a proporre qualcosa di leggermente diverso, di più "profondo". Fallendo miseramente, a nostro avviso. Di tanto in tanto, infatti, potrà capitare di dover interagire in prima persona con alcune particolari situazioni; qui entra in gioco la Ruota delle Azioni (nome inventato da noi, certo, ma che si adatta perfettamente alla meccanica in questione), un "doppio disco" dal quale potremmo scegliere due tra dieci opzioni disponibili. Le opzioni sono divise in "emozioni" e "sensi", e una volta unite generano la nostra prossima azione. Azione che, a causa di una mancanza di qualsivoglia tutorial, il 90% delle volte si tradurrà in una sonora figuraccia.

La ruota è infatti tutt'altro che chiara e appare quasi a random, senza alcun preavviso. Passi per le sezioni investigative, in cui potremmo unire – ad esempio – "riflessione" e "olfatto" per annusare un particolare oggetto e trarne qualche conclusione, ma durante i dialoghi si finisce sempre per essere presi in contropiede. Spesso sarebbe stato più facile permettere di rispondere, semplicemente, "sì" o "no", invece di impelagarsi in una scelta d'azioni fin troppo complessa e spesso totalmente fuori luogo. Anche perchè i risultati, il più delle volte, sono davvero incoerenti. Incontrate una ragazza? Vi sta salutando? Allora perchè non scegliere "allegria" e "tatto", magari per porgerle la mano? E invece no. Quando ormai sarà troppo tardi, un simpatico messaggio in-game vi avvertirà di come la nostra scelta sia stata quella di tastarle il davanzale. Alla fine però, dato che non inciderà mai chissà quanto, non possiamo neanche lamentarci troppo. Si può tranquillamente vivere pur sbagliando ogni azione, i binari della trama son quelli e quelli rimarranno; il problema principale, invece, sono le battaglie vere e proprie.

...nulla stringe.

Ebbene sì, avete letto bene. Per quanto possa sembrare assurdo, Tokyo Twilight – ad ogni fantasma incontrato – ci catapulterà in un'apposita arena. L'obiettivo? Liberarci dell'oscura presenza, che vi piaccia o no, con le maniere forti. L'idea di poter interagire più attivamente con i "nemici" del gioco è anche lodevole, ma è proprio la messa in pratica a far acqua da tutte le parti. Ma partiamo dal principio. Le battaglie si presentano con visuale dall'alto e taglio totalmente strategico: i nostri personaggi hanno delle armi, dei livelli di potenza, delle abilità uniche e potranno muoversi sulla griglia spendendo Punti Abilità. Per quanto possa sembrare piuttosto basico, vi assicuriamo come – ancora una volta – la mancanza di un qualunque tutorial non faccia altro che confondere e complicare il tutto più del dovuto. Tra l'altro, la presenza di un tempo limite non aiuta chissà quanto, tant'è vero che persino il primissimo scontro può arrivare a trasformarsi in un incubo, se non si è capaci di decifrare al meglio le arcaiche meccaniche di gioco. Ma persino una volta assimilato il tutto, resta ben poco da salvare. La fortuna, infatti, resterà sempre e perennemente l'unico fattore di riuscita della battaglia, e – almeno in uno strategico – non potrebbe esserci scelta più bestiale di questa. Ogni turno si presenterà come un continuo tira e molla contro il fantasma di turno, un disperato tentativo di "prevedere" i suoi prossimi spostamenti e attaccare non tanto nel punto in cui si trova, ma in quello in cui crediamo che potrà trovarsi al round successivo. Bestiale, dicevamo.

In conclusione...

Ironicamente, Tokyo Twilight sarebbe risultato un acquisto più accattivante se non avesse provato a vagliare territori che – oggettivamente – non gli competevano. È passato dall'essere una visual novel con un ottimo potenziale ad uno strategico di pessima fattura e con vagonate di filmati. L'esempio perfetto di come non sempre quantità sia sinonimo di qualità. Se l'ultimo di ToyBox avesse cercato di essere più umile, senza tentare la via dell'innovazione, ne siamo sicuri, questa sarebbe stata una recensione totalmente diversa. 

Pro

  • Ottimo comparto visivo
  • Dialoghi e personaggi spesso interessanti

Contro

  • Disponibile solo in inglese e giapponese
  • La grande mole di dialoghi potrebbe spaventare i più
  • gameplay strategico da rivedere

VALUTAZIONE COMPLESSIVA: 6

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